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TITOLO: Manutenzione Parchi Urbani


La carenza di fondi per colmare le spese di manutenzione, porta a un conseguente degrado delle maggiori aree verdi italiane.


Uno dei problemi principali dei parchi e delle aree verdi del nostro Paese, è il basso livello di manutenzione (del verde e del arredo urbano) con conseguente aumento di degrado e in casi estremi di aree di "pericolo". Il degrado è inteso come alberi malati, cartacce sparse per prati, arredi urbani in condizioni pessime (rotti, imbrattati), a volte utilizzati come case dai senza tetto. Per quanto riguarda invece le aree di pericolo, possiamo prendere in esempio, lo stesso Parco della Caffarella, area molto vasta, ma poco controllata e vissuta. Negli ultimi mesi, sono giunte alle nostre orecchie, tramite media, quali telegiornali, radio e quotidiani, notizie riguardanti numerosi stupri avvenuti in quest'area. Dal mio punto di vista, uno dei problemi principali dell'Italia, per quanto riguarda la salvaguardia delle aree pubbliche, è la sottovalutazione del lavoro del Giardiniere. In molti Paesi, sono presenti corsi di formazione professionale, con tanto di rilascio di attestato di partecipazione, nei quali si apprende l'ARTE del "Pollice Verde". Un esempio è per l'appunto il Giappone. Qui i giardini vengono realizzati con dei principi fondamentali, e allo stesso tempo vengono curati cosicchè vivino il più possibile. Ogni elemento presente nel giardino ha una sua funzione e un suo particolare significato. L'intento è quello di creare un'area, dedita all'immersione nel verde, che rilassi e allo stesso modo incuriosisca chi lo percorre. Se nel nostro Paese, si instaurasse una cultura più o meno simile, si potrebbero manifestare maggiori attenzioni da parte degli enti amministrativi, e di conseguenza si potrebbero ottenere i cosidetti fondi per la salvaguardia delle nostre aree urbane. Sarebbe davvero interessante trovare all'interno di una stessa città, o addirittura all'interno di uno stesso quartiere, parchi molto diversi tra loro. Facendo ciò, il passante avrebbe un motivo in più per fermarsi in un area verde. L'utlilizzo di particolari oggetti per quanto riguarda l'arredo urbano di un'area, costituisce un altro valore fondamentale per la caratterizzazione e la diversificazione dei giardini. Però, il problema è sempre quello, mancanza di fondi, mancanza di manutenzione e conseguente degrado del verde e imbrattamento o distruzione dell'arredo urbano. Una delle nuove tendenze, adoperata come soluzione "principale" in alcune città mondiali, come per esempio Chicago, è quella, di stipulare accordi con società private, che stanziano i fondi per la creazione e manutenzione del verde cittadino.


La soluzione adottata dalla città di Chicago è stata quella di fondare una società privata di valorizzazione della città, capace di perseguire il fine pubblico, con fondi privati. Questa, a mio avviso sarebbe la soluzione migliore per la salvaguardia delle aree urbane italiane.


Verde urbano, Viali alberati, Viali alberati 2, Greenways, Drenaggio Urbano, Ripristino ecologico del parco della Caffarella, La salvaguardia delle specie vegetali, Tutela della biodiversità, Manutenzione del verde pubblico, Sicurezza ed infrastrutture, Inconvenienti dovuti alla coltivazione di Pinus in ambito urbano, Pavimentazioni per parchi, cattiva manutenzione del manto stradale e delle pavimentazioni.







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Cultura giapponese: I corsi che insegnano l'arte del giardinaggio Modifica

Il corso affronta tutte le tematiche, tecniche ed estetiche, che abbracciano l’arte del giardino giapponese, approfondendone i principi fondamentali legati specificatamente alla progettazione e alla conoscenza dei materiali; offre, inoltre, la possibilità agli studenti di applicare concretamente quanto appreso durante le lezioni con un’esperienza diretta. Esso mira a formare persone che, attraverso una cultura interdisciplinare delle componenti che caratterizzano il giardino giapponese, siano in grado di fornire consulenze, progettazioni e realizzazioni sia per progetti legati alla sfera privata, sia per progetti legati alla sfera pubblica. La formazione è orientata a preparare tecnici in grado di elaborare la progettazione, curare la realizzazione e la gestione di impianti a verde orientali. Peculiarità del corso è di far conoscere il processo multi-disciplinare di progettazione di sistemi giapponesi, comprendendone l’organizzazione ed il funzionamento, e di contribuire a valutarne e risolverne i problemi attraverso interventi di trasformazione sostenibili in rapporto ai caratteri insediativi e ambientali del contesto in cui si va ad operare.

http://www.crespibonsai.com/CBStoreB2C/Store/Category.asp?CategoryID=306&PrmName=




The Magnificent Mile... la nascitaModifica

Nel 1996 iniziò l’impegno della Municipalità e di The Magnificent Mile, per il recupero urbano della città, con un primo stanziamento di spesa di 600 milioni di dollari, per dare un volto vivibile alla metropoli di Chicago. Cosa vuol dire? Riprendendo i concetti espressi dal sindaco, Richard M. Daley’s, nel luglio 2001, il senso del progetto è richiamare, dentro il centro della metropoli, il downtown, i bisogni delle persone, evitando di far ricadere sulle periferie la necessità di pace e spazi, indispensabili al vivere quotidiano. Prima il downtown era un’area sporca e poco curata, sede di scorribande notturne di gang. Al contrario di quanto avviene in tutte le metropoli, Chicago, come grande città, secondo questo progetto, va vissuta e riscoperta, fruita e non solo limitatamente alle ore lavorative. Ecco il senso del recupero ambientale. Serve, quindi un impegno di rivisitazione ambientale, architettonica, sociologica ed economica di questo livello, che coinvolga tutti, pur considerando l’amministrazione comunale come riferimento e stimolo. In questo modo, la Municipalità, si riserva l’autorità di indirizzare e accompagnare le diverse iniziative, ma non l’onere finanziario. Il Dipartimento dei trasporti del comune di Chicago è stato incaricato di operare, in prima persona, per questo progetto, contribuendo in idee e concetti, da partner esterno, con la società The Magnificent Mile, che con la massiccia presenza di privati, consente a questo progetto e bisogno della città, di vivere e prendere forma. Un esempio: la Ford automobili ha aperto un’area produttiva nei pressi di Chicago a Sud-Est. Nel decreto di concessione, abbiamo invitato la multinazionale a incrementare la quota di verde pro-capite in quel settore urbano, e ciò è puntualmente avvenuto. Questa possibilità è offerta a chiunque.




Il restyling delle oasi verdiModifica

«Parchi, ci sono fondi solo per la manutenzione»

Pochi soldi per i parchi cittadini. Fino a qualche anno fa, con la vendita delle quote delle ex municipalizzate, un po' di quattrini per il restyling delle oasi verdi saltavano fuori. Ora c' è solo la manutenzione ordinaria. I lavori spiccioli, per capirci. Il verde è rimasto al verde. La lista degli interventi mancati è lunga. C' è il Forlanini, con il suo faraonico progetto di riqualificazione, fermo da otto anni. Oppure il Trotter, un tempo giardino delizia e oggi abbandonato a se stesso. Due esempi per tutti. E poi c' è il tema dell' Expo. «Un nuovo grande parco è il minimo sindacale per una città che nella sua candidatura ha puntato anche sull' ambiente», dice Fabrizio De Pasquale, presidente della Commissione che a Palazzo Marino si occupa di verde: «L' area potrebbe essere quella della zona intorno a Forze Armate adiacente alla caserma Santa Barbara. Parchi abbandonati e verde a rischio. Un esempio: la MM ha fatto richiesta agli uffici del Comune, proprio nei giorni scorsi, di poter spostare i filari di alberi lungo la dorsale che da piazza Risorgimento arriva in viale Argonne. C' è da far posto al cantiere della nuova linea del metrò che collegherà il Policlinico a Linate. Ippocastani di vecchia data, qualcuno piantumato addirittura prima della guerra. L' avanzata del metrò porterà al sacrificio di una ventina di alberi. Dice De Pasquale: «L' azienda deve modificare il progetto di realizzazione. Magari prevedendo più scavi a foro cieco». I lavori partiranno nel 2010, comitati a difesa degli alberi permettendo.

Senesi Andrea

Pagina 2 (17 agosto 2008) - Corriere della Sera
Questo articolo parla del problema che sta affrontando la città di Milano che sarà sede del Expo nel 2015. Il paragrafo sopra riportato da la conferma che le idee ci stanno, ma il problema sta alla radice, cioè l'assenza di fondi per le costruzioni.







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==Assenza di fondi per il "Parco Trotter" di Milano==

Leggendo su internet si trovano una miriade di informazioni riguardante il degrado che sta colpendo il Parco Trotter di Milano. Questo complesso, comprende scuole elementari, materne e corsi di lingua per gli studenti non italiani. Un posto, insomma, di incontro di diverse culture. Inoltre il Parco, è utlilizzato pure da bambini, anziani, genitori che vogliono passare un pomeriggio in tranquillità per staccarsi dal caos cittadino e immergersi nella natura. Il problema anche in questo caso è l'assenza di fondi, infatti ci sarebbero molte idee progettuali, per modificare il parco e per riqualificare le strutture quasi decandenti. A quanto pare, dopo mesi e mesi di attesa, ancora non si è visto un finanziamento per far iniziare il lavori. Questo Parco insomma, è destinato alla decadenza. Sarebbe interessante vedere quando effettivamente si smuoverà qualcosa.




Giardini di Piazza Mazzini: salviamo la fontana!Modifica

Ieri mattina, coi colleghi Assessori Caliste e Del Gobbo, abbiamo svolto un sopralluogo a Piazza Mazzini per organizzare il micro-progetto di riqualificazione dei giardini abbinato al bando del mercatino che si svolge nella Piazza stessa. Dal 2008 alle domande di presentazione sono stati infatti abbinati degli interventi finalizzati al rispirstino del decoro o alla manutenzione del verde della Piazza ospitante ai quali, se si vuole organizzare il mercato, si deve aderire. Un iniziativa partita dal Municipio che rappresenta un modo concreto per ovviare alla mancanza di fondi sulla manutenzione del verde lavorando in collaborazione con i privati e col Servizio Giardini. In particolare l’organizzatore del mercato dovrà:

- ripulire le scritte vandaliche presenti sui marmi dei giardini

- ripristinare i cigli in marmo ( intervento già eseguito )

- ri-sistemare gli scoli/ caditoie dell’acqua

- piantumare nuova aiuole eliminando la vecchia staccionata in legno

Il sopralluogo è stata anche un occasione per rendersi conto dello stato di degrado della fontana centrale, abbandonata a sé stessa e danneggiata gravemente in molti dei marmi e delle sculture ( del Vico, del 1930 ). La situazione è quella intollerabile che vedete nelle foto che seguono e che denuncerò oggi stesso al Sindaco Alemanno, all'Assessore alla Cultura Croppi, all'Assessore all'Ambiente De Lillo, al Ministro Bondi e alla Sovrintendenza Comunale e Statale, chiedendo un intervento di restauro urgentissimo che ponga fine alla situazione di degrado e restituisca il giusto decoro a un patrimonio culturale e ambientale unico per il quartiere Delle Vittorie e per l'intera Città.

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TITOLO: manutenzione urbana
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ANNUNCIAZIONE DEI PROBLEMI:

- non vi è da parte dei cittadini un habitus mentale che accetti di fare dei piccoli sacrifici oggi per avere un mondo migliore domani.


- Carenza di personale qualificato per una giusta manutenzione.


- Non vi sono sufficienti aiuti monetari da parte delle istituzioni per tali attività.


- Insufficiente anche la vigilanza.


SOLUZIONI:

- organizzazione di incontri da parte dei comuni atti alla sensibilizzazione dei cittadini sul tema del “Degrado e Manutenzione”.


- corsi di formazione volti alla crescita professionale di figure tecnico- amministrative interessate a questo tema.


- stanziamento di fondi per il risanamento delle aree verdi e urbane del quartiere.


- incremento della vigilanza nelle aree più degradate con conseguente allontanamento di writers e vandali.


MANUTENZIONE Modifica

La manutenzione rappresenta la combinazione di tutte le tecniche amministrative, incluse le azioni di supervisione, volte a mantenere o a riportare una entità in uno stato in cui possa eseguire la funzione richiesta.

Questa è una attività che va pianificata e progettata tenendo conto che gli aspetti tecnici e ingegneristici devono essere integrati con gli aspetti gestionali, economici e sociali. La manutenzione ha, appunto, l'obiettivo di adeguare e, se possibile, migliorare costantemente i sistemi alle esigenze espresse dai loro utilizzatori, ricorrendo dove necessario alla loro riprogettazione o alla loro sostituzione, quando i sistemi non sono più in grado di svolgere adeguatamente la funzione loro assegnata.

Questo è il primo passo per ridurre lo spreco così diffuso nella nostra società. Lo sviluppo sostenibile sarà possibile solo quando la cultura manutentiva, e tutto quel che ne consegue, diventerà un valore sentito fra tutti i cittadini. In seguito sarà comunque necessario una maggiore vigilanza e manutenzione attraverso un aiuto monetario da parte del comune stesso.

Inoltre la manutenzione non va intesa unicamente come caratteristica fondamentale per il funzionamento di un bene, ma anche come importante leva strategica per raccogliere le sfide del business, è necessaria perciò la formazione di figure professionali adeguate che attualmente sul mercato scarseggiano.


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COS' E' LA MANUTENZIONE?Modifica

Il titolo può sembrare provocatorio, tuttavia, nella sua costante evoluzione, il dominio della manutenzione sembra allargarsi sempre più sino a diventare un insieme vuoto. Nelle azioni quotidiane la manutenzione è spesso confusa o percepita come il suo campo di applicazione. È necessario pertanto distinguere ciò che propriamente fa parte della scienza manutentiva da ciò che è un contributo derivante da altri domini del sapere. Da quando l’OCSE, nel 1963, diede un’originale definizione di manutenzione, molte cose sono cambiate e, almeno fino alla metà degli anni ’80, sono state formulate nuove teorie, oggi non ancora compiutamente applicate.

Sono state elaborate norme italiane, europee ed internazionali che definiscono la terminologia, gli indicatori ed i principali processi della manutenzione. La scienza manutentiva si è trasformata, e da queste esperienze ora è possibile definire con maggiore precisione quell’area del sapere che noi chiamiamo manutenzione.'Apparentemente quest’area è vastissima, al punto che non è più chiaro cosa è manutenzione e cosa non lo è e, nel campo formativo, quali siano i percorsi necessari per l’addestramento dei manutentori. Una parte di essa chiamata ingegneria di manutenzione è un sottoassieme ben circoscritto, diffusamente insegnato nelle università, dove la formazione dei manager e più ancora dei tecnici di manutenzione è ormai una realtà consolidata. L’addestramento dei manutentori (coloro che seguono le azioni manutentive) è invece unanimemente riconosciuto come un aspetto critico che pregiudica la qualità della manutenzione ed i risultati degli interventi.

Le difficoltà di addestramento sono in gran parte dovute ai numerosissimi campi di applicazione della manutenzione, al punto da renderne vago il concetto.

Concetto peraltro non rilevabile nemmeno nei dati ISTAT, che usa un nomenclatore europeo organizzato per settori (ATECO), cioè per i diversi campi di applicazione. Perciò è così difficile avere dati certi sulla dimensione del fenomeno manutenzione.

Puntualizzare e, in qualche caso, ridefinire le convenzioni, i principi e le norme operative sulle quali si basa la manutenzione aiuterà ad identificare un confine più preciso, a meglio specificare cosa è manutenzione e cosa invece le è estraneo, seppur interconnesso. Partiamo, ad esempio, dal cosiddetto “ciclo di guasto”, la tipica azione manutentiva di ripristino al livello di prestazione originario (o quasi) della funzione compromessa di un sistema. La riparazione si intreccia con numerosissimi campi del sapere: dalla meccanica, all’elettronica, dalla scienza dei materiali alla chimica, alla fisica e a molte altre scienze.

I contenuti dell’intervento manutentivo sono peraltro molto simili all’installazione o alla realizzazione di un prototipo, così come accade che la manutenzione debba riprogettare un elemento di un sistema i cui contenuti non sono dissimili dalla progettazione originaria, sia per gli strumenti che per le logiche progettuali utilizzate. Difficile quindi distinguere. In realtà gran parte del processo manutentivo si è svolto “a monte” dell’intervento.

Nella definizione delle politiche di intervento, nel budget e nel piano di manutenzione, e così via, e anche, durante la fase diagnostica, per intercettare eventuali derive prima del guasto o, a guasto avvenuto, per individuarne le cause e pilotare lo svolgimento dell’intervento, nota la prognosi. L’azione di riparazione, è molto più legata al dominio tecnologico di appartenenza del sistema interessato dall’intervento che non ai principi della manutenzione, per questo la differenziazione. Infatti, se osserviamo la manutenzione attraverso la lente dell’azione riparatrice, troveremo un’infinità di specializzazioni e di qualifiche, le quali ancorché riconducibili a poche e normalizzate del tipo: elettricista, elettronico, meccanico, strumentista, ecc., non sono facilmente riconducibili ad un’unica radice manutentiva, che, in effetti, per tali azioni rappresenta piuttosto una sovrastruttura. L’equivoco di confondere la tecnologia adottata con l’area applicativa della manutenzione può portare ad errori molto grossolani.

Ad esempio nella scelta del personale: se devo integrare il gruppo dei manutentori meccanici, spesso cerco un esperto meccanico, senza preoccuparmi che conosca adeguatamente i principi della manutenzione, e questo potrebbe rivelarsi un errore. Altresì potrebbe essere un errore l’opposto, cioè pensare che un esperto meccanico, che sa eseguire perfettamente interventi di manutenzione meccanica,

sia anche un esperto manutentore. Perché? Proprio perché la manutenzione è una sovrastruttura che durante l’intervento di riparazione si manifesta marginalmente.

Manutenzione è tutto quanto è stato fatto prima.

In realtà se prescindiamo dall’azione riparatrice, la quale è legata soprattutto alla tecnologia del sistema interessato dall’intervento, i principi della manutenzione si articolano allo stesso modo in tutti i settori evidenziati. Semmai la differenziazione è legata al tipo di fabbisogno manutentivo generato dai sistemi (domanda di manutenzione), alla loro longevità, alle loro caratteristiche intrinseche i quali determinano diverse alternative (o strategie) di intervento (politiche di manutenzione).

Tutto torna, così, al suo posto. Le convenzioni adottate per definire le basi della manutenzione ed i principi che ne conseguono, hanno un valore generale ed indipendente dal sistema sottostante e dalla tecnologia da esso adottata. Sotto questo aspetto gran parte della scienza manutentiva è definita oggi in quell’area chiamata ingegneria di manutenzione che, non a caso, negli ultimi venti anni si è arricchita di prerogative, di metodologie, di compiti, di aree di interesse.

L’ingegneria di manutenzione si è sviluppata ed articolata perché in realtà è il luogo dove la maggior parte dei concetti di manutenzione trovano una sintesi.

Cos’è quindi la manutenzione? Di quali aree di competenza si compone? Un’area della manutenzione è strettamente legata alla progettazione, i cui elementi fondanti sono l’analisi affidabilistica e/o la revisione dei progetti (RAMS) e la manutenibilità come requisito (non come probabilità). Un’area è legata al cosiddetto progetto della manutenzione, ossia, ai metodi di lavoro, ai piani, alle politiche, alle analisi economiche (ad esempio, il LCC nelle alternative di investimento), al budget tecnico/ economico, e via. Un’area è legata alla gestione manutentiva e al controllo prestazionale del sistema.

Infine un’area è collegata all’organizzazione, con i modelli manageriali e strategici, con i processi e il sistema informativo. Se osserviamo la manutenzione usando il paradigma della piramide di Anthony (1965), al top la manutenzione si confonde sempre più con la sostenibilità, incontrando la tutela dell’ambiente4 (Ferracuti, 1990) e la sicurezza del lavoro e degli impianti. Ma è al centro che troviamo gran parte dell’impianto teorico:

alla teoria dell’affidabilità e della manutenibilità, al controllo delle prestazioni e dei costi,i metodi di indagine sui fabbisogni manutentivi e sulle modalità di guasto, e, soprattutto, la diagnostica tecnica a supporto sia della preventiva, sia della ricerca della cause di avaria. Alla base della piramide ci sono invece le attività operative e gestionali quali ad esempio: la contrattualistica, il global service (inteso come strumento operativo) e il facility management.'Nel corpus disciplinare della manutenzione vi sono tre importanti aree di confine: l’area dell’affidabilità, l’area tecnologica e l’area della diagnostica, che si avvalgono di contributi del tutto esterni, se non estranei, alla manutenzione.

In queste aree buona parte dei concetti provengono e sono sviluppati all’esterno della manutenzione, pur trovando nella manutenzione in qualche caso delle importanti specificità, in altri casi essendo semplicemente collaterali ad essa. Nei paesi anglosassoni, e particolarmente negli Usa, l’area dell’affidabilità è ben distinta dalla manutenzione che è vista soprattutto come mera attività di riparazione e ripristino funzionale dei sistemi (Barringer, 2001-2007). Nell’Europa continentale, la teoria dell’affidabilità, sebbene storicamente nasca in Germania nei primi anni ’40 come disciplina indipendente, la troviamo naturalmente integrata nella manutenzione fin dal primo congresso EFNMS di Wiesbaden nel 1972 (dove fu formulata la nota “curva a vasca da bagno” per descrivere l’andamento del tasso di guasto nei sistemi complessi). A nostro avviso è bene che sia integrata. L’area tecnologica, dove risiedono i processi di montaggio, smontaggio, sostituzione e/o riparazione dei componenti appartenenti ai sistemi, è in gran parte estranea alla manutenzione, ed è in stretta correlazione con la tecnologia del sistema sottostante.

Il meccanico quando revisiona una pompa non svolge operazioni molto diverse da quando l’ha montata per la prima volta, il muratore quando ripara un intonaco non svolge operazioni molto diverse dalla sua prima stesura, se non in taluni materiali impiegati. Un elettricista/elettronico quando sostituisce componenti guasti in un rack, non svolge un’attività molto diversa da quando ha installato questi dispositivi la prima volta. Tant’è vero che molte aziende fornitrici o produttrici dei sistemi in questione, sempre più, tendono ad offrire anche il servizio di manutenzione.

Ciò avviene perché possono riutilizzare gran parte delle risorse impiegate nella fase di montaggio ed installazione del sistema nuovo, con il vantaggio di poterli offrire realizzando margini superiori.

Da sempre poi, nelle industrie, gli addetti alla manutenzione sono impiegati nelle attività di realizzazione di nuovi impianti, che comprendono costruzioni, montaggi, installazioni, piccole attività di progettazione, ecc. D’altro canto, l’intervento di sostituzione di supporti, ruote dentate, cinghie (meccanico) è molto diverso da un intervento di sostituzione dei tubi di una caldaia o di revisione di un bruciatore (termotecnico), dalla riparazione di un PLC o dalla sostituzione di un fine corsa (elettrico/elettronico),al ripristino dell’intonaco di una parete i un tetto pericolante (edilizio), alla riparazione di una pompa di grandi dimensioni o di un reattore (chimico/petrolchimico), alla riparazione di una turbina avio (aeronautico). Infatti i sistemi, macro o micro, indicati fra parentesi possono essere i più disparati. Nelle attività descritte la quota di competenze manutentive è una minima parte rispetto alla quota di competenze legate al sistema sul quale si interviene. E questa tendenza cresce con l’aumentare della complessità dei sistemi e con il passare degli anni.

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