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Nella progettazione architettonica dei paesaggi urbani italiani contemporanei l’acqua spesso assume un ruolo di secondo piano.

Rispetto alle città europee, e non solo, nelle città italiane manca l’uso dell’acqua come parte essenziale del decoro di una città, soprattutto nelle zone più periferiche. Questo anche grazie ai problemi di manutenzione che i sistemi di acqua richiedono. Camminando per il IX Municipio di Roma, si percepisce l’assenza dell’elemento acqua, si attraversano piazze, viali ma ovunque manca la forte connotazione che può dare un gioco d’acqua, una fontana… Manca il suono che da essa scaturisce. Infatti la presenza dell’acqua, insieme alla molteplicità delle specie vegetali e agli elementi di arredo, conferisce allo spazio una connotazione molto particolare trasformando gli spazi pubblici delle piazze, delle strade, degli slarghi o dei vuoti urbani, “senza qualità”, in “luoghi” di forte identità e riconoscibilità, contribuendo alla bellezza della città e creando “nuovi paesaggi”.


La presenza dell’acqua deve essere interpretata come un nuovo segno costruito nella contemporaneità per provocare e suscitare nuove relazioni e nuove attribuzioni di senso ai luoghi e agli spazi della città; deve essere intesa come occasione per trasformare gli spazi anonimi del tessuto urbano in importanti ed espressivi impianti scenici in grado di comunicare e trasmettere agli abitanti la vitalità della natura, la sapienza dell’arte, lo stupore della scoperta.


sistema delle fontane e delle fontanelle, Arredo urbano, Arredo urbano2, piazze




Il significato dell'acqua nel paesaggio urbanoModifica

Del significato dell’acqua nel paesaggio urbano si è occupata Laura Ferrari, Dottore di Ricerca in Progettazione paesistica all’Università di Firenze.

Quando si affronta il tema dell’acqua nel paesaggio urbano, non ci si può limitare ad una lettura della storia che questo elemento ha avuto nel passato, ma bisogna aprire lo sguardo alla contemporaneità perché solo così si possono cogliere interamente le potenzialità di questo elemento: come nuovo segno in grado di caratterizzare l’identità del luogo. Nessun altro elemento, naturale o artificiale che sia è in grado di segnare profondamente non solo la forma, ma la vita, il funzionamento e l’uso della città di quanto lo possa fare la presenza dell’acqua. File:3 acqua ferrari.pdf

FERRARI Laura, "Acqua che ri-corre nei luoghi", Ri-vista Ricerche per la progettazione del paesaggio, n 1 vol2, 2004



L’acqua come elemento architettonico nella progettazione urbanaModifica

Il ruolo dell’acqua diventa centrale nel momento storico che coincide con l’apparire e lo svilupparsi dell’illuminismo tra la metà del Settecento e i primi anni dell’Ottocento. E’ proprio in questo periodo che vengono elaborati progetti architettonici avanzati che hanno come elemento fondamentale l’acqua. Durante il Rinascimento e il Barocco sono sorte tra le più belle architetture d’acqua: villa d’Este, Versailles, Caserta, per citarne solo alcune. Tuttavia queste sono espressione di un fasto privato e non di architettura pubblica. Soltanto con l’Illuminismo l’acqua diventa materiale architettonico, elemento base della progettazione urbana. Le saline di Chaux (http://it.wikipedia.org/wiki/Saline_Reali_di_Arc-et-Senans), img1 e la successiva città ideale, Prato della Valle a Padova (http://it.wikipedia.org/wiki/Prato_della_Valle), img1, e il Foro Bonaparte a Milano,img1: Ledaux (http://www.club.it/culture/culture98/georgia.santangelo/corpo.tx.santangelo.html), Memmo e Antolini (http://www.castelbolognese.org/forobonaparte.htm), pongono alla base dei loro progetti l’acqua che circonda e innerva gli edifici, i monumenti e le statue.

CONSOLI Gian Paolo, "Architecture and Water in the Age of the Enlightement: Lisbon and Paris; Ledoux, Memmo and Antolini" in Proceedings of the International Conference, Landscapes of water. History, Innovation and Sustainable Design, Monopoli 26-29 september 2002. http://icar.poliba.it/storiacontemporanea/letture/consoli/consoli01.htm



Le città d’acquaModifica

Un urbanista italiano, Paolo Sica, anni fa, ha scritto queste parole: “Esistono città sul fiume – Parigi, Londra, Roma, mille altre -, e città sul mare – Napoli, Odessa, o Tokyo -;e città sul lago – Costanza o Chicago -; città sul lago e sul fiume – Ginevra -;città su lagune – Amsterdam, Venezia -. Esistono città che non hanno né fiume, né mare, né lago, né laguna. Ma nessuna città manca di rapporto, magari segreto, con l’acqua”.

Possono essere definite città d’acqua, tutti quegli insediamenti urbani, di struttura complessa e di dimensione significativa, che mantengono con l’acqua – nelle sue diverse forme – una relazione visibile importante, che può presentare anche aspetti fortemente problematici o addirittura negativi. Queste città possiedono, con la presenza stessa dell’acqua dentro o accanto il tessuto urbano, uno straordinario valore aggiunto che, a seconda dell’intelligenza e delle capacità dei loro cittadini, può giocare un ruolo decisivo non solo sul piano dell’estetica della città, quanto in una dimensione strategica dello sviluppo urbano. File:Bruttomesso.pdf



Un elemento particolareModifica

L’acqua è stata considerata per molti secoli un “elemento” assieme alla terra, all’aria e al fuoco; il filosofo greco Talete (ca. 640-546 a.C.) la scelse addirittura come arché (elemento base che costituisce tutte le sostanze): questa sostanza sembrava essere quella presente in maggiore quantità. L’acqua circondava la Terra, permeava l’atmosfera sotto forma di vapore, gocciolava attraverso il sottosuolo e senza di essa la vita era impossibile. Per di più Talete immaginava che la Terra fosse un disco piatto, sormontato da un emisfero di cielo e galleggiante su un oceano infinito di acqua.



L'acqua e l'atomismoModifica

Nel XVII secolo, alcuni filosofi ripresero la teoria degli atomi di Democrito. Faceva parte di questi atomisti anche il chimico irlandese Robert Boyle (1627-91), impressionato dagli scritti del filosofo francese Pierre Gassendi (1592-1655). Nel 1622 Boyle aveva pubblicato la legge di proporzionalità inversa che legava il volume di un campione d’aria alla pressione e giustificò la compressione dell’aria con la sua struttura di minuscoli atomi intervallati da spazi vuoti. Quindi il fenomeno studiato non sarebbe stato altro che l’eliminazione degli spazi vuoti e il conseguente avvicinamento degli atomi. Gli atomisti allargarono quest’ipotesi a tutte le sostanze liquide e solide. Infatti, partendo dal presupposto che l’acqua, riscaldandosi, forma un vapore visibile con le proprietà fisiche delle sostanze aeriformi, supposero che il vapore acqueo, cioè l’acqua allo stato di gas, fosse composto di atomi. Quindi perché non dovrebbe esserlo anche allo stato liquido a allo stato solido ?




Henry Cavendish rivoluziona le credenze anticheModifica

Henry Cavendish (1731-1810) era un ricco fisico e chimico britannico, eccentrico, che si interessò in particolare a un gas precedentemente isolato da Boyle e da Hales, l’idrogeno, che però allora era chiamato “aria infiammabile”. Ne studiò sistematicamente le proprietà e le pubblicò nel 1776 nel trattato intitolato Three Papers Containing Experiments on Factitious Air: era un gas molto leggero (undici volte più dell’aria) e, a differenza dell’aria e dell’anidride carbonica, si infiammava facilmente. Inoltre, partendo da un esperimento di Warltire, che consisteva nel bruciare un composto di aria e idrogeno, in una provetta di cuoio e poi in una di vetro, sulle pareti della quale appariva un velo di vapore, Cavendish mostrò che il vapore non proveniva dall’umidità dell’aria ma dalla combustione dell’idrogeno con una determinata proporzione di aria comune. Così Cavendish capì che l’acqua era data dall’esplosione di idrogeno e ”aria deflogisticata”, cioè ossigeno, gas isolato poco prima da Priestley. (1784-Experiments on Air) Era un altro grave colpo per la teoria greca degli elementi, in quanto dimostrava che l’acqua non era una sostanza semplice. Questa reazione fu scoperta nello stesso periodo anche dal britannico James Watt, che però, per scrupolo, aveva tardato a divulgare le sue conclusioni. Successivamente il chimico francese Antoine-Laurent Lavoisier stabilì la sintesi della reazione su basi quantitative e si deve a lui il termine “idrogeno”. Si dovrà aspettare il 1804 perché il chimico francese Joseph-Luis Gay-Lussac e il naturalista tedesco Alexander von Humboldt stabiliscano la formula dell’acqua : H2O.



L’architettura dell'acqua nel paesaggio urbano e rurale di Ascoli PicenoModifica

Uno studio importante proprio sull'acqua è stato condotto da Elena Ippoliti, Angela Magionami e Maria Teresa Cusanno, presso la sede di Architettura di Camerino. Studio che tratta la relazione tra disponibilità idrica e culture antropiche. In particolare questo studio rivolge la sua attenzione a tutte quelle "forme" edilizie utilizzate per l'emanazione di fonti di acqua e mette in evidenza come il paesaggio venga modificato proprio in base all'acqua. [1]



L'acqua nel paesaggio urbanoModifica

Proprio questo tema è stato trattato dall'arch. Laura Ferrari che ha pubblicato un libro intitolato in questo modo. L'arch. Ferrari proprio nella premessa del suo libro ci spiega quali sono le sue riflessioni, riguardo a questo tema. La Ferrari spiega al lettore come il paesaggio in generale e anche l'acqua, come elemento facente parte del paesaggio, vengano descritti e rappresentati rispettivamente nell'arte letteraria e pittorica. Prendendo spunto dal suo libro: "A poco a poco l’elemento fluido diviene il soggetto privilegiato e ogni elemento formale e di relazione della città con esso diventa strumento per potenziare il senso della rappresentazione e la dinamicità legata all’effetto di luci e colori strettamente legato alla rappresentazione dell’acqua, luogo in cui l’architettura urbana e la stessa città si rispecchiano." [2]



L'acqua nel paesaggio costruito: mito, storia e tecnicaModifica

E' stato fatto un convegno alle Terme di Comano nel 2000 che ha affrontato questo tema, fondamentale nella vita dell'uomo. Nel convegno si è dibattuto proprio su questo punto e sulle possibili interazioni sull'acqua ed il paesaggio che la circonda, con eventuali riferimenti storici e mitici alle culture antiche e a tutto ciò che di antico è legato a questa risorsa fondamentale. E' stata discusso, inoltre, come evitare gli sprechi d'acqua in qualsivoglia modo perchè appunto risorsa primaria per la vita dell'uomo. [3]

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