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Spesso i parchi includono terreni di proprietà privata. Ciò comporta l'insorgere di conflitti tra le parti in gioco che vogliono tutelare i propri interessi.


Per proprietà privata s’intende una forma privilegiata di appartenenza di un bene a un soggetto,in quanto attribuisce il potere di disporre e godere della cosa in modo pieno ed esclusivo. Il problema sorge quando devono essere tutelati interessi di carattere generale,nel nostro caso il parco, e risulta necessario procedere a espropriazioni o restrizioni delle proprietà private. Ciò comporta inevitabilmete l insorgere di conflitti tra i diversi attori coinvolti, perchè portatori di interessi differenti. Il compito dell’ente parco(proprio per ogni parco regionale,a cui viene affidata la pianificazione e la gestione dei territori del parco), infatti è proprio quello di governare l’insieme delle attività esistenti,fissando vincoli e limiti per lo svolgimento delle attività del parco da parte dei privati. La presenza di lotti privati all’interno di un parco ha determinato un potenziale conflitto di natura economica,molto pericoloso,che ostacola la pianificazione e spesso costituisce una delle cause della sua scarsa efficacia e inoltre può portare ad una “contraddizione” dei confini.


Al fine di non rallentare i processi di pianificazione e di costruzione del parco, risulta necessario trovare un compromesso tra i diversi attori coinvolti.I conflitti d'interesse, dovranno dunque essere risolti attraverso degli accordi presi dalle parti interessate.


Verde urbano, I parchi a Roma, Recinzioni parco urbano, verde privato non accessibile


Indice

Documentazione generaleModifica

Edoardo Salzano, Fondamenti di urbanistica, Editori Laterza 2007

Esempi di parchi che includono terreni di proprietà privataModifica

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Villa Doria PamphiliModifica

Doria Panphili è, con i suoi 180 ettari di superficie, la più grande villa storica romana. Si tratta di un parco che trae le origine dalla tenuta di campagna di una famiglia nobile romana. Nel 1630 Panfilio Pamphili acquistò una vigna con annesso casino.Tale nucleo venne poi ampliato con l’acquisto di nuovi possedimenti.Il complesso che si venne a creare, seguiva lo schema classico della Villa suddivisa in parte urbana e in parte fruttaria. Le difficili condizioni finanziarie in cui si trovò la famiglia Pamphili, già imparentatasi con i Doria, indusse la famiglia a proseguire un programma di riconversione della Villa. Nel 1856 la Villa fu unita alla confinate Villa Corsini e tutto il complesso venne trasformato in una grande azienda agricola. Nel 1939 iniziarono i primi espropri da parte del Comune di Roma e nel 1957 il nucleo originario della Villa fu acquistato dallo Stato Italiano. Oltre 168 ettari furono acquistati dalla municipalità romana; la parte occidentale nel 1965, la restante nel 1971 con apertura al pubblico nel 1972. Rimane proprietà della famiglia Pamphili la cappella funeraria.

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Villa AdaModifica

Villa Ada è il secondo parco pubblico di Roma per grandezza dopo villa Doria -Pamphili.Il parco è collocato nella zona settentrionale della città sulla via Salaria. La storia della villa comincia nel XVII secolo, quando era sede del Collegio Irlandese e tenuta agricola piuttosto che villa urbana.. Pervenuta in proprietà dei principi Pallavicini, fu riorganizzata alla fine del 700 come “giardino di paesaggio”, creandovi piccoli percorsi geometrici e piccole costruzioni (come il Tempio di Flora e il Belvedere). Nel 1872 fu acquistata dai Savoia. Vittorio Emanuele II ne amava il vasto parco ed acquistò altri terreni per ingrandire al tenuta, che fu trasformata in un grandioso parco rustico all’inglese, arricchito da numerose piante ed alberi, con l’inserimento di due laghi,poi prosciugati, di voliere e serre per le piante esotiche. Umberto I invece non amava vivere in campagna; così la villa fu venduta a prezzo di favore, all’amministratore dei bene della famiglia reale, che la intitolò alla moglie Ada. Nel 1904, Vittorio Emanuele III la riacquistò e con il piano del 1931 venne vincolata a parco privato in quanto residenza della famiglia reale (Villa Savoia) fino al 1946. Alla caduta della monarchia, la villa fu oggetto di un lungo contenzioso, a conclusione del quale ci fu una divisione consensuale: una parte rimase propriètà privata dei Savoia ed è stata poi alienata (ed è quelle che conserva ancora -grazie all’abbandono in cui è rimasta- tracciati del giardino settecentesco), mentre la parte verso la via Salaria fu acquistata al pubblico demanio nel 1957. Nel 1987 sono rinati i timori di riedificazione della parte privata, poiché gli eredi di Savoia hanno ceduto la loro parte a privati. Di conseguenza, il comune ha avviato lunghe e complesse procedure per l’esproprio. Nel 1990 al Comune di Roma è stato concesso un contributo di lire 100 miliardi.Su tali somme gravavano gli oneri relativi all’ acquisizione delle aree ancora private del comprensorio di villa Ada ed ai necessari espropri. La villa oggi comprende numerosi edifici di vari natura ed epoca, di proprietà del Demanio dello Stato, di privati (“Villa Reale”, attualmente Ambasciata d’Egitto o la Villa Polissena) e del Comune (che possiede circa l’80% del parco).

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Parco della CaffarellaModifica

Una parte del parco della Caffarella, quello compreso tra via Bitinia,via Centurie e via Macedonia,caratterizzato dalla presenza di casali e proprietà private, che fanno parte dell'ultima procedura di esproprio avviata dal Comune. Allora gran parte dell’area dove oggi sorge il Parco della Caffarella, era proprietà della Fondazione Gerini. Già da tempo l’area era stata oggetto di discussione per la sua trasformazione in parco pubblico, tanto che nel 1972 il Consiglio Comunale deliberò l’esproprio di circa 73 ettari. Obiettivo dell'operazione di esproprio era quello di rendere visitabili al pubblico numerosi monumenti inaccessibili, inglobati in proprietà private, come la chiesa di Sant'Urbano, il sepolcro detto di Annia Regilla; la Torre Ponte, inclusa attualmente in un orto abusivo; la cisterna e la villa romana sotto via Macedonia; i sepolcri dei Calventii e dei Cercenii. La Fondazione Gerini rispose all’istanza di esproprio con una raffica di ricorsi. Dopo aver avuto torto dal Tar del Lazio, ebbe infine partita vinta dal Consiglio di Stato che annullò la delibera per mancanza di Piano Particolareggiato Esecutivo. Seguirono anni di delibere, piani, stanziamenti, ordini del giorno, mozioni e auspici, senza alcun effetto pratico e con il risultato di un ulteriore degrado dell'area trascurata dal Comune ma anche dai proprietari rimasti privi, tra l'altro, degli stessi atti di proprietà dei terreni mai restituiti dall'amministrazione. In seguito la difesa della valle assieme alla creazione del parco dell'Appia Antica, divenne il principale obiettivo contro la speculazione edilizia di questo eccezionale concentrato di archeologia e di patrimonio naturalistico. L'area della Caffarella, tra il 198O e il 1987, divenne una sorta di discarica incontrollata punteggiata dalle baracche degli orticoltori abusivi. Furono allora sequestrati 40 ettari e il Comune venne costretto a ripulire parzialmente la valle, a porre sotto sequestro le baracche e a restituire gli atti di proprietà dei terreni espropriati 15 anni prima. La vicenda si è conclusa nel 2005 con l’esproprio totale dell’area da parte dell’allora sindaco di Roma Walter Veltroni.Tuttavia oggi i 40 ettari di terreni e casali espropriati non sono ancora del tutto pubblici ma non sono neanche dei vecchi proprietari. Le proprietà occupate sono state lasciate in detenzione precaria ai precedenti proprietari in qualità di custodi senza titolo, in attesa della liquidazione dell’indennità di esproprio.A questo si aggiungono inoltre casi di occupazione senza titolo e di usucopione. Quindi una situazione giuridicamente molto complessa.

Percentuali delle aree pubbliche e private all'interno del parcoModifica

Almeno il 95% del territorio del Parco è di proprietà privata, con una forte prevalenza della medio-grande proprietà appartenente alle famiglie della vecchia aristocrazia (40%), seguita dalle società pubbliche e private (25%), da piccole proprietà private (21%) e dagli enti religiosi (10%). Rimane un 5% che costituisce il patrimonio demaniale, grossomodo cosí ripartito: il 2% è del Comune di Roma; un altro 2% appartiene al Demanio storico-artistico dello Stato; il rimanente 1% è del Demanio militare.

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