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Il degrado ecologico della natura del parco urbano è un problema molto rilevante perchè spesso sottovalutato ,
Parco della Caffarella.jpg

difficilmente riscontrato dalla popolazione ,al di là di casi estremi come totali abbandoni di aree verdi. Questo atteggiamento porta a non considerare in maniera adeguata la importantissima funzione ecologica dei parchi urbani, considerando esclusivamente il problema estetico.


In questo ambiente relativamente isolato ma prossimo alla città non sono mancati profondi turbamenti ecologici che vanno dall' assetto stradale ed idrico alla sostituzione di colture arboree ; tali processi furono relativamente lenti fino alla prima espansione urbanistica . In tempi attuali il degrado conobbe un incremento vertiginoso per l'intervento edilizio e per ogni sorta di inquinamento chimico ed organico . L'alterazione di un equilibrio acquisito dal parco urbano nel corso del tempo causa problematiche ecologiche a catena , la scomparsa di una specie vegetale spesso comporta anche la scomparsa di una specie animale e così via . La maggior causa del dissesto ecologico del parco urbano , oltre ai problemi già citati , è , per assurdo l'intervento stesso che si vuole effettuare in maniera però grossolana e senza particolari studi preparatori , infatti nel corso degli anni molti parchi urbani sono stati ripopolati da specie arboree alloctone , che oltre ad essere infestanti e dunque maggiormente competitive per la supremazia sul territorio , rispetto a piante autoctone , hanno portato anche nuove malattie difficilmente controllabili dall' uomo .



I criteri dettati dalla restoring ecology permettono di considerare la funzione ecologica del parco. Prevede la identificazione delle specie focali , la loro salvaguardia e l'eventuale reinserimento qualora deficitarie




orti urbani , corridoio ecologico , criticità specie a rischio , verde urbano , collegamenti tra parchi e verde pubblico , inquinamento ambientale , la salvaguardia delle specie vegetali , tutela della biodiversità



Restoring ecology Modifica

[1]

Si tratta di una sintesi della letteratura relativa al ripristino ecologico. Identificazione di specie focali ( gruppo adeguato di specie diverse per identificare un ambito di esigenze spaziali e funzionali che sia in grado effettivamente di comprendere quelle di tutte le altre specie dell' area da porre sotto intervento ). Successivamente si procede alla distinzione tra specie che si considerano al sicuro e specie che possono essere perdute se non si interviene per conservarle . Si può quindi iniziare a depennare dalla lista le specie "sicure" , purchè si sia certi di questo loro stato e pur sempre pronti a farle rientrare nel caso in cui la loro presenza/assenza venisse successivamente identificata come causa della vulnerabilità di altre specie . Il processo di discriminazione sopra citato dovrebbe , idealmente , esser basato su tendenze di popolazioni risultanti da programmi di monitoraggio pluriennali ; spesso , tuttavia , tali dati non sono disponibili e risulta necessario basarsi su osservazioni aneddotiche e opinioni di esperti . Al tempo stesso , tuttavia , può essere conveniente organizzare e attivare studi ecologici di maggiore dettaglio nel caso in cui ci si debba occupare di determinare le cause di un evidente declino di specie vulnerabili . A questo punto è necessario distinguere quali delle specie vulnerabili richiedono un ripristino dell' habitat e quali invece possono essere messe in condizioni di persistere nella situazione attuale del paesaggio , a condizione di modificare i criteri di gestione di alcuni processi biofisici . Si richiede , cioè , di identificare per ogni specie vulnerabile l'importanza relativa di modelli e processi . Tipicamente , le specie del primo gruppo sono quelle limitate dall'estensione di habitat di tipo agricolo purchè il tipo di gestione si mantenga entro certi limiti . Per una specie del primo gruppo , la limitazione può derivare :

a. da una scarsità di risorse critiche ovvero

b.dall'impossibilità di spostarsi tra frammenti diversi di habitat idoneo o ancora

c.da un' estensione insufficiente di habitat.

Nel caso a , il numero di individui non potrà superare quello consentito dalla quantità di risorse disponibili nel periodo di minima disponibilità ma potrà essere facilmente aumentato agendo selettivamente su tale variabile . Nel caso b , per evitare i problemi derivati dall' effetto-isola , si dovrà evidentemente aumentare la connetività del paesaggio e ciò potrà essere fatto , a seconda della specie , o creando opportuni corridoi ecologici o riducendo il grado di resistenza della matrice . Infine c , le specie limitate da un' insufficiente estensione di habitat sono quelle per cui ciascuono dei frammenti esistenti è semplicemente troppo piccolo anche per ospitare un' unica coppia nidificante o , in caso di specie coloniali , un gruppo funzionale autonomo . In questo caso è evidente che la soluzione al problema dovrebbe essere quella di aumentare l' estensione dei frammenti . A questo punto per iniziare il ripristino vero e proprio , o per lo meno una riabilitazione quando un ripristino completo è impossiblie , ci rifacciamo ai principali punti di un progetto di ripristino dettati da Hobbs e Norton :

1. identificare i processi che degradano gli ecosistemi ;

2. detreminare degli obiettivi realistici e delle misure di successo ;

3. sviluppare dei metodi per raggiungere gli obiettivi ;

4. incorporare questi metodi nella gestione del territorio e nella pianificazione ecologica ;

5. monitorare il successo del progetto di ripristino.

Va ricordato , inoltre , che nei progetti di ecologia del ripristino assumono molta importanza le scale spazio-temporali e il dettaglio con cui viene pianificato l' intervento : vincoli urbanistici o economici , dinamiche ecologiche impreviste , disturbi provenienti dall' esterno potrebbero portare al fallimento del progetto . Occorre dunque :

1. valutare con attenzione le scale spaziali del progetto , in modo tale da minimizzare gli effetti negativi prodotti dai margini o da eventi di dinamica interna ( ad esempio , l'ingresso di essenze infestanti ) ;

2. le dimensioni del progetto devono essere tali da permettere un continuo monitoraggio al fine di eliminare se necessario i disturbi del sistema ( ad esempio , popolazioni animali che distruggano la vegetazione prima che questa riesca a insediarsi stabilmente );

3.per valutare la riuscita del progetto occorre considerare numerosi fattori , e per questo motivo occorre che le dimensioni del progetto non siano eccessivamente ridotte ( ad esempio , può essere interessante considerare tanto la ricolonizzazione vegetale , quanto quella delle comunità di invertebrati di una prateria per verificare l' effettivo successo dell' intervento ) .


Ricostruzione / recupero della pineta a Pinus halepensis nell' isola di LampedusaModifica

Distante più di 200 Km dalle coste siciliane , separata da esse per opera del canale di Sicilia , profondo più di 1.600 m , contro i 128 Km di distanza dalle coste tunisine e i 100 m di massima profondità dei fondali , accomunata all' Africa dalla medesima conformazione geologica e geomorfologica , l' isola di Lampedusa si presenta come un frammento ( ha una superficie pari a 20,2 Kmq ) d' Africa inserito amministrativamente in Italia . L' isola , pur avendo conosciuto fin dall'epoca fenicia la presenza antropica , è rimasta pressochè disabitata fino all' inizio del XIX secolo , quando il governo del regno delle Due Sicilie , considerata l' importanza strategica inviò numerosi coloni , che vi si insediarono stabilmente . Nell' isola , che dalle descrizioni risultava essere in gran parte coperta da una macchia mediterranea evoluta e ricca di specie vegetali e animali , comincia un progressivo disboscamento , che nello spazio di poco più di un secolo riduce l' isola a una landa pre-desertica vegetata esclusivamente da una gariga degradata dominata da Urginea maritima , o da una pseudosteppa in cui primeggia Stipa capensis . La lussureggiante macchia che un tempo era presente su tutta l' isola , con Juniperus phoenica , Ceratonia siliqua , Arbustus unedo , Periploca longifolia , Mirtus communis , Cistus parviflorus etc. viene ridotta a pochi lembi isolati e frammentati . Questo processo raggiunge il culmine nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale , quando è possibile affermare che nell' isola di Lampedusa non esiste più alcun albero autoctono , a parte una decina di esemplari confinate in aree residuali . A partire dagli anni sessanta il servizio forestale della Regione Sicilia ha effettuato un intervento di rimboschimento , che può essere considerato a tutti gli effetti un proto-progetto di restoration ecology ( in quanto non è stato un progetto con le modalità caratteristiche della restoration ecology , ma dati i suoi risultati può essere preso ad esempio ) . Sono state acquisite delle parcelle di terreno , in cui sono state piantati esemplari di Pinus halepensis , curando , anno per anno di aggiungere nuove parcelle contigue alle precedenti . Il risultato è stato che dopo trent' anni si ha una foresta disetanea , nella quale le piante sono state disposte in modo irregolare ( dal momento che per ogni pianta occorre scavare manualmente un alloggiamento che la protegga dal vento , uno dei principali fattori limitanti ) e non a quinconce . Assieme al pino d' Aleppo sono state piantate altre essenze , anche se in percentuale minore : Eucaliptus sspp , Tamaris africana , Acacia sspp , Quercus ilex , Ceratonia siliqua . Attualmente si stanno espiantando le essenze non autoctone , considerato che non hanno dato buoni risultati nel processo di formazione del suolo , mentre hanno dimostrato di essere utili nello svolgere una funzione di protezione dal vento . Per contro si sta cercando di favorire quanto più gli elementi originari dell' isola , favorendo percentualmente il pino d' Aleppo perchè è l' essenza che più contribuisce a formare un microclima meno arido sotto la sua volta e iserendo nelle macchie boscate altre essenze caratteristiche della macchia . Un indice del successo di questo intervento è stato il ritrovamento all' interno della pineta , nel corso di uno studio ( Aa. Vv. 1998 ) di una specie Asparagus albus , precedentemente data per estinta .

Il sistema paesistico dell' Emsher , nel bacino della RuhrModifica

Il bacino della Ruhr rappresenta una delle aree a maggior densità industriale d' Europa . Per anni la visione che si presentava a chi attraversava questa regione è stato un tetro paesaggio in cui si alternavano miniere di carbone , acciaierie e quartieri operai , sovrastati da una perenne cappa di smog e fuliggini . Quando si è reso evidente che un sistema simile non era più sostenibile da parte delle popolazioni che risiedevano nell' area il governo tedesco ha lanciato un grosso progetto , all' interno del quale è stata prevista la completa rinaturazione di vaste porzioni del territorio , e la mitigazione degli impatti nella restante porzione del Bacino del fiume Emsher . Ne risulta un sistema di parchi , che dopo anni di lavoro comincia ad avere una rilevanza naturalistica persino a scala nazionale .

Ripristino delle miniere di bauxite in AustraliaModifica

Lo studio di Majer e Nichols ( 1998 ) risulta essere particolarmente significativo in quanto è un lavoro cominciato circa 14 anni fa . E' possibile quindi leggere i risultati a termine medio-lungo di un progetto di ripristino . La bauxite viene estratta in un' area dominata da foreste di Eucalyptus marginata . Il metodo di estrazione prevede l' abbattimento della foresta , lo scoticamento di 1,5 m di suolo , che viene utilizzato in seguito per gli interventi di riabilitazione e di ripristino , mentre un altro metro di suolo viene asportato . La roccia quindi scavata e asportatafino a una profondità di 4-5 metri . In seguito esaurita la potenzialità mineraria viene riportato in loco il terreno scoticato .

La scelta delle essenze da ripiantare è variata nel tempo ; inizialmente sono state utilizzate dei vivai di Eucalyptus spp. , resistenti all' aridità , senza curare eccessivamente se queste piante fossero o meno autoctone per la regione . Attualmente vengono utilizzate esclusivamente essenze della foresta originaria . Sono variate anche le tecniche di impianto della vegetazione ; inizialmente le essenze venivano piantate direttamente , mentre attualmente vengono semplicemente gettati i semi . Il risultato è che con il secondo metodo si ottiene una maggior divesificazione strutturale e specifica della foresta . Gli autori dello studio hanno compiuto un monitoraggio per verificare gli effetti degli interventi di recupero e per confrontare lo stato delle aree recuperate con un' area dove non è stato fatto alcun intervento di ripristino e con le aree non toccate dall' attività mineraria ( Tab S13.1 )
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E' possibile vedere i diversi effetti ottenuti nelle differenti ipotesi , risulta evidente come nel complesso l' ipotesi di seminare le essenze dia i risultati migliori . Gli autori non si sono però limitati a monitorare la vegetazione , hanno anche condotto uno studio sugli invertebrati , con uno speciale riguardo alla mirmecofauna .

Nella figura S13.2 sono illustarti i risultati di questo lavoro . E' possibile vedere ( figura S13.2a e S13.2b ) che , dopo 15 anni , nella foresta originaria vi sono circa il doppio di specie che nelle zone di intervento e nell' area dove non si è intervenuti . La zona piantata mostra un numero di specie leggermente maggiore rispetto alla zona seminata , ma l' andamento nel tempo dell' area seminata ricalca maggiormente quello della foresta . Infine è interessante osservare la similarità rispetto alla foresta originaria ( figura S13.2c ) e la composizione percentuale dei gruppi di formiche ( figura S13.2d )
Immagine3.jpg



BibliografiaModifica

INGEGNOLI V. (a cura di), 1999. Biodiversità, Estinzione e Conservazione. UTET. SPAGNESI M. & ZAMBOTTI L.

FERRARI C., 2001. Biodiversità. Dall’analisi alla gestione. Zanichelli Ed.PRIMACK R. & CAROTENUTO L.


Link utiliModifica

[2] Restoration ecology in Wikipedia (in inglese)

[3] Fondamenti di restauro ecologico della SER

[4]Modulo di ripristino ecologico ad opera del CNR

[5] Un modello di ripristino ecologico Aalborg-Danimarca

[6] Rivista multimediale sul ripristino ecologico (in inglese)

[7] Selezione di specie focali in paesaggi forestali


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