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Un problema ricorrente nella maggiore parte delle realtà urbane,sono la mancanza di isole verdi e di percorsi ciclabili funzionali.


PREMESSA


Nella maggior parte delle zone molto trafficate e caotiche, dove non c'è un ordine della viabilità, sono prive di un'isola verde (dove i pedoni potrebbero sostare o anche facilitare l'attraversamento pedonale), e di percorsi ciclabili che potrebbero facilitare gli spostamenti in città dei ciclisti.


In ambito urbano, la realizzazione di piste ciclabili sicure ed efficaci richiede una attenta progettazione. In particolare, devono essere attentamente valutati i seguenti aspetti:

-Intersezioni: la pista ciclabile si trova al margine della strada, quindi è la prima fascia che si incontra provenendo da un accesso carrabile o da una strada laterale. Gli automobilisti possono essere tentati di invadere la pista ciclabile ed allinearsi con il margine della strada, con il rischio di travolgere i ciclisti in arrivo. La linea di stop deve essere chiaramente arretrata, e dove necessario possono essere piazzati degli specchi per migliorare la visibilità.

-Raccordi: l'ingresso e l'uscita dalla pista ciclabile deve essere facile, e se possibile non imporre un rallentamento.

-Qualità del fondo stradale.

Queste norme non vengono rispettate e quotidianamente rischiano di essere investiti, i cittadini che si muovono utilizzando la bicicletta.

Biciclette da passeggio, da corsa e mountain bike affollano quotidianamente le strade, parchi facendo slalom tra i pedoni e facendo attenzione ai cani randagi, che spesso prendono di mira joggers e ciclisti, mordendo.
Uno slalom che deve fare i conti con la manutenzione pubblica: buche,allagamenti,strade sterrate,segnaletica non presente,dimensioni delle corsie ciclabili non idonee alle norme, pericolose a chi le percorre.
Così quella passeggiata in bicicletta diventa un percorso ad ostacoli che non si può evitare. Inoltre la mancanza di rispetto di alcune persone trasforma i percorsi ciclabili in veri e propri parcheggi abusivi impedendo al ciclista di percorrerli. 


Oggi giorno le piste ciclabili hanno assunto un ruolo importante per quanto riguarda la mobilità urbana. Esiste un’analisi del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio di Università degli Studi di Napoli Federico II sulla mobilità dolce, può essere definita come una particolare forma di mobilità sostenibile che nel rispetto del diritto del singolo individuo a spostarsi, consente di migliorare le condizioni di vivibilità incidendo in particolare su: - inquinamento atmosferico ed acustico; -la congestione generata dal traffico veicolare urbano; -la necessità di migliorare i livelli di sicurezza stradale. La promozione della mobilità pedonale e ciclabile (soft mobility),anche attraverso precise politiche di sostegno e di interventi di riqualificazione dell'ambiente urbano,infatti, scaturisce dalla urgenza di ridurre le emissioni nocive generate dal traffico veicolare urbano. La situazione in Italia si distingue per il ritardo con il quale risponde alla diffusa attenzione verso la promozione della mobilità dolce come stile di vita. Nel report di ricerca sulla "Mobilità sostenibilie in Italia: indagine sulle 50 principali città" (2008)elaborato dal Kyoto club in collaborazione con Euromobility si mette in evidenza sia la disparità interna tra le regioni italiane in tema di promozione e sostegno alla mobilità sostenibile,sia le condizioni di una ancora accentuata dipendenza all'auto ( il tasso di motorizazzione è tra i più alti in Europa: 62 veicoli ogni 100 abitanti)da parte degli italiani anche per spostamenti brevi o legati al tempo libero. Le iniziative si concentrano essenzialmente sulle misure di limitazione del traffico veicolare in città e sulla promozione di iniziative di sensibilizzazione attraverso la promozione delle "Domeniche Ecologiche" o della "Giornata senza auto" durante le quali è possibile da parte della popolazione di riappropriarsi di spazi della città momentaneamente liberati dal traffico veicolare. Non si distinguono allo stato attuale esempi significativi finalizzati alla promozione del traffico lento in maniera permanente se non in quella realtà dove l'uso della bicicletta è legato più ad una tradizione culturale che ad una rinnovata forma di stile di vita urbana. D'altra parte la diffusione degli spostamenti ciclabili è fortemente dipendente dall'assetto orografico che condiziona la realizzazione di percorsi ciclabili facilmente accessibili. Oltre quindi a codizioni che ne limitano la realizzazione, va evidenziato che per quanto concerne la situazione italiana, la promozione di tale modalità di spostamento è affidata all'iniziativa singola sia pubblica che privata, con una prevalenza alla seconda rispetto alla prima. Particolarmente favorita dall'orografia del territorio,la regione Puglia,si distingue nell'ambito del progetto CYRONMED ( Cyclo Ruote Network for the Mediterranean) finanziato con fondi Europei del programma Interreg IIIB Archmed (Arcipelago Mediterraneo). L'obiettivo del progetto, coordinato dall'assessorato trasporti della regione Puglia, è la realizazione di una rete di percorsi ciclabili che mettano in connessione i paesi mediterranei del sud Europa su itinerari di media lunga percorrenza da integrare con i percorsi del progetto europeo EuroVelo e di quello italiano Bicitalia. Anche la Campania è coinvolta nel progetto ma attualmente non dispone ancora di proposte realizzabili. Il recupero delle linee ferroviarie dismesse ai fini della realizzazione di una rete per la mobilità dolce rappresenta uno dei fattori comune a tutte le iniziative europee. La situazione italiana per il momento si limita ad alcuni isolati interventi di recupero di linee ferroviarie dismesse trasformate in piste ciclabili localizzate soprattutto nel nord (Modena-Vigliola;Cortina-Dobbiaco;Rocchette-Asiago)eccezione fatta per la Sicilia dove il collegamento ferroviario Caltagiorne-San Michele di Ganzaria oggi è una pista ciclabile che consente una nuova fruizione del territorio soprattutto per l'utenza turistica. Di particolare interesse è al proposta elaborata dal comune di Palermo nel luglio 2007 nell'ambio del piano strategico per la Mobilità Sostenibile dove le indicazioni relative alla promozione della mobilità dolce in ambito urbano sono riferiti sia ad interventi per la pedonalizzazione di aree urbane del centro storico sia alla realizzazzione di una rete di percorsi ciclabili urbana ed extraurbana.

Le iniziative relative alla costruzione di "reti per la mobilità dolce" non trascurano gli aspetti connessi allo sviluppo di un turismo maggiormente attento agli aspetti ambientali , ma necessitano anche di condizioni del contesto politico e amministrativo propenso alla cooperazione per ilmraggiungomento di obiettivi comuni per territori amministrativamente differenti tra di loro.

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ANALISI

Bisogna riportare l’attenzione alla sostenibilità della vita urbana con la realizzazione di importanti iniziative per promuovere una mobilità urbana più alla portata di tutti favorendo l’uso del mezzo pubblico, dell’andare a piedi e in bicicletta. Oltre ad una serie di percorsi ciclabili e alla creazione di ampie zone pedonali si è possibile realizzare una serie di strumenti ed iniziative per favorire l’uso della bicicletta e della pedonalità. Fra questi sono realizzabili: le aree pedonali, cioè zone chiuse al traffico riservate all’esclusivo transito dei pedoni, i percorsi a piedi che collegano punti di interesse della città, e gli itinerarî (a loro volta suddivisi in urbani ed extraurbani) che hanno una valenza più turistica e legata al diporto. E' possibile fare un discorso analogo per chi intende muoversi con la bicicletta. La bicicletta è un mezzo di trasporto che inizia ad avere una certa importanza per la mobilità della città: è una forma alternativa di muoversi per la città; è un mezzo pratico, sano, migliore di altri, diverso, individuale.

In molte città ormai è stato promosso l'uso della bicicletta come mezzo di trasporto abituale, tramite un progetto che prevede la possibilità di noleggiare bicilette a ore o a giorno o a settimana. Andare in bicicletta è un modo divertente, economico ed ecologico per muoversi in libertà e sentirsi in forma, per poter andare dappertutto.


FINALITà

Le finalità ed i criteri da considerare a livello generale di pianificazione e dettagliato di progettazione, nella definizione di un itinerario ciclabile sono: a) favorire e promuovere un elevato grado di mobilità ciclistica e pedonale, alternativa all'uso dei veicoli a motore nelle aree urbane e nei collegamenti con il territorio contermine, che si ritiene possa raggiungersi delle località interessate, con preminente riferimento alla mobilità lavorativa, scolastica e turistica; b) puntare all'attrattività, alla continuità ed alla riconoscibilità dell'itinerario ciclabile, privilegiando i percorsi più brevi, diretti e sicuri secondo i risultati di indagini sull'origine e la destinazione dell'utenza ciclistica; c) valutare la redditività dell'investimento con riferimento all'utenza reale e potenziale ed in relazione all'obiettivo di ridurre il rischio d'incidentalità ed i livelli di inquinamento atmosferico ed acustico; d) verificare l'oggettiva fattibilità ed il reale utilizzo degli itinerari ciclabili da parte dell'utenza, secondo le diverse fasce d'età e le diverse esigenze, per le quali è necessario siano verificate ed ottenute favorevoli condizioni anche plano-altimetriche dei percorsi.

OBIETTIVI

Arrivare ad un'ampia rete urbana con percorsi ben separati dalla strada e protetti (non solo segnalati con la vernice) e larghi come minimo 1,2 metri. Questo è necessario perché spesso i ciclisti non usano le piste ciclabili poiché esse non sembrano sicure

Oltre a questo è possibile realizzare una cintura
verde ciclabile che avvolge tutta l’area.

­ Ampliare, razionalizzare e migliorar la rete di percorsi ciclabili sia di percorsi protetti che segnalati, nonché degli spazî di sosta; ­ Potenziare il trasporto delle biciclette sui mezzi della metropolitana e sui treni regionali; Interessante sarebbe anche fornire La "Cicloguida" è una guida dedicata al cicloturista, ricca di cartine geografiche e di testi, gradevoli da leggere e ricchissimi di curiosità, aneddoti e consigli per ulteriori visite sul territorio.


Un esempio di piste ciclabili alle quali possiamo fare riferimento sono quelle nel Trentino. Un paradiso per gli amanti del cicloturismo. Oltre trecento chilometri di piste ciclabili a disposizione dei cicloturisti, con percorsi in tutte le valli del Trentino, sicuri, ben tenuti e alla portata di tutti. I tracciati sono inoltre dotati in molti punti di bicigrill, wc ed aree di sosta panoramiche. La pista più lunga e più importante è quella che attraversa la Valle dell'Adige partendo da Cadino, al confine con l'Alto Adige, permette di raggiungere le porte del Veneto fino a Borghetto. Sono 82 chilometri con un dislivello di soli 45 metri, mentre in quanto a chilometraggio complessivo la ciclabile della Valsugana risulta la seconda del Trentino con i suoi 47,5 km che da Calceranica portano a Pianello, l’ultimo paese della Valle al confine con Veneto. Queste due ciclabili sono tra l’altro inserite nel percorso internazionale della «Via Claudia Augusta», la via imperiale romana che partiva dal Danubio per concludersi sul mare Adriatico. La più suggestiva è invece la ciclabile della Val di Sole, lunga 34,5 chilometri con un dislivello di 664 metri che da Mostizzolo porta a Cogolo, mentre la più impegnativa è quella delle valli di Fiemme e Fassa, con un dislivello di 545 metri in 24 chilometri, incluso tra Molina di Fiemme e Pozza di Fassa. Le altre ciclabili si trovano in Val Rendena (15 km), Giudicarie Centrali (28,2 km), Giudicarie Inferiori (19 km), Valle del Sarca (19 km), Vallagarina e Alto Garda, da Mori a Torbole (15,5 km) e Valle del Primiero (10,7 km). Un interessante tracciato è la Ciclopista del Sole, che prende il via dal passo del Brennero e raggiunge Napoli, seguendo la dorsale appenninica. Essa passa attraverso le valli alpine giungendo a Bolzano e s'innesta nella pista ciclabile della Valle dell'Adige (www.fiab-onlus.it/cps.htm). E poi, come già detto, ci sono i bicigrill, stazioni di servizio che assicurano ai ciclisti un adeguato ristoro, servizi igienici, spazi ombreggiati per ritemprarsi e per consumare un pasto veloce, riempire le borracce e dissetarsi con una bibita energetica. Vi è anche la possibilità d'acquistare prodotti freschi locali, d'usufruire di servizi, con un minimo d'attrezzatura, per riparazioni d'emergenza. Inoltre si possono comprare pezzi di ricambio, indumenti sportivi nonché cartine e materiale informativo sui tracciati. Attualmente vi sono 2 bicigrill in Trentino. Uno a Novaledo (tra Levico e Borgo Valsugana) ed uno a Nomi (tra Trento e Rovereto). Da provare anche la pista ciclabile della Val Rendena. Si sviluppa per circa 18 chilometri con partenza dal paese di Villa Rendena ed arrivo a Carisolo, dopo Pinzolo, paese posto al bivio tra l'alta Val Rendena e la Val Genova. Il percorso corre lungo il fondovalle, costeggiando il corso del Fiume Sarca - affluente principale del Lago di Garda - e si snoda attraverso i prati ed i 10 paesi della Val Rendena.





Un contributo molto interessante sulla mobilità dolce è quello fornito da Anna Rosa la Rocca dell’Università di Napoli. La mobilità dolce fa riferimento agli spostamenti pedonali, in bicicletta, su pattini a rotelle, con skateboard, con monopattini e rappresenta la principale forma di mobilità sostenibile ad “impatto zero” sull’ambiente. File:Mobilità dolce La Rocca.pdf

Incentivare la mobilità dolce è un dovere degli organi di governo delle città in quanto scaturisce dalla urgenza di ridurre le emissioni nocive generate dal traffico veicolare urbano. Nonostante l’attenzione verso forme di mobilità sostenibili si sia sviluppata già da qualche decennio, è solo di recente che comincia ad affermarsi l’idea di un’offerta di strutture e servizi per la mobilità pedonale e ciclabile in termini di “rete”, anche perché si pensa che l’incremento degli spostamenti pedonali possa generare un aumento anche di altre modalità di spostamento sostenibile, come il maggior utilizzo del trasporto pubblico collettivo.

Particolarmente significativa in materia di mobilità dolce è l’esperienza britannica: alla fine degli anni ’70 l’associazione privata Sustrans ha assunto il ruolo di promotore della mobilità dolce attraverso la riconversione di sentieri, collegamenti ferroviari e stradali in disuso in vie dolci che sul modello delle Greenways americane propongono la fruizione del territorio attraverso percorsi dedicati al traffico lento. 

Particolare menzione va fatta alla città di Parigi che tra le città europee è la più impegnata in una continua attività di riqualificazione degli spazi comuni al fine di renderli maggiormente accessibili a tutte le categorie di utenza permanente e temporanea.

Un caso particolarmente felice di mobilità dolce è quello della città di Istambul in cui lo sviluppo e la riqualificazione della città sono stati guidati dalla trasformazione del sistema trasportistico, che ha rappresentato il vero motore della riqualificazione urbana. La pedonalizzazione delle strade, il ridegno dello spazio urbano fanno parte di una strategia politica che punta sulla realizzazione di strade democratiche cioè accessibili e fruibili a tutti.File:Mobilità dolce 2.pdf


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