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Molto spesso nei viali alberati delle nostre città vi è un inadeguato uso delle specie arboree, che provocano così danni ai beni di pubblica utilità



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I viali alberati, oltre ad avere una funzione estetica, e cioè contribuiscono all'inserimento del nostro stradale nel paesaggio, accentuano l'andamento del tracciato e inquadrano e valorizzano le vedute panoramiche, hanno anche un'importante funzione ecologica: rendono stabili i pendii, contribuiscono al mantenimento dell'equilibrio naturale, costituiscono un insostituibile filtro o schermo per il sole, il vento, la polvere, l'inquinamento e i rumori. La vegetazione quindi gioca un ruolo fondamentale nell'ambito urbano, sfortunatamente però se non si rispettano le regole di progettazione,si possono provocare numerosi disagi e danneggiamenti ai beni di pubblica utilità, oltre che problemi di sicurezza per quanto riguarda l'incolumità del cittadino e problemi recati alle piante stesse. La maggior parte di questi danni all'interno dell'ambito cittadino sono ad esempio la rottura dell'asfalto dei marciapiedi, oppure danni alle fognature, a causa del riempimento dei tindini con i filamenti delle radici, oppure danni alle forrovie, alle strade e agli edifici. Questi problemi sono derivati da varie cause, come ad esempio il non rispetto del principio generale che riguarda lo spazio vitale per gli alberi cittadini, che vengono così, stretti dalla morsa dell'asfalto. Una regola dettata dall'esperienza e dalla buona condotta agronomica recita che una pianta dall'alto fusto richiede "almeno tre metri quadrati di superficie drenante" per crescere in salute e non interferire con il marciapiede circostante. Per molte centinaia di alberi presenti in città questa regola è totalmente ignorata. Queste piante a fatica riescono a stare con il tronco in esigui cerchi di ferro d'ottanta centimetri, e con le radici spaccano l'asfalto del marciapiede circostante. Ma la causa più ricorrente è quella di una mancanza di attenzione nella scelta delle specie utilizzate per le alberature stradali. Alcune delle specie inadatte per la realizzazione delle alberate sono: i "pioppi", perchè sono piante poco longeve e non sopportano le potature che creano ferite nella pianta e ne compromettono la vitalità, in particolar modo il "pioppo cipressino" (Populus nigra var. italica) a volte le radici nella loro ricerca di acqua possono penetrare nelle condutture ostruendole, il "pino domestico" per le complicazioni che provocano le radici e a causa della caduta delle pigne e dei rami, "gli ippocastani" perchè piante molto sensibili all'inquinamento atmosferico e caratterizzate da fragilità del legno, la "quercia rossa" (Quercus rubra) pericolosa per la caduta dei rami, e tutte le "acaie" e "l'eucalipto" a causa della brevità delle radici e della fragilità dei rami. Risulta quindi necessario orientare le scelte su specie che presentano determinati requisiti, quali: resistenza ai diversi inquinanti atmosferici (per esempio all’anidride solforosa: Tilia cordata; ai fluoruri: Acer campestre e platanoides, Quercus robur; all’ozono: Acer saccharinum, Fagus sylvatica, Liriodendron tulipifera, ecc.); capacita di ridurre il rumore, considerato ormai un vero e proprio agente inquinante (Acer pseudoplatanus, Tilia platiphyfillos, Carpinus betulus, ecc.); resistenza alle malattie e rusticità; capacita di ridurre la carica batterica dell’aria (Liquidambar, Chamaecyparis, Pinus silvestris, ecc.); ridotte esigenze di manutenzione; resistenza meccanica agli agenti atmosferici avversi; resistenza alla siccità (Celtis, Cercis, Gleditschia, Cedrus). Considerato che la pianta ideale, che risponda a tutte le esigenze soparaelencate non esiste, si capisce come è fondamentale che le scelte progettuali siano effettuate da un tecnico esperto del verde utilizzando le specie che rispondono quanto più possibile alle esigenze specifiche dell’intervento.




Ogni Comune (e non solo quelli di grandi dimensioni)dovrebbe affiancare al "Piano Urbanistico Comunale" (PUC) un Piano del verde urbano" in cui vi sia un regolamento che specifichi le specie arboree da utilizzare nei viali alberati del proprio contesto cittadino.




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SPECIE ARBOREE NON ADATTE ALLA REALIZZAZIONE DI VIALI ALBERATI IN AMBITO URBANOModifica

Questo è un elenco di alcune specie arboree di cui è sconsigliato l'uso per la creazione di viali alberati, perchè possono recare danni all'assetto stradale, ai beni di pubblica utilità e ai cittadini stessi.


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- Pino domestico (Pinus pinea L.) alto fino a 25-30m è una specie tipica del Mediterraneo settentrionale, poco esigente riguardo al terreno, preferisce quelli sabbiosi e freschi, ma vegeta quasi ovunque con l'eccezione dei terreni troppo calcarei ecompatti o eccessivamente acquitrinosi. E' una specie sconsigliata per le alberature stradali per i problemi recati dalle radici, che fuoriescono in supeficie creando fratture all'asfalto dei marciapiedi, e per la caduta dei rami e delle pigne.


Pioppi 2.jpg
- Pioppo cipressino (Populus nigra L.) alto fino a 30-40m, è una specie particolarmente diffusa nell'Europa centrale e meridionale, nell'Africa settentrionale e nell'Asia occidentale e centrale, cresce bene in terreni freschi, profondi e sciolti. I pioppi non sono consigliati nelle alberature stradali perchè sono piante poco longeve e non sopportano le potature che creano ferite nella pianta e ne compromettono la vitalità, ed in oltre, le radici nella loro ricerca di acqua possono penetrare nelle condutture ostruendole.



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- Quercia rossa (Quercus rubra L.) alto fino a 20-25m, è una specie tipica del versante atlantico del Nord America, dal Canada meridionale alla Virginia fino all'Alabama, predilige suoli silicei possibilmente freschi, profondi, ricchi di acqua ma permeabili, può adattarsi anche a suoli poveri ma mai a suoli calcarei. E' consigliata nelle alberature stradali per la pericolosità dei suoi rami che possono spaccarsi e cadere.



- Eucalipto (Eucalyptus) alberi che arrivano fino a più di 60m, in Italia alti fino a 25m, di eucalipti ci sono molte varietà, sono ditribuiti in una vasta regione dell'Oceano Pacifico meridionale ed equatoriale che comprende l'Oceania e alcune propaggini meridionali dell'Asia, della Nuova Guinea a Timor e fino alle isole della Sonda e alle Filippine, si adattano a diversi terreni in base alla specie. Sono alberi sconsiglaiti per le alberature stradali in quanto hanno delle radici corte e i rami fragili.



- Acacea (Acacia Mill) ci sono circa 1300 specie di Acacia al mondo, originarie dell'Australia, dell'Africa, dell'sud-est Asiatico e dell'America. Le Acacia preferiscono terreni asciutti e ben drenati non calcarei. La specie da noi più conosciuta è l'Acacia dealbata, quella che chiamiamo comunemente mimosa. Queste piante non sono consigliate per l'utilizzo in viali alberati per i problemi causati dalle radici e per la fragilità dei rami. Un' altra Acacia pericolosa per le sue spine è l'Acacia spinosa (Gleditschia triacanthos).



SPECIE ARBOREE ADATTE ALLA REALIZZAZIONE DI VIALI ALBERATI IN AMBITO URBANOModifica

Queste sono alcune delle specie che potrebbero essere utilizzate nelle alberate stradali perchè rispondono a determinati requisiti quali:


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- Resistenza ai diversi inquinanti atmosferici come:

anidride solforosa (Tilia cordata); fluoruri (Acer campestre e platanoides,Quercus robur); ozono (Acer saccharinum, Fagus sylvatica, Liriodendron tulipifera)



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- Capacità di ridurre il rumore (Acer pseudoplatanus, Tilia platiphyfillos, Carpinus betulus)



- Resistenza alle malattie e rusticità, capacità di ridurre la carica batterica dell'area (Liquidambar, Chamaecyparis, Pinus silvestris)



- Ridotte esigenze di manutenzione, resistenza meccanica agli agenti atmosferici avversi, resistenza alla siccità (Celtis australis, Cercis siliquastrum, Cedrus)





LE STRADE ALBERATE TRA CITTA' E TERRITORIOModifica

L'albero che in natura non si trova quasi mai isolato ma in associazione con altri alberi di una specie o più specie e con tutt il sistema delle piante degli strati sottostanti, è stato reso "domestico" dall'uomo che lo ha raccolto dal suo contesto naturale-selvaggio, lo ha riprodotto è coltivato per le sue necessità alimentari, abitative e costruttive. In origine le piantagioni degli alberi sia indigeni che forestieri, secondo primitive classificazioni e remoti rituali, sembra fosse collegato ai percorsi che conducevano ai luoghi sacri e ai templi. Alcune strade della Grecia erano fiancheggiate da ulivi sacri che indicavano le distanze, come fossero colonne militari. A Crotone, nel I sec. a.C. un viale (ambulatio) fiancheggiato da platani e arbusti alloro portava al tempio dedicato ad Afrodite. Le grandi città elleniche conoscevano infatti l'uso delle passeggiate ombreggiate dagli alberi nei pressi dei portici intorno ai loro teatri. Il modello fu ampiamente imitato dai romani. Il Platanus orientalis era era tra gli alberi da ombra quello più utilizzato nelle piazze e nelle pubbliche passeggiate, in Asia Minore, in Grecia ed anche in Italia. Si perse l'uso di questa specie come albero urbano , fino a quando il platano ricomparve nel XIV secolo. L'ordine e l'alliniamento delle piante accompagnavano luoghi sacri e profani: i paradisi persiani e i giardini assiri riunivano un grande numero di specie arboree produttive ed ornamentali, disposte secondo precise secondo precise simmetrie di piantagione. La "simmetria" , cioè "l'ordinata distribuzione degli alberi" era principalmente legata alle tecniche culturali e derivava dalla consolidata conoscenza degli stadi di accrescimento della pianta in rapporto all'aria e alla luce: ogni albero ha infatti bisogno di spazio adeguato intorno a sè per compiere il suo sviluppo, durante il quale gradualmente espande le radici e i rami. Tale simmetria per tanto non poteva essere determinata che in tre maniere, cioè dal piantare alberi od in filari, od a quardo, ossia a scacco, od a quinconce. L tipologia rappresentata dal filare degli alberi inserito in una siepe di sempreverdi è rappresentavita di un metodo già consolidato nel XV sec. Tra gli ultimi anni el sec. XVIII ed i primi del sec. XIX si era molto discusso sulla simmetria e sulla linea retta per i pubblici paesaggi, sui rapporti tra percorsi centrali tra alberi in filare. Per Eduard Andrè l'uniformità delle alberature dal punto di vista della scelta delle specie è una garanzia di armonia e di buona riuscita della chioma, ma egli non esclude le piantate di gurppi irregolari ai bordi delle strade. La ricchezza di esempi che egli riporta suffragata da piante a sezioni dei casi citati, mette in evidenza ancora una volta quanto Parigi e la Francia, siano state importanti in Europa per la creazione delle alberate stradali e per l'estenione del "verde" come sistema urbano. Si eseguivano studi molto precisi per scegliere le specie, studiarne il sistema di piantagione, determinare lo spazio dei candelabres, modificare i modelli degli stessi lampioni, curare i chioschi, le panchine, in una parola gli arredi. La documentazione storica sulla presenza degli alberi lungo le starde, dentro e fuori la città, ci giunge da più vie: dalle fonti storiche, dalle fonti iconografiche, dai documenti d'archivio, dalla trattatistica specializzata, dalle descrizioni letterarie, dalle cronache di viaggio, ecc., messi a confronto con tutti i dati delle analii raccolte sul campo. La storia delle strade alberate comprende anche la storia degli uomini degli animali che le hanno percorse: un tempo vi transitava una popolazione che andava per lo più a piedi o a dorso di mulo, ingoli viandanti, gruppi in procesioni; vi passavano animali, vi transitavano carri e carrozze, viaggiatori, corrieri, soldatesche, drappelli a cavallo... Oggi i vari tipi di pavimentazioni delle strade e il traffico veicolare hanno hanno comportato radicali cambiamenti nell'uso, nella getione delle strade, molte delle quali ono ancora quelle progettate quando storicamente non esistevano i mezzi di comunicazione moderni. Gli alberi per primi hanno pagato il prezzo di quete traformazioni: è mancata in Italia un'adeguata formazione storica, scientifica, paesaggistica e teccnica riguardo al nostro ricco patrimonio vegetale. La tutela e l'uso delle strade alberate rientra nel campo delicato e complesso della difesa dei parchi, del giardini e delle tipologie vegetali urbane e periurbane.

Documento di Sofia Varoli Piazza tratto dal libro "Storia Dell'urbanistica 1996" volume "Le strade alberate", Edizioni Kappa, Roma 1996.

Capitolo da cui è tratto il documento




CONSIDERAZIONI SULL'ECOLOGIA DELLE ALBERATE Modifica

Con il termine alberata si suole indicare una serie si alberi disposti in fila a fiancheggiare una strada, un fiume un tracciato di altra natura in ambiente urbano e extraurbano. l'ecologia delle alberature è da molti anni oggetto di studio da parte dei forestali. Le infortmazioni acquisite in seguito a queste esperienze si sono rivelate di estrema utilità anche per comprendere gli effetti delle alberature ull'ambiente fisico interno alla città. La mitigazione degli estremi termici prodotta dai filari alberati, l'ombreggiamento, la riduzone dell'intensità del rumore e del vento, ecc., sono aspetti oggi conosciuti in maniera approfondita dai forestali, e anche dagli architetti, ai quali è spesso demandato il compito di progettare il verde urbano. E' pochissimo noto, anche ai forestali, il significato ecologico che le alberate urbane ed extraurbane possono avere ai fini della conservazione della biodiversità. I motivi della riduzione e della pardita della biodiversità negli ecosistemi a dominanza forestale sono molteplici, ma una delle cause principali può essere sicuramente riconosciuta nella frammentazione della copertura arborea. Nel passaggio, cioè, da una copertura forestale cntinua o subcontinua ad un arcipelago di isolette boschive. Tel fenomeno si riscontra, in verità, anche in natura e può essere imputato a diversi fattori. Tra i più potenti, ad esempio, vi sono i grandi cambiamenti climatici che determinano il passaggio da fasi forestali a fasi steppiche e viceversa. D'altra parte, i processi naturali di farmmentazione della foresta hanno subito una forte accellerazione durante la transizione neolitica, circa 8000 anni fa, quando ebbe inizio quella che gli autori anglosassoni definiscono la fase della foresta perturbata. Il periodo, cioè, in cui cominciano i randi dissodamenti, l'abbattimento delle foreste per recuperare il legname necessario alle costruzioni, gli incendi forestali volontari, ecc. Da queste considerazioni è nata negli ultimi anni una nuova sensibilità verso i problemi della ricostruzione boschiva e la promozione di internventi di "sutura" dei soprassuoli lacerati e di connesione dei frammenti forestali. In quest'ambito hanno acquistato rilievo le indagini e i progetti sui cosiddetti corridoi biologici, cioè quelle formazioni, naturali o più spesso artificiali, caratterizzate da una geometria fortemente allungata che uniscono cenosi più ampie e all'interno delle quali si realizzano condizioni ecologiche tali da consentire il flusso dei geni ed organismi. Anche le alberate urbane pe periurbane, se progettate secondo criteri opportuni, possono assolvere la funzione di corridoi biologici. Con mirate opere di restoration ecology, la città moderna possa non costruire più un ostacolo all'evoluzione naturale degli ecosistemi, ma tornare ad essere una semplice presenza nel territorio. Il probllema da affrontare, in realtà, è quello degli indirizzi progettuali da seguire per raggiungere tale obbiettivo. Nel caso specifico delle alberate occorre studiare la gamma delle specie e le geometrie più appropriate per far sì che i corridoi biologici urbani e periurbani svolgono un effettivo ruolo di collegamento tra i soprassuoli forestali frazionati. Si tratta di impostare un nuovo filone di ricerca impostato innanzitutto sull'osservazione approfondita dei processi di ricolonizzazione spontanea degli ambienti degradati, e una volta individuate le specie più idonee, perfezionare le tecniche di coltivazione e precisare le distanze e le forme maggiormente adatte a creare il microambiente necessario per favirire il flusso biotico. Nel frattempo però si potrebbe già modificare l'approccio tradizionale alla progettazione del verde urbano e periurbano limitando il più possibile il numero di specie ecotiche e introducendo nei giardini e nei viali gli alberi della folra spontanea dell'area di intervento, badando bene a scegliere non solo le specie, ma anche gli ecotipi della zona.

Documento di Bartolo Schirone, Giovanna Codipietro tratto dal libro "Storia Dell'urbanistica 1996" volume "Le strade alberate", Edizioni Kappa, Roma 1996.

Capitolo da cui è tratto il documento


SCEGLIERE UN VEGETALE DI QUALITA' Modifica

La scelta delle specie deve essere fatta in funzione di caratteristiche oggettive riguardanti il suolo e il clima. In città, il fine è quello di ridurre l'effetto traumatico nelle sostituzioni dei grandi viali alberati con alberi troppo giovani e inoltre limitare il vandalismo. L'attuale tendenza è quella di piantare piante adulte di alto fusto per rinforzare già dal primo anno l'esistenza di un tale intervento e così assicurare il futuro del paesaggio urbano. Questi alberi devono essere piantati secondo certe regole. In un suolo preparato due anni prima, questo implica la scelta della pianta contemporaneamente all'elaborazione del progetto. L'idea può realizzarsi attraverso un contratto di cultura tra il progettista e il vivaio che assicura a entrambi la realizzazione di un impianto di rande valore e di successo. Oggi qualsiasi specie può crescere in qualsiasi clima ma ci sono sempre certe specie che si svilupperanno meglio in un ambiente piuttosto che in un altro. Un albero può rispondere fisiologicamente ad un ambiente con scarsità d'acqua e di materia organica, rallentando la sua crescita al minimo senza deperire diventando bonsai. Le ricerche attuali presso gli orti botanici ed i servizi tecnici sono di grande aiuto per conoscere il comportamento di certe specie in un ambiente particolare. Oggi i vivai propongono nuove specie di arbusti e di alberi per alberature che rappresentano circa il 65% del mercato. Si può disegnare così un'idea del paesaggio urbano di domani. Nuove varietà più resistenti, alberi di alto fusto con i primi rami della chioma a 230 o 250 cm. D'altra parte le ricerche condotte sulla fisiologia urbana degli alberi danno indicazioni anche nella preparazione del personale per la loro manutenzione. Gli alberi vengono seguiti e le informazioni sono memorizzate su computer per realizzare una carta di identità della pianta.

Documento di Eric Guillou tratto dal libro "Storia Dell'urbanistica 1996" volume "Le strade alberate", Edizioni Kappa, Roma 1996.




REGOLAMENTO DEL VERDE PUBBLICO DI PRATO Modifica

In questo documento sono presenti le norme del regolamento inerenti al verde pubblico di Prato, con riferimento alle specie arboree da utilizzare per le opere che riguardano il verde urbano.

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REGOLAMENTO DEL VERDE PUBBLICO DI TORINO Modifica

In questo documento sono presenti le norme del regolamento inerenti al verde pubblico di Torino, con riferimento alle specie arboree da utilizzare per le opere che riguardano il verde urbano.


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DAL REGOLAMENTO VIARIO DI ROMA Modifica

La tutela delle aree verdi e la salvaguardia dell’ambiente è quanto viene sancito dal Comune di Roma il quale, in base al proprio Statuto, “indirizza le scelte urbanistiche alla riqualificazione del tessuto urbano, salvaguardando il paesaggio, le caratteristiche naturali del territorio, l'esigenza pubblica a disporre di sufficienti parchi, giardini e spazi verdi oltre che di aiuole ed alberature stradali ed il patrimonio artistico e monumentale. Protegge e valorizza il territorio agricolo. Tutela gli animali e favorisce le condizioni di coesistenza fra le diverse specie viventi” (Statuto del Comune di Roma, art. 2 – Principi programmatici).

Regolamento viario: Art. VIII.5. Alberature, siepi e piantagioni Nel centro abitato, per i proprietari o aventi diritto dei fondi confinanti con la proprietà stradale, la distanza dal confine stradale da rispettare nel piantare alberi lateralmente alla strada non può essere minore di 3 ml e comunque deve essere Regolamento Viario - Comune di Forte dei Marmi Cap VIII - 23 tale da impedire, in relazione a ciascun tipo di essenza a completamento del ciclo vegetativo, che i rami si protendano sulla proprietà stradale. In caso di alberature di viali e piazze ad opera del Comune, non sono stabilite distanze minime, salvo operare una adeguata manutenzione per assicurare le condizioni necessarie a salvaguardare la sicurezza della circolazione. Nel centro abitato, per la distanza dal confine stradale da rispettare nel piantare lateralmente alla strada siepi vive, anche a carattere stagionale, ai fini della sicurezza della circolazione, non sono stabilite misure minime dal confine stradale.



DISTANZE DI IMPIANTO Modifica

Si consiglia di rispettare per la piantumazione degli alberi le seguenti distanze minime di impianto: - Alberi alti oltre 20 mt= 10 mt (farnia, platani, pioppi, frassini, tigli, ecc.) - Alberi alti tra i 10 e i 20 mt= 6 mt (acero campestre, carpino bianco, ecc.) - Alberi alti fino a 10 mt= 4 mt (cericis, prunus, ecc.) - Alberi con la forma della chioma piramidale o colonnare 4 mt (pioppo cipressino, carpino piramidale, farnia piramidale, ecc.)

Inoltre si consiglia sempre di tenere ben presente le potenzialità di sviluppo futuro dell'apparato radicale e della chioma.



LE INFRASTRUTTURE SOTTERRANEE SONO UN RISCHIO PER LA VEGETAZIONE URBANA? Modifica

Christoph Bennercheide è un ingegnere e dal 1998 studia l'interazione tra le radici e le infrastrutture sotterranee. Presenta la sua attività professionale a Gelsenkirchen, nella regione della Rhur presso IKT-Istituto per le infrastrutture sotterranee (centro di ricerca e consulenza).

La sua proposta:

La vegetazione gioca un ruolo fondamentale nell’ambiente urbano. Sfortunatamente può anche creare problemi causando danni alle infrastrutture come fognature, strade, ferrovie ed edifici. Questi danni sono spesso causati dalla scarsità di spazio. Nel linguaggio di oggi, il termine “albero urbano” è dato a ogni albero che cresce i ambiente urbano. Tuttavia, un albero ha bisogno di alcuni elementi fondamentali per crescere sia che cresca in un luogo selvaggio sia che cresca in ambiente urbano – un fatto questo spesso dimenticato da chi progetta il verde urbano. Le condizioni di crescita in ambiente urbano sono completamente differenti da quelle che si realizzano nell’habitat naturale di crescita degli alberi. Questa è la principale ragione per cui molti alberi piantati in ambiente urbano sono in pessime condizioni. substrato Fornire un nuovo fondo alle radici e creare canali di ventilazione nella terra può migliorare considerevolmente le condizioni di alberi adulti in declino. Il rifacimento del fondo è un modo efficace per stimolare la crescita delle radici e può allungare la vita degli alberi adulti in aree urbane. Uno dei benefici secondari derivanti dalla presenza di alberi più adulti in ambiente urbano viene dalla presenza di chiome più rigogliose. Una massa verde più folta determina aria più pulita nelle città grazie a un maggior sequestro di CO2. A fianco del miglioramento del fondo attorno alle radici degli alberi adulti durante i progetti di trapianto, è anche consigliabile aumentare la zona di penetrazione dell’acqua piovana è ottenendo beneficio sia per gli alberi sia per una miglior gestione degli scarichi della città.



ALBERI A RISCHIO DI SCHIANTO Modifica

Il rapporto uomo-albero, in città, vive condizioni biologiche e agronomiche molto differenti da quelle degli ambiti extra-urbani (aree agricole, riserve naturali, boschi, ecc……).

I condizionamenti artificiali gravanti sul verde urbano creano infatti handicap capaci di accorciare le fasi fisiologiche dell’albero, peggiorandone le condizioni sanitarie e la vitalità vegetativa. [[3]]




ARTICOLI DI GIORNALE Modifica

ALBERI CON RADICI INADATTE AL CENTRO DELLA CITTA': CASSINO
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il lettore segnala: Pasquale P. sottolinea l'inopportunità di avere nel centro di Cassino alberi le cui radici creano disagio e danneggiamenti ai beni di pubblica utilità.

Alberi non adatti a vivere nel centro di una città creano disagi e danneggiamenti ai beni di pubblica utilità. Un problema segnalato da un nostro lettore. Pasquale P. ha inviato una mail corredata da foto sostenendo quanto segue: “L’invasione delle radici. Si nutrono, prolificano, rovinano marciapiedi, spaccano le soglie di marmo di accesso ai negozi di Cassino, riempiono i tombini con il loro filamento, creano danni all’acquedotto, generano costi di manutenzione molto alti, per il comune di Cassino. In particolare alcuni giorni fa, è stato necessario l’intervento di una ruspa che ha sollevato un grosso coperchio di cemento, per facilitare l’accesso di tre operai manutentori che per ore hanno ripulito il tombino da radici e terra. Non conviene tagliare le pianta e magari ripiantare un altro albero che abbia struttura radicea più adatta ai marciapiedi cassinati?”



Bibliografia Modifica

- "Storia dell'urbanistica 1996" capitolo "Le strade alberate" di , Edizione Kappa, Roma 1

- "L'albero bello" di Gaetano Avena, Edizione EdAs, Giuliano di Roma (FR)

- "Botanica forestale" di Romano Gellini e Paolo Grossoni, Edizione CEDAM,

- Documenti didaddici

- Siti internet

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