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SIGNIFICATO

Rete ecologica
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rete ecologica

La rete ecologica viene definita come un sistema interconnesso di habitat, di cui salvaguardare la biodiversità e si basa sulla creazione o il ripristino di "elementi di collegamento" tra aree di elevato valore naturalistico. In questo modo si forma una rete diffusa ed interconnessa di elementi naturali e/o seminaturali. Le aree ad elevato contenuto naturalistico hanno il ruolo di "serbatoi di biodiversità", mentre gli elementi lineari permettono un collegamento fisico tra gli habitat e costituiscono essi stessi habitat disponibili per la fauna, contrastando la frammentazione e i suoi effetti negativi sulla biodiversità.

Gli elementi che formano una rete ecologica sono definiti dall’APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici) come segue:

-aree centrali (core areas): aree ad alta naturalità che sono già, o possono essere, soggette a regime di protezione (parchi o riserve);

-fasce di protezione (buffer zones): zone cuscinetto, o zone di transizione, collocate attorno alle aree ad alta naturalità al fine di garantire l'indispensabile gradualità degli habitat; fasce di connessione (corridoi ecologici): strutture lineari e continue del paesaggio, di varie forme e dimensioni, che connettono tra di loro le aree ad alta naturalità e rappresentano l'elemento chiave delle reti ecologiche poiché consentono la mobilità delle specie e l'interscambio genetico, fenomeno indispensabile al mantenimento della biodiversità;

-aree puntiformi o "sparse" (stepping zones): aree di piccola superficie che, per la loro posizione strategica o per la loro composizione, rappresentano elementi importanti del paesaggio per sostenere specie in transito su un territorio oppure ospitare particolari microambienti in situazioni di habitat critici (es. piccoli stagni in aree agricole).


Nel nostro Paese il tentativo di applicare concretamente il concetto di reti ecologiche al governo del territorio, ovvero il passaggio alla realizzazione pratica di reti ecologiche ha portato i tecnici e gli esperti di pianificazione a calare nella realtà del proprio territorio tale concetto.

Sono nati così diversi modi di intenderela rete ecologica:

• Rete ecologica come sistema interconnesso di habitat;

• Rete ecologica come sistema di parchi e riserve;

• Rete ecologica come sistema di unità di paesaggio fruibile;

• Rete ecologica come scenario ecosistemico polivalente.



Rete ecologica come sistema interconnesso di habitat

La rete ecologica coincide in questo caso con il dominio geografico delle specie animali e vegetali autoctone, ovvero il sistema formato dai luoghi dove tali specie vivono e si riproducono formando popolazioni o metapopolazioni e dagli areali di dispersione che utilizzano per spostarsi alla ricerca di cibo, per esplorare il territorio, per colonizzare nuovi habitat o per altro tipo di flusso migratorio. Esiste dunque una rete ecologica per ogni specie. La conservazione delle reti ecologiche specifiche e in particolare il mantenimento di una certa connettività tra gli habitat di queste specie ha una importanza fondamentale per la conservazione, in quanto evita l'isolamento e il rischio di estinzione locale di singole metapopolazioni. La scala di riferimento della rete ecologica è variabile a seconda della capacità di dispersione delle specie di riferimento. Un’applicazione a scala locale di questo modo di intendere la rete ecologica implica spesso la necessità di considerare il problema dell'interferenza tra le reti lineari antropiche (infrastrutture di trasporto) e le reti ecologiche delle specie considerate, che è la causa di investimenti a carico di molte specie faunistiche. Paradossalmente, quando il patrimonio di conoscenze sulla presenza e dispersione di specie in un dato territorio è limitato, il ritrovamento di animali morti sulle strade può essere l'unico indizio dell'esistenza di flussi di dispersione delle specie in questione.


Rete ecologica come sistema di parchi e riserve

Nelle reti ecologiche come sistema di parchi (o aree tutelate di altro genere), le aree centrali vengono fatte coincidere con i parchi stessi e la rete tra questi viene intesa in senso pianificatorio, come azione coordinata di gestione tesa ad un obiettivo di conservazione e/o all'ottimizzazione della friuzione dei parchi stessi. La Rete Ecologica Natura 2000, concepita nella Direttiva CEE 92/43 (Habitat) e costituita dall’insieme delle Zone Speciali di Conservazione, è un’esempio di “rete gestionale” di biotopi, la salvaguardia e gestione dei quali, attuate con diversi strumenti, sono finalizzate al raggiungimento di un comune obiettivo, o meglio di tre obiettivi specifici: l’incremento della biodiversità a livello comunitario; il raggiungimento dello “stato di conservazione soddisfacente” per un pool di specie/habitat di interesse comunitario; il mantenimento della “coerenza globale” della rete ecologica stessa.


Rete ecologica come sistema di unità di paesaggio fruibile

Nelle reti ecologiche di elementi del paesaggio a scala locale, si fa riferimento alla riconnessione e ricucitura dei frammenti di naturalità e pregio paesistico dispersi nei territori rurali più antropizzati: la realizzazione di una rete ecologica è intesa in senso locale come ricostruzione di quegli elementi seminaturali del paesaggio quali siepi, filari, fasce boscate, macchie di bosco, luoghi della memoria e posti di ristoro che costituiscono i tratti distintivi di un paesaggio rurale tradizionale, al fine di potenziarli e renderli più leggibili, per restituire un'identità territoriale a quei luoghi nei quali l'espansione urbana, in assenza di un criterio pianificatorio affidabile, ha trasformato il territorio in un mero spazio di sfruttamento, a danno della biodiversità e della qualità della vita degli abitanti.


Rete ecologica come scenario ecosistemico polivalente

La rete ecologica come sistema di unità di paesaggio integra e allo stesso tempo si compone degli approcci precedenti. Geometricamente è formata da "gangli" costituiti da matrici ambientali naturali o seminaturali e fasce territoriali di connessione (assimilabili ai corridoi) costituite da agroecosistemi (o aree assimilabili) con caratteri di sostenibilità. Si tratta di un sistema territoriale interconnesso, generalmente a scala di area vasta, nel quale si propone di intervenire per cambiare il modello di sfruttamento del territorio in senso sostenibile, in modo da pervenire ad un riequilibrio dei flussi di energia e materia all'interno degli ecosistemi e ad un recupero di funzionalità ecosistemiche compromesse o a rischio, ovvero ad esempio: processi di autodepurazione, ricarica delle falde, controllo demografico sugli organismi nocivi ed infestanti, aumento della permeabilità del territorio agli spostamenti degli organismi delle biocenosi locali, produzione di ossigeno, assorbimento dell'anidride carbonica, tamponamento dell'erosione del suolo e del rischio idrogeologico, ecc.

I quattro approcci sopra delineati non si escludono a vicenda, anzi possono integrarsi e compenetrarsi: molto spesso nei progetti di realizzazione di reti ecologiche si nota come vengano utilizzati contemporaneamente più modi di intendere le reti stesse, spesso questa diversificazione è dovuta al fatto che nell’ambito di unozione): stesso progetto vengono considerate, contemporaneamente, più scale geografiche oppure più criticità ambientali diverse.


L’importanza delle Reti ecologiche:

L’inserimento del paradigma delle reti ecologiche nella pianificazione territoriale ha una importanza strategica sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista politico, poiché permette di “progettare” in maniera integrata il territorio non trascurando, anzi partendo dagli ambiti di interferenza locale tra i flussi antropici e naturali. In tal modo le Reti Ecologiche rappresentano il luogo della riqualificazione dello spazio naturale nei contesti antropizzati, pertanto, nell’ambito della pianificazione urbanistica locale, hanno direttamente a che fare con problemi quali il consumo di suolo, la frammentazione territoriale, la sostenibilità dello sviluppo insediativo. Avendo come oggetto di tutela la funzione di corridoio ecologico attribuibile agli ecosistemi ripariali, costituiscono un valido strumento per progettare in maniera integrata le attività di tutela e restauro ambientale delle aste fluviali e torrentizie nel territorio regionale, con ricadute immaginabili sul monitoraggio e sulla protezione idrogeologica delle stesse. Avendo come obiettivo quello della salvaguardia della biodiversità e della naturalità dei paesaggi più antropizzati, la realizzazione di reti ecologiche rappresenta l’occasione per promuovere a livello delle amministrazioni locali, in maniera organica, incisiva ed estensiva, quelle buone pratiche di gestione del territorio rurale da anni auspicate a livello normativo ma sinora applicate in maniera discontinua e contraddittoria, con pochi effetti visibili sulla qualità dell’ambiente della vita della popolazione. Nel contempo costituiscono il terreno ideale di integrazione dei vari indirizzi di sviluppo ecosostenibile e si pongono come strumento fondamentale per il rafforzamento della tipicità e dell’identità territoriale, in molti casi sminuita dai processi di degrado in atto. Per la loro natura “trasversale” rivolta alla connessione e all’integrità ecologica del territorio le reti ecologiche rappresentano un ambito ideale per l’integrazione tra i vari aspetti della tutela ambientale, la tutela dell’acqua, dell’aria, degli ecosistemi, della biodiversità. In conclusione si può confermare che la rete ecologica, più che un’entità fisica predefinita o un elemento statico del paesaggio rappresenti un paradigma applicato alla pianificazione del territorio e alla politica di conservazione della natura e incremento della qualità del territorio stesso. In altre parole la rete ecologica è una politica di intervento, che prevede l’individuazione degli elementi residuali delle reti ecologiche esistenti, di quelli da riqualificare e delle misure appropriate per completare il “disegno” della rete ecologica darealizzare, secondo la scala geografica e il modello concettuale adottati. La realizzazione di reti ecologiche è in pratica sinonimo di riqualificazione, anzi, essa può essere pensata come un processo progressivo di riqualificazione che, partendo, dagli ambiti già riqualificati (ad esempio anche le fasce fluviali) si estenda andando a “inglobare” nel reticolo altre aree vicine (altre aree centrali, corridoi o aree di riqualificazione). Le reti ecologiche diventano così uno degli strumenti operativi più importanti per la riduzione della frammentazione territoriale, riconosciuta come una delle principali cause di degrado ecologico degli habitat naturali con la conseguente perdita di biodiversità.



OBIETTIVI

- La definizione di diverse reti ecologiche: una "rete totale" che considera tutti i vertebrati italiani, una rete per ogni gruppo tassonomico (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci) ed una rete per le 149 specie minacciate per il Libro Rosso delle specie minacciate

- L'identificazione del grado di frammentazione e le necessità di ricostruzione delle connessioni tra frammenti di popolazione, con indicazioni, territorialmente riferite, delle azioni di conservazione e di gestione necessarie al mantenimento e al ripristino degli habitat delle diverse specie

- Il confronto tra la rete delle specie minacciate ed il sistema delle aree protette e programmate (Parchi nazionali, Riserve naturali statali, Zone di Protezione Speciale, Siti di interesse comunitario)

- La messa a punto di una metodologia standard di riferimento per lo studio delle reti ecologiche su ambiti e con scale diverse



I VANTAGGI DELLE RETI ECOLOGICHE

La realizzazione di reti ecologiche presenta molteplici vantaggi che partendo da obiettivi di sostenibilità ambientale si ripercuoto positivamente anche sulle attività umane:

-aumenta la libertà di movimento degli animali e quindi l’accesso a nuove risorse

-aumenta della superficie di habitat disponibile per la fauna acquatica e terrestre

-aumenta di nicchie ecologiche per la riproduzione e il nutrimento della fauna

-favorisce la naturale depurazione di acque e suoli (fitodepurazione)

-aumenta la stabilità geomorfologica del territorio

-migliora il paesaggio

-favorisce lo sviluppo di attività produttive ecocompatibili

-favorisce la fruizione ecocompatibile di territori, altrimenti ambientalmente degradati


RIFERIMENTI

Il Progetto "Rete ecologica nazionale: un approccio alla conservazione dei vertebrati"

Il progetto:

Le reti ecologiche sono uno strumento concettuale di estrema importanza per la conservazione della biodiversità e per un uso sostenibile del territorio. Un approccio importante alla conservazione della biodiversità consiste nell'interpretazione delle unità territoriali attraverso la prospettiva ecologica di una specie o di un gruppo di specie e allo stato di conservazione della biodiversità.

La Direzione per la Conservazione della Natura del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio ha affidato al Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo dell'Università di Roma "La Sapienza" il compito di definire operativamente una componente della Rete Ecologica Nazionale che fosse funzionale alla conservazione delle specie di Vertebrati della fauna italiana.

Tale analisi si è concretizzata nel progetto "Rete ecologica nazionale: un approccio alla conservazione dei vertebrati", che contribuisce a rispondere alla necessità di impostare la realizzazione della Rete Ecologica Nazionale a partire da dati concreti, in questo caso relativi alle esigenze biologiche ed ecologiche delle diverse specie di vertebrati.

L'analisi e l'interpretazione critica dei modelli di idoneità ambientale opportunamente validati ha consentito la definizione e la rappresentazione della Rete Ecologica Nazionale per i vertebrati, nonché la verifica della congruità del sistema italiano delle aree protette per la loro conservazione.

In particolare, analizzando la biodiversità presente nelle diverse tipologie di aree protette istituite e proposte è emerso che i Parchi nazionali ed i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) sono le aree che più efficacemente proteggono porzioni di territorio con alta biodiversità, mentre esistono aree ad elevata biodiversità (localizzate generalmente lungo le Alpi e l'Appennino centro-settentrionale in territori pedemontani) che restano escluse dall'attuale sistema di protezione. Tali risultati potranno contribuire al miglioramento della pianificazione in materia di aree protette.

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