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L'uomo ha modificato il paesaggio per le sue esigenze produttive, creando aree di frangia urbana: la loro gestione è una questione di fondamentale importanza, e coinvolge l'Europa intera.




In ambito urbano storia e natura devono fare i conti con degrado ed incuria: una selvaggia urbanizzazione ha relegato i piccoli nuclei di vegetazione spontanea ai margini delle strade, sui versanti inaccessibili ai mezzi meccanici, in piccole vallecole dimenticate e nei siti archeologici sottoposti a vincolo. E' un processo che ha delimitato e isolato quegli ambienti naturali una volta ben più estesi, suddividendo il territorio: frasi come “campagna urbana” oppure “trapunta a chiazze urbanizzate e aree tascabili agricole” sono usate per descrivere i territori immediatamente al di là della città. La tradizionale distinzione tra città e campagna e l’utilizzo di politiche differenziate per l’ambiente urbano e per quello rurale, appaiono inadeguati ad affrontare le tematiche di questa nuova condizione territoriale che necessita, invece, di azioni e strategie integrate e multisettoriali in grado di sviluppare nuove prospettive tutte da sperimentare.La discussione sulle politiche di sviluppo per le aree di margine urbano necessita anche di riconosce il cambiamento intrinseco dell’agricoltura. Al momento che i metodi di produzione sono diventati più intensivi, l’agricoltura è diventata una minaccia crescente per i paesaggi culturali e per l’eredità naturale: si è giunti, infatti, ad uno scarso valore ecologico e faunistico, a differenza di ciò che si può rilevare in presenza di ambienti umidi e frammenti forestali caratterizzati da un alto valore quali- quantitativo in termini di numero di specie rilevate.




L'aspetto dei luoghi è il riflesso dei modi d'uso del suolo; quindi, è necessario mantenere, ove presenti, e ripristinare le attività che hanno determinato i paesaggi; in alcuni casi l'esigenza è quella di ripristinare l'agricoltura. La sfida ai margini delle città non è quella di fermare la crescita urbana, ma di pianificare, disegnare e gestire tali territori in maniera da contribuire ad uno sviluppo sostenibile.


orti urbani, rete ecologica, Greenways, Aree dismesse, Urban design, Verde urbano,


LA CITTÀ IN CAMPAGNAModifica

Si tratta di un file relativo al XII Convegno Internazionale Interdisciplinare Volontà, libertà e necessità nella creazione del mosaico paesistico-culturale, svoltosi in data 25-26 ottobre 2007 presso Cividale del Friuli (UD). File:La città campagna.pdf

LA CITTÀ CONTEMPORANEAModifica

Le nuove forme urbane, variamente definite come città diffusa, nebulosa insediativa, campagna urbanizzata, hanno invaso in maniera pulviscolare lo spazio rurale e zone in precedenza assai meno abitate secondo modelli insediativi lontani dalla città consolidata palesandosi in una fenomenologia urbana che rende sempre più difficile l’uso delle tradizionali chiavi esplicative basate sul rapporto dicotomico tra città e campagna, tra aree urbane e paesaggio. Studi dimostrano come la periurbanizzazione sia un fenomeno che si allarga e occupa sempre nuovi territori, conservando il suo carattere ibrido di città e di campagna, che si riproduce restando sempre uguale a se stesso. Una città diluita che molti autori riconoscono come una nuova forma di urbanizzazione, né città ne campagna ma uno spazio ‘altro’ rispetto a quello propriamente urbano o rurale.

LA NUOVA RURALITÀModifica

La rielaborazione continua della dualità città-campagna è un’interessante chiave esplicativa della lettura dei processi di territorializzazione. In ogni periodo storico la città ha instaurato delle relazioni originali e specifiche con il suo ambiente di riferimento nelle quali, pur nella loro diversificazione, il rapporto urbano rurale trovava un punto di equilibrio. Con la modernizzazione l’opposizione città campagna diventa più forte, non solo perché inizialmente si assiste ad un esodo della popolazione rurale verso le città, ma anche perché si pensa di sanare l’arretratezza del mondo rurale attraverso l’industrializzazione delle aree agricole. Si assiste cioè ad una specializzazione dello spazio rurale che viene sempre più connotato solo come spazio agricolo, perdendo così le funzioni di riproduzione ambientale, sociale e culturale (ruralità agraria). Vengono elaborate delle nuovi immagini dell’ambiente rurale. Si osserva una valorizzazione del rurale non più come spazio di produzione di beni materiali ma come fonte di beni simbolici che alimentano una nuova domanda economica e sociale. Lo spazio urbano e lo spazio rurale vengono visti come pratiche sociali e modelli culturali che si interpenetrano: il mondo rurale non rappresenta più una rottura con l’urbano ma al contrario un elemento che fa riemergere la socialità e le identità rurali.

IL PAESAGGIO COME RAPPRESENTAZIONE SOCIALEModifica

Il paesaggio è al contempo un prodotto e un processo delle società locali, è realtà e sua percezione. E’ dunque costruzione sociale, elemento dinamico e prodotto storico, aperto ad ulteriori trasformazioni, ambiente di vita delle comunità che hanno abitato e abitano i territori. In questo senso oggi si può parlare di ‘nuovi paesaggi periurbani’ come di luoghi riconosciuti dalla popolazione locale che riconosce loro un valore e che attiva pratiche di significazione e di appropriazione dello spazio che rispondono ad una domanda sociale crescente. Nei desideri collettivi lo spazio aperto rurale si sostituisce allo spazio verde al giardino progettato che invece viene inteso come spazio del controllo sociale mentre lo spazio rurale viene percepito in una prospettiva di libertà di fruizione di possibilità di interagire con la natura. Il paesaggio rurale si sostituisce al parco come luogo delle passeggiate e del tempo libero, del relax, tanto che diventa uno stile progettuale dei giardini urbani.

LA MULTIFUNZIONALITÀ: UN NUOVO RAPPORTO TRA AGRICOLTURA E PROGETTOModifica

Un paesaggio la cui comprensione passa attraverso lo studio delle percezioni e delle reti sociali, che creano dei significati condivisi e delle identificazioni collettive ma anche dei conflitti tra gruppi portatori di interessi diversi. L’urbanizzazione della società ha fatto emergere un forte attaccamento al proprio territorio e un nuovo. Esiste una forte domanda di paesaggio che corrisponde ad immagini mentali diversificate. In generale la campagna assume un certo qual modo un valore urbano non in quanto infrastrutturata e assediata dall’insediamento ma come luogo della natura, della solidarietà dove si ricreano i legami sociali; paradossalmente come dice Donadieu assume il significato di urbanità intesa come "arte del vivere insieme". Per multifunzionalità dell’agricoltura si intende quell’attività che affianca alla produzione di beni alimentari e materie prime ad uso non alimentare con la fornitura di servizi di varia natura come la tutela, la gestione e la messa in valore del paesaggio rurale, la protezione dell’ambiente e che attivano forme di solidarietà tra cittadini e produttori che contribuiscono a migliorare la qualità della vita. Una agricoltura che produce beni materiali e immateriali i cui benefici sono sia pubblici che privati.

STRATEGIE DI PROGETTO DELLE AREE AGRICOLE PERIRUBANE: I PROGRAMMI AGROURBANI E I PARCHI AGRICOLIModifica

P.R.A.R.I.E. e CTE sono degli ottimi esempi di attuazione delle politiche territoriali integrate, e costituiscono anche un importante passo avanti per il raggiungimento della multifunzionalità. Testimoniano l’assunzione di un atteggiamento “creativo” e progettuale, teso alla sperimentazione di nuove modalità di governo e trasformazione del territorio, nelle quali sapere locale e sapere esperto collaborano per avviare azioni innovative fondate su modalità pattizie e contrattuali di impegno. L’agricoltura diventa un elemento capace di rigenerare la complessità degli spazi periurbani e di invertire il processo di periferizzazione delle aree rurali. Si delinea un nuovo concetto di parco agricolo, che supera la visione vincolistica dell’area protetta, tipica del parco naturalistico, per definire una modalità integrata di progetto nella quale gli attori, istituzionali e non, collaborano per la definizione di regole condivise volte alla valorizzazione dei contesti periurbani.

SOSTENIBILITA' ECONOMICA ED AMBIENTALE DEGLI SPAZI PERIURBANIModifica

Nel territorio della Provincia di Macerata il tema della sostenibilità economica e ambientale degli spazi periurbani si pone in modo evidente per la Bassa Valle del Chienti, l’area in cui maggiori sono state le dinamiche della crescita economica e demografica e nella quale si sono formati sistemi locali con una evidente caratterizzazione urbana, quelli cioè di ‘Civitanova Marche’ e ‘Macerata’. Questa area è stata estesamente interessata da processi insediativi favoriti dalla mobilità in auto e dalla dinamica incontrollata della rendita fondiaria urbana che hanno condotto sia allo sviluppo dei centri urbani esistenti a partire dalle loro periferie che alla formazione di nuovi insediamenti all’interno dello spazio agricolo o intorno a nuclei periferici esistenti. Tali processi hanno determinato una elevata frammentazione dello spazio agricolo tanto che la campagna si presenta, oggi, come un insieme di spazi agricoli anch’essi dispersi – disposti, cioè, a macchia di leopardo – in un territorio urbanizzato. È una campagna “urbana” definita da spazi agricoli discontinui nei quali si praticano diverse forme di agricoltura, da quella redditizia e competitiva condotta da imprenditori agricoli occupati a tempo pieno in aziende moderne a quella hobbistica. All’interno di questa campagna urbanizzata si articolano le città disperse. Estendendosi fra i vari centri urbani che le definiscono, la campagna è l’elemento di connessione fra gli insediamenti ed è parte integrante del paesaggio urbano – non è più, come nelle forme tradizionali di città, quella parte del territorio comunale che si estende a partire dall’edificato (nelle Marche, spesso racchiuso entro la cinta muraria) e, quindi, esterna ad esso. Nel suo essere ora interna alla città dispersa e nel suo essere elemento di connessione fra i nodi del nuovo sistema territoriale, la campagna entra come luogo fisico nella vita quotidiana dell’abitante della città. Analogamente a molti altri luoghi urbani, è un territorio continuamente attraversato per raggiungere i luoghi del lavoro, del consumo, dell’istruzione, della ricreazione. La campagna urbana fa oggi parte del vissuto quotidiano anche di chi non ha con essa rapporti diretti di lavoro o di residenza.

NUOVI PAESAGGI PER LA CAMPAGNA URBANA DI PALERMOModifica

Il caso studio riguarda un ampio brano di campagna urbana a Palermo, un ampio territorio compreso tra le montagne che circondano la Conca d’Oro e la città contemporanea, da secoli sede del ristoro e dei sollazzi delle dinastie che hanno dominato Palermo e la Sicilia. In epoca Normanna era il parco del Genoardo (Paradiso), con i Borboni fu riserva reale. Il lavoro è oggetto di una ricerca universitaria (ex 60%) sul possibile insediamento di un ampio parco diffuso (territorio da tutelare). La Variante generale al P.R.G. di Palermo, approvata a Luglio 2002, affida il futuro della città ad un Piano senza tutele e tradisce gli impegni assunti dal Piano adottato nel marzo1997 che considerava il territorio non costruito elemento cardine della pianificazione: il territorio agricolo periurbano, incluso quello dei futuri parchi urbani e quello appartenente al Real Sito di Boccadifalco, viene normato come verde agricolo e non viene introdotta alcuna tutela, consentendo ovunque l’applicazione di una norma regionale che permette anche localizzazioni insediative. Nel Marzo 2007 l’Assessorato comunale all’ambiente presenta ad un Forum nell’ambito di Agenda 21 locale, il Regolamento del verde pubblico e privato, ma rinuncia ad includere le regole per il verde di campagna: così anche le politiche per il “Verde Urbano”dimenticano che già dal 1991 il Libro verde per l’ambiente urbano metteva al primo posto tra le componenti del verde urbano proprio il verde di rilevanza naturalistica e storico/culturale, un carattere specifico del territorio agricolo della mitica Conca d’Oro che, malgrado tutto, continua a circondare la città di Palermo. Sappiamo che la forma della città si configura in relazione ai suoi margini: per una città “concava” come Palermo, sono determinanti i rilievi ed il paesaggio vegetale che la incornicia e si insinua tra le periferie urbane: ma oggi lo spazio rurale che circondava ed approvvigionava la città continua a scomparire inesorabilmente, poiché la crescita urbana è vincente nella competizione con le economie agricole, specie quando esse sono povere e soprattutto quando non viene riconosciuta la rilevanza naturalistica e storico-culturale degli spazi rurali che esse sono in grado di mantenere. Molte città europee da più di un secolo pianificano la permanenza dello spazio rurale periurbano, assicurando con le Cinture Verdi la presenza di attività agricole e per il tempo libero: così avviene da alcuni anni anche in alcune città italiane, mentre in genere nelle campagne periurbane la diffusione insediativa costruisce nuovi spazi di vita in paesaggi che non possono essere definiti urbani, ma che non sono più rurali e dove la distinzione evocata da G.C.Argan tra città-spazio e campagna-tempo non esiste più. Italia Nostra nel gennaio 2005 ha proposto per il territorio non urbanizzato una tutela generalizzata e perfino la totale intrasformabilità per finalità di tutela del paesaggio, dell’ambiente, dell’ecosistema, dei beni culturali e dell’interesse storico/artistico-architettonico-testimoniale del patrimonio edilizio esistente: finalità che andrebbero tutte applicate alla campagna palermitana. Questa proposta viene inserita anche nel recente disegno di legge proposto su Eddyburg sui Principi fondamentali in materia di pianificazione del territorio. Ma la tutela affidata ad un vincolo di intrasformabilità non è facilmente praticabile quando manca l’attribuzione di valore da parte della comunità insediata e perfino da parte dei poteri urbani. Per di più non ha senso imbalsamare un paesaggio agricolo periurbano, specie quando è in fase di abbandono come avviene in tanta parte della campagna palermitana, perché nessuno è più interessato a curarlo: ovunque i terreni hanno assunto un altissimo valore fondiario, dunque la permanenza del verde di campagna non può essere garantita senza provvedimenti innovativi. Per proteggere il Real Sito di Boccadifalco è stato avviato un progetto di paesaggio per un parco urbano/rurale: con un sistema di regole che consenta agli spazi liberi di rimanere tali e utilizzando contratti tra la città e le diverse forme di imprenditoria agricola possibile (periurbana, cittadina, hobbistica), il parco diventa uno strumento per conservare la memoria dei luoghi e privilegiare la biodiversità: viene affidato all’operatore agricolo il ruolo di produttore, manutentore e gestore della campagna periurbana.

Abstract della conferenza Forme nella città / Spazi nella metropoli (Urban forms and metropolitan spaces, Roma 2-3 aprile 2007, Università degli studi di Roma La Sapienza, facoltà di Ingegneria http://www.dau.uniroma1.it/futureofthecity/forms_spaces_texts/@Relatori.pdf

CAPITAL GROWTHModifica

Secondo tendenze recenti gli spazi urbani possono diventare oggetto di progetti di agricoltura sostenibile ,sia nella forma di divertenti proposte effimere a vocazione didattica sia come interventi di natura artistica , sia come progetti più complessi che riguardano l’ intero tessuto della città . Interessante è un progetto londinese per restituire alla natura zone derelitte .”Capital growth”è il nome della recente campagna avviata dal sindaco di Londra per trasformare zone derelitte e spazi di risulta della città in progetti comunitari di coltivazione di frutta e ortaggi allo scopo di fornire alle comunità locali cibo naturale prodotto in loco. Il progetto –attraverso l’attivazione del contributo in terreni richiesto a scuole , aree residenziali, aziende e singoli cittadini-consiste nell’ offerta di un supporto tecnico e finanziario alle comunità interessate ad avviare esperienze di autosufficienza alimentare all’insegna della sostenibilità.

http://www.capitalgrowth.org/

GUANGMINGModifica

In Cina sarà progettata una città tutta giocata all’ insegna della bioagricoltura: Guangming che sorgerà lungo un canale non lontano da Hong kong. L’idea guida del progetto è quella di accompagnare l’ inurbamento della popolazione contadina cinese senza perdere la tradizione della cultura agricola d’ origine. Pur vivendo in ambito urbano la cittadinanza potrà occuparsi , con progetti innovativi e tecniche avanzate, di agricoltura, agriturismo e di eco-gastronomia in un ambiente all’insegna della sostenibilità economica (tutta l’ energia della città sarà assicurata da pannelli fotovoltaici e inceneritori di rifiuti ) e della qualità della vita ( una grande spiaggia lungo il canale e, al posto delle automobili ,treni sotterranei).



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