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VUOTO ... UNIFICANTE

Alcuni vuoti urbani spesso perdono completamente il loro significato primario. Questo ha comportato una sensibile riduzione della comunicazione sociale.

Lo spazio urbano viene spesso concepito come puro spazio connettivo di funzioni, che annulla quasi completamente la complessità delle relazioni sociali, inducendo la distruzione delle forme locali dell’ abitare nelle città. La città contemporanea è in continua crescita e diviene sempre più difficile combattere l’ipertrofia metropolitana che la caratterizza; cosi che spesso i tentativi di produrre luoghi di scambio e di relazione , hanno portato alla creazione di non luoghi, ovvero spazi privi di identità, relazioni e storia. I vuoti urbani sono diventati perimetri di zonizzazioni incontrollate,luoghi di attraversamento, con un’idea di spazio pubblico museificato che ha assunto valore unicamente in relazione al tessuto di cui è margine sterile e acritico. Oggi l’idea stessa di spazio pubblico è assente nelle conurbazioni periferiche diffuse, oppure è sostituito da concentrazioni specializzate del commercio. Conseguentemente, anche l’identificazione dell’abitante con il proprio spazio di vita si fa sempre più difficile. L’individuo non ha più bisogno di definire la propria identità attraverso lo scambio sociale, ma casualmente si trova parte integrante di flussi di attraversamento indefiniti.


Il vuoto deve essere ripensato e percepito come uno spazio pubblico multifunzionale, come luogo di vita personale in cui trascorrere il proprio tempo, come spazio aggregativo e di crescita della vita sociale collettiva. Ciò risulta possibile attraverso l’inserimento nel tessuto urbano di elementi del paesaggio, quali l’acqua e il verde, capaci di richiamare la dimensione dello stupore, del divertimento, della teatralità e della maraviglia, attraverso l’uso di architetture ludiche che utilizzano il gioco per creare nuove forme di relazione e nuove modalità di costruzione degli spazi complessi della contemporaneità.


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Definizione di vuoto urbanoModifica

Per vuoti urbani s’intendono vaste aree rese disponibili per obsolescenza o cambio di destinazione d’uso, che vengono chiamati indistintamente aree strategiche, periferie interne, grandi vuoti, aree dismesse, derelict land, .. Ma secondo un concetto più consono all’architettura, i vuoti sono le piazze, i parchi, le strade, gli interstizi non edificati o qualunque altro spazio aperto indipendentemente dalla loro scala. Ciò che li identifica è la ricchezza che hanno, in modo più o meno marcato, di valori simbolici, attività o funzioni. Il vuoto urbano può inoltre generare da una condizione di vuoto percettivo, che si verifica per esempio quando la distanza tra due edifici è eccessiva per mantenerli in rapporto diretto.

Maria Pia Belski, con la collaborazione di Giovanni Fonti, Periferia come centro, Apollo e Dioniso, Rozzano, 2001


Vuoto urbano dal punto di vista morfologico, tipologico e funzionaleModifica

I vuoti urbani possono intendersi come “spazi interni” alle città e quindi come “spazi concavi”, la cui comprensione consente di definire una sorta di campo qualitativo le cui proprietà sono definite sia dai propri limiti, sia dagli oggetti che in esso sono inseriti, con un approccio topologico del quale vengono a far parte tutte le più significative stratificazioni morfologiche, non solo nella misura in cui le rispettive tracce sono leggibili nelle moderne configurazioni o strutture. La tipologia offre infatti la possibilità di andare oltre la forma definita per giungere all’essenza spaziale, per cogliere le qualità primarie delle configurazioni.

A.Coboz, Avete visto lo spazio? , in Casabella n° 597/598, gennaio, febbraio, 1993


La piazzaModifica

Costituisce il nucleo stesso della civiltà urbana. Nel Rinascimento la piazza si sovrappone al tessuto urano, determinando ambiti geometrici che individuano un’immagine legata alla “nuova” civiltà. Mentre nei secoli XVIII e XIX il “decoro” e la ricerca dell’immagine tendono a sostituirsi alla funzione e la piazza assume il ruolo scenico di valorizzazione di un edificio laico o religioso, facendo prevalere la rappresentazione della scena urbana del concetto di socialità. Si tende cosi a riproporre la sovrapposizione individuata dalla piazza rinascimentale, accentuandone una spiccata ricerca scenografica, legata a vere e proprie sistemazioni estetiche della città. Nella seconda metà del secolo XIX compare, vicino alla componente estetica, la necessità di dare ordine al movimento dei veicoli che iniziano l’invasione dello spazio urbano. La piazza perde, allora, la sua funzione aggregatrice di vita collettiva per divenire centro e fulcro di direttrici di movimento, prodromo di gran parte dell’architettura del XX secolo. Ogni significato della piazza ha perso di univocità, come una strada, è una delle articolazioni possibili dello spazio pubblico e la ricerca di una vita sociale si trasforma generalmente in qualcosa di molto simile alla piazza-mercato, immagine di un centro di scambi e commercio, un luogo in cui si arriva, si parcheggia facilmente e all’interno del quale ci si muove per fare acquisti, guardare, divertirsi. Accanto a questo modello trovano una loro specificità altri tipi di piazza, come la piazza-giardino, dei quartieri residenziali e la piazza-celebrativa costruita intorno d un monumento o ad una funzione pubblica, ultimo baluardo di una concezione aulico-classica del secolo scorso. Tale argomento è stato trattato dall'architetto e urbanista austriaco Camillo Sitte (Vienna 1843-1903), nel suo libro "L'arte di costruire la città". In esso critica decisamente il dominio dei grandi viali rettilinei, delle grandi piazze pubbliche organizzate principalmente per le esigenze del traffico, e per tentare di strappare da tutti i principali edifici pubblici o religiosi le strutture minori, considerate soffocanti. Sitte propone invece di seguire quello che ritiene l’obiettivo progettuale di chi ha conformato attraverso strade e edifici le città medievali. Egli inoltre rileva la necessità di inserire il progetto urbanistico nella storia della città cui fa riferimento, ritenendo fondamentale il rispetto per la tradizione e le rivalutazione dei luoghi pubblici, in quanto centri nodali della vita comunitaria. Camillo Sitte è e resterà un punto cardine del pensiero moderno della città e un riferimento prima della progettazione.

Mariella Zoppi & Co, Progettare con il verde: manuale di progettazione e dei vuoti urbani, Firenze, 1989

Camillo Sitte, L'arte di costruire la città, a cura di Luigi Dodi, Antonio Vallardi Editore, Milano, 1889

La forma della piazzaModifica

R. Krier nel suo libro "Lo spazio della città" sostiene che con ogni probabilità la piazza è il primo tipo di spazio urbano inventato dall’uomo. Essa deriva dal raggruppamento di case attorno ad uno spazio libero. Questa disposizione consentiva il massimo controllo pubblico sullo spazio interno e costituiva inoltre un buon dispositivo di difesa verso l’esterno, poiché riduceva al minimo la superficie dei fronti da proteggere. Questa forma di raggruppamento attorno ad una corte, cui spesso si sovrappone un contenuto simbolico, fu scelta come tipo edilizio di numerosi luoghi di culto (agorà, foro, chiostro, corte di moschea). Krier fornisce inoltre una sorta di catalogo della forma della piazza, partendo da un -elemento base- e sovrapponendo ad esso i cambiamenti indotti dalla mutazione degli angoli e della lunghezza dei lati, visti separatamente o congiunti. Proseguendo la sua analisi formale, Krier individua le quinte sceniche delle piazze (posizione degli edifici e delle facciate), riferendosi alle aperture, ai portici, all’inserimento del verde, al rapporto fra le architetture antiche e moderne per passare infine alla catalogazione del rapporto fra gli accesi e la piazza. Con l’aiuto di questo abaco, ci si può riferire ad ambiti antichi e moderni di configurazione degli spazi urbani visti come elementi singoli, o come sistemi di vuoto, che possono arrivare ad assumere l’effetto di grandi composizioni.

Le nuove piazzeModifica

Come si è già detto le nuove piazze o le piazze della città nuova sembrano rispondere a tre aspetti funzionali prevalenti, legate al commercio, alla residenza, o all’enfatizzazione di un luogo o di una memoria collettiva.

La piazza-mercatoModifica

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New Orleans, Piazza d'Italia progetto di C. Moore

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New Orleans, Piazza d'Italia prospettiva

Nella città attuale questo ruolo è spesso affidato alla trasformazione funzionale delle piazze ottocentesche, che nate per ornare l’immagine della città o riorganizzare trionfalmente gli spazi pubblici, sono andati via via assommandosi attività legate al commercio e al tempo libero. Interessanti in questo senso gli studi condotti da Bertrand e Listowski di Parigi, di cui riportiamo gli esempi di piazza Maubert e Des Victories. Il commercio avvolge coinvolgendole, la maggior parte delle piazze di più antica formazione; le quali, grazie al loro ruolo centrale nell’ambiente urbano, tendono a diventare elemento catalizzatore dei flussi di movimento e , dunque, a caricarsi di sempre nuove funzioni. Piazza del Duomo a Milano o piazza di Spagna a Roma hanno indubbiamente queste caratteristiche, non diversamente del resto dalla Piazza di Catalunia a Barcellona o dalla Union Square di San Francisco. Tuttavia gli ultimi esempi citati costituiscono un passo evolutivo maggiormente avanzato: con la creazione dei grandi parcheggi sotterranei esse si pongono infatti nella direzione di moderni centri commerciali, cui questo tipo di piazza tende a uniformarsi. Il modello è cioè quello di aree dove il pedone-compratore si muove liberamente, si guarda intorno, si siede, fa acquisti,e “consuma”, avvolto da un’atmosfera rilassante, piacevole e senza pericoli. Uno degli esempi più famosi resta certamente la Piazza d’Italia a New Orleans, nella quale Charles Moore ha cercato di superare l’idea del semplice centro commerciale per definire uno spazio “dove la gente si sentisse stimolata ad andare e che divenisse un’occasione per la vita sociale” a somiglianza delle piazze mediterranee, che la comunità italoamericani voleva appunto riproporre.

La piazza-giardinoModifica

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Foto 13 Levi's Piazza

Questa piazza riveste il ruolo di centro “interno” di un a aggregazione residenziale compresa tra i 1.550 e i 5-8.000 abitanti.E’ un intreccio di funzioni e e simboli: giocare, sedersi, incontrarsi, chiaccherare, fare gli acquisti quotidiani. Compaiono alberi, fiori, tavolini all’aperto, panchine, bancarelle: ogni ambito di caratterizzava in modo autonomo, quasi autodeterminandosi in base alle dimensioni della popolazione servita, alla sia fisionomia sociale e composizione sociale, al cima, alle architetture e alla vegetazione circostante. Formalmente ci possiamo trovare di fronte a connotati assai differenziati: James Stirling per esempio, per Runcorn ripropone il modello degli “square” inglesi, organizzando i blocchi abitativi intorno a spazi pubblici quadrati /giardini o piazze) che variano per grado di chiusura e per gli elementi formali. Al contrario Riccardo Bofill a Saint Quintin Les Yvelines propone una serie di piazze in sequenza, di diverse dimensioni, che non indulgono a nessun elemento “utile” (panchine, fontane, verde o simili), ma anche determinano soltanto suggestive scenografie urbane un po’ metafisiche alla maniera di certi quadri di De Chirico. La contrapposizione tra spazi verdi e e lastricati è in tema ricorrente nelle piazze legate alle residenze, sia pure con formalizzazioni diverse. In piazza de La Palmera a Barcellona i due ambiti si integrano esteticamente invertendo i temi della piantumazione e della superficie libera, mentre nella Levi’s Piazza di San Francisco (foto 13), L. Halprin contrappone superfici morbide e dure, ponendo un grande blocco di pietra a segnarne il limite. E’ infatti una superficie lastricata, quella che lega gli edifici, ma appena fuori del loro contorno si introduce il tema del ruscello che viene svolto fra il prato, i massi e i cespugli.

La piazza-celebrativaModifica

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Da un punto di vista formale la piazza celebrativa è quella che più si avvicina all’idea della piazza dei secoli passati: resta infatti uno spazio atipico generalmente contrapposto al tessuto edilizio circostante, rispetto a cui, in qualche modo, diventa il simbolo e l’elemento catalizzatore. In relazione alla sua identità, essa può esprimere ‘idea di una data comunità o della città stessa o di un personaggio (in questo caso si sovrappone al “monumento” su cui è centrata la composizione), oppure esser completamente ad una funzione pubblica o collettiva: un museo, una stazione o, ancora, essere il prolungamento di un edificio singolo (il caso più noto è quello del Seagrem Building a New York) o di un insieme di edifici (sempre a New York, vanno ricordati il Rockfeller Center e il World Trade Center). La piazza che meglio celebra la città, il potere, l’intera comunità nazionale è forse la Western Plaze di Washington/di Roberto Venturi). Sono presenti tutti gli elementi classici della piazza: il monumento e la grande vasca che fa da contrappunto alla scultura posta sul lato opposto. La correlazione tra i due elementi è assicurata dall’importante disegno della pavimentazione che copre i grande vuoto, senza interromperlo né banalizzarlo. Sempre in relazione allo spirito comunitario sono da leggere le piazze antistanti ai municipi. La chiesa è un atro grande simbolo comunitario e ad essa sono da sempre legati ampi spazi aperti.La Tiffany Plaza, che trae origine da uno spazio antistante una piccola chiesa, si articola in due parti, ambedue indipendenti dal vecchio edificio di culto. La piazza è caratterizzata da una duplice differenziazione degli ambiti: uno aperto e lastricato, l’altro verde e attrezzato per la sosta e il riposo, ambedue raccordati dallo splendido muro-scultura di Luis Barragan. Non poteva a questo punto mancare una piazza della stazione e l’esempio che noi citiamo non poteva essere più lontano dagli squallidi giardinetti o dagli enormi parcheggi, che troppo spesso fanno da cornice alle nostre stazioni ferroviarie.


Le strade pedonaliModifica

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Foto 38 Washington street Mall

La pedonalizzazione delle urbane è stata oggetto fino agli anni ‘60, di un vivace dibattito a seguito delle prime realizzazioni di chiusura a l traffico delle principali arterie cittadine. Si trattava allora, da una parte di rispondere in maniera concreta al sempre maggiore congestionamento del traffico nelle aree centrali, dall’altra di sottrarre all’assalto veicolare gli spazi monumentali più rappresentativi delle città e di proporre un uso pedonale dei centri storici, la cui realizzazione e recupero era il tema di grandi battaglie urbanistiche di quegli anni.La pedonalizzazione sviluppata nel corso del tempo, con impostazioni e metodologie diverse, seconda dei contesti e delle soglie dimensionali della città, è divenuta non solo un fatto disciplinare legato alla cultura urbanistica, ma costituisce un episodio conosciuto di ogni centro urbano. IL tema è ancor oggi di grande attualità, se pur con minori contrasti e soprattutto con finalità diverse, interessando i due obbiettivi fondamentali della gestione e pianificazione urbana di questi anni. Uno relativo alla politica del trasporto urbano, che tende a privilegiare l’uso del mezzo pubblico e a ridimensionare il mezzo privato; l’altro finalizzato al miglioramento della qualità urbana. La pedonalizzazione in alcune città è stata anche l’occasione per rivedere la politica dei piani di sostituzione edilizia, che molte volte hanno sconvolto il tessuto urbano, recuperando brani di città tradizionale. È quanto accade in America. Qui le trasformazioni edilizie, le autostrade urbane, gli assi di scorrimento, i centri commerciali, sono risultati incapaci a produrre un ambiente gradevole. A Boston la nascita di un sistema pedonale ha il significato di riconquista della città per l’uomo contro il predominio dell’automobile e soprattutto di recupero urbanistico di parti ottocentesche o dei primi del novecento, divenute tradizionali del panorama cittadino. Nella Washington street Mall la pedonalizzazione recupera l’aspetto originario della strada differenziando al sede veicolare da quella pedonale e aumentando la superficie dei marciapiedi. L’arredo è curato nei dettagli con lampioni sia in stile che moderni, con panchine, insegne, cabine telefoniche, dissuasori appositamente studiati secondo il tipo di scena urbana voluto. La sistemazione in alcuni tratti di una pensilina realizzata in materiale trasparente serve nello stesso tempo a delimitare lo spazio pedonale e, grazie all’effetto portico prodotto, a riequilibrare la verticalità delle alte cortine edilizie (fig.38).

Mariella Zoppi, Progettare con il verde: manuale di progettazione e dei vuoti urbani, Firenze, 1989

Classificazione delle aree pedonaliModifica

L’area pedonale di cui vogliamo occuparci è uno spazio pubblico interno ala città: strade, piazze, slarghi, vicoli, ecc. riservati esclusivamente ai pedoni. Ci si può riferire sia d un’areadestinata un tempo al traffico veicolare e successivamente resa pedonale, ia d u percosro progettato come tale fin dalla sua origine. Non interessano le strade chiuse al traffico motorizzatoosolo in determinate ore poiché la pedonalizzazione si limita al solo provvedimento disciplinare del traffico lasciando immutato l’ambiente. Le aree pedonali possono essere distinte e classificate;

1. rispetto al contesto circostante; -aree all’interno del tessuto urbano esistente, sia nei centri antichi a carattere storico monumentale, sia nei centri città di non rilevante valor architettonico, ma comunque rappresentativi;

2. rispetto al suolo nella struttura urbana; -aree direzionali dove sono dominanti le attività terziarie sia in zone centrali che esterne alla città, -aree marginali destinate al paesaggio, al tempo libero o interne alle residenze;

3. rispetto al rapporto spaziale fra movimento pedonale e traffico veicolare; -separazione allo stesso livello tra il sistema pedonale, le vie di scorrimento, i parcheggi,; -separazione in verticale: al piano terra le macchine e i parcheggi, a livello superiore i percorsi pedonali posti su una piastra di collegamento fra i diversi elementi del sistema urbano.. E’ una struttura possibile solo negli interventi di nuova costruzione e costituisce il modello delle prime aree pedonali (es. : il centro di Rockfeller a N.Y.). Una variante a tale sistema è quello con la piazza incassata, cioè con la strada a livello superiore e lo spazio pedonale a livello inferiore (esempio recente è il Forum des Halles a Parigi); -separazione in verticale dei diversi sistemi di traffico.

Mariella Zoppi, Progettare con il verde: manuale di progettazione e dei vuoti urbani, Firenze, 1989

La strada come scena urbanaModifica

La città, contemplata da lontano, costituisce una delle tante componenti del paesaggio, presentando una visione unitaria e statica qualunque sia il movimento dell’osservatore, basti pensare ad un borgo arroccato su un colle lungo un’autostrada o un centro storico osservato da un punto panoramico. Viceversa una volta entrati all’interno della paesaggio urbano, grazie alla rete stradale, tale versione unitaria in frantuma in tanti quadri. E’ infatti la strada il mezzo di conoscenza della città e insieme il luogo di rappresentazione, lungo di essa è possibile percepire il costruito, le architetture, l’arredo, e tutta a struttura cittadina da punti di osservazione sempre diversi. La strada è dunque un elemento del paesaggio, sinonimo di movimento, induce il viaggiatore ad andare a vanti, a passare in successione spaziali diverse tali da produrre una visione dinamica della città. Ciò a differenza della piazza che grazie alla dilatazione dello spazio urbano invita alla sosta e alla contemplazione statica, offrendo una visione d’insieme simile da ogni suo punto di osservazione.

Analisi della mobilitàModifica

La chiusura al traffico o comunque la costruzione di un asse riservato esclusivamente ai pedoni, comporta la necessità di un’attenta valutazione dei diversi flussi di traffico esistenti, in mod da individuare le possibilialtrenative. All’interno di tale strategia i mezzo pubblico appare l0’unico capace di garantire l’accessibilità dellìarea a un gran numero di utenti. La realizzazione di aree pedonali centrali nelle grandi città è stata possibile, in mlti casi, solo con la costruzione di un sistema veloce di trasporto pubblico: la metropolitana. Così a Monaco e Lione dove esiste una corrispondenza tra percosro della metropoloitana e aree pedonali. La stessa società di gestione di metro, in Francia, ha contribuito per il 65% al costo dell’opera di pedonalizzazione. Il piano del traffico dovrà ridimensiona re la massimo l’uso de mezzo privato pur individuando appositi parcheggi in adiacenza all’area di attrazione.


EsempiModifica

Municipio VIII - CinecittàModifica

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Prima dei lavori

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Dopo i lavori

L’area posta non lontano dall’incrocio tra via Palmiro Togliatti e via dei Romanisti, si presentava prima dei lavori come un grande vuoto urbano a forma di trapezio di oltre quattro ettari. Il progetto ha riqualificato l’area attraverso la realizzazione di un grande parco urbano e una piazzza che possa diventare il luogo centrale del quartiere. Il progetto definisce i seguenti temi architettonici:

- una piazza di quartiere, pedonale, pavimentata e attrezzata

- un percorso sopraelevato pedonale

- un parco verde tematizzato (giardini odorosi).


Nuova biblioteca comunale a Rosignano MarittimoModifica

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Il progetto prevedeva la trasformazione di un vuoto urbano in una piazza dalla forte connotazione sociale e culturale. Tale piazza, s’inserisce nella preesistenza senza stravolgere l’assetto urbano confrontandosi con gli stabili che la circondano e che la riparano dal forte disturbo causato dall’esistente ferrovia, aprendo nuovi spazi urbani alla città.


Piazza Aldo Moro a SenagoModifica

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Il caso di piazzo Aldo Moro a Senago è un vasto vuoto urbano (circa 40.000 mq), circondato almeno su tre lati, da un’edilizia talmente minuta e frammentata da non essere assolutamente in grado di esprimere e connotare i margini della vasta area in esame. L’analisi del luogo ha evidenziato il bisogno che la piazza diventi elemento unificatore e baricentrico trait d’union, tra il tessuto urbano consolidato posto a nord, ricco di servizi e di infrastrutture e le aree poste a sud, dove oltre alla presenza di impianti sportivi e del cimitero, si prevede il futuro sviluppo urbanistico.

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