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L'inquinamento visivo incide negativamente sulla qualità della vita degli individui

Con il termine "inquinamento visivo" si indica l'alterazione di qualsiasi ambiente - paesaggio naturale o urbano - con l'inserimento di elementi che per la loro estraneità risultino sgradevoli alla vista e tali da generare malessere. Vivere in una località o in una città dove il traffico, i maxicartelloni pubblicitari, le antenne televisive la fanno da padrone e dove le zone periferiche sono squallide e disadorne, oltre ad offendere la vista e il comune senso dell'estetica, incidono negativamente sul benessere delle persone. Infatti tutti, per ricrearci, cerchiamo quei luoghi cosidetti "belli", che diano cioè un senso di armonia, vivacità o singolarità. Non per niente luoghi brutti, disadorni, squallidi vengono detti luoghi deprimenti. Soprattutto qui si sviluppano comportamenti antisociali come il vandalismo e il graffitismo inteso come forma di deturpazione e non quello di alto livello estetico ed artistico.


L'applicazione di poche e semplici norme e leggi, possono migliorare il livello di qualità delle nostre città e dei nostri paesaggi.


Collegamenti: Colore degli edifici, Greenways, Arredo urbano, Arredo urbano2, Playgrounds,Arte della strada o vandalismo, Giardini verticali e tetti verdi, Urban design




Il concetto di inquinamento visivoModifica

Si inizia a parlare di inquinamento visivo nella città di Albuquerque, nel Nuovo Messico, alla fine degli anni '70 a proposito delle insegne e dei cartelloni pubblicitari. Fino a quell'epoca non vi erano norme a proposito della segnaletica commerciale e ognuno poteva pubblicizzare nelle forme e dimensioni che più gli erano consone. Con l'introduzione dell'ordinanza nel 1976, si limita la dimensione dei cartelli secondo una formula che tiene conto delle dimensioni del lotto di terreno, o della facciata, o delle'edificio su cui sono situati. Dall'introduzione della norma i proprietari delle insegne hanno avuto 5 anni per regolarizzarsi con la legge. I titolari delle imprese però hanno contestato le disposizioni del decreto. Nel 1982 la Corte Suprema del Nuovo Messico, nella causa Città di Albuquerque contro il Tempio della Chiesa Battista ha confermato la validità dell'ordinanza. Il Tribunale ha ritenuto che l'estetica è un motivo sufficiente per regolamentare le insegne e i cartelloni pubblicitari e non viola i diritti costituzionali dei titolari di pubblicità.[1] Questo è stato il primo passo verso l'eliminazione dell'inquinamento visivo ad Albuquerque. Da qui il concetto si è esteso fino ad arrivare alla definizione odierna: con inquinamento visivo si indica l'alterazione di qualsiasi ambiente - paesaggio naturale o urbano - con l'inserimento di elementi che per la loro estraneità risultino sgradevoli alla vista e tali da generare malessere.(La vista offesa, Paolo Rognini.pag.12)

Le varie forme di inquinamento visivoModifica

Architetture e opere ingegneristicheModifica

Qualsiasi elemento architettonico, sia esso un edificio, un ponte o una strada, può costituire un fattore di inquinamento visivo. Basta pensare all'inserimento del "nuovo " sul "vecchio" che si è verificato in Italia nell'immediato dopoguerra. Se si pensa poi che negli ultimi anni si sono aggiunte le speculazioni edilizie, gli abusivismi e le cementificazioni il quadro che ne emerge è a dir poco sconcertante. Alcuni esempi di architettura che ha contribuito negativamente a compromettere le bellezze italiane sono rappresentate da: giustapposizione di elementi incongrui per provenienza, epoca e stile; da megastrutture industriali-commerciali in cemento armato nel paesaggio agricolo; l'omologazione e la ripetizione di modelli architettonici (ad es. l'assemblaggio di elementi prefabbricati per le civili abitazioni o il fenomeno delle "villette a schiera");l'inserimento di edifici pubblici avulsi dal contesto e/o architettonicamente sgradevoli con caratteristica di occasionalità dell'oggetto architettonico; le cementificazioni costiere; i quartieri dormitorio o le periferie suburbane delle medie e grandi città con il loro traumatico impatto sulla campagna; il fenomeno degli "ambulanti", delle "baracchette" con annessa vendita di gadgets inseriti in luoghi di altissimo valore artistico-culturale; le macrostrutture destinate a ristoranti ed hotel sui punti panoramici d'Italia ; i ponti o cavalcavia in aree di pregio architettonico; i parcheggi a raso; le strade e le autostrade. Per definire l'inquinamento visivo di tipo architettonico è necessario considerare due aspetti:

a) il dato quantitativo: la nostra è una società voluminosa, ingombrante nella quale gli oggetti architettonici creati, divorano lo spazio. Quest'ultimo, sia esso campagna o area industrale dismessa, viene percepito dei pianificatori come spazio vuoto da riempire.

b) il dato qualitativo. esistono molti modi di costruire, di modificare lo spazio. La trasformazione dell'ambiente è un processo innarrestabile ma il punto è come questa avviene. Ci sono molti esempi di valorizzazione, di riqualificazione che dimostrano come le "buone pratiche" anche in ambito della pianificazione possano restituire ai cittadini aree o zone degradate come è successo nella città di Norimberga con la pedonalizzazione di alcune strade, con l'inserimento di verde e arredo urbano gradevole.

Abitazioni Modifica

L'abitazione rappresenta un momento importantissimo del rapporto tra uomo e territorio, manifestando le diverse soluzioni che le società hanno adottato per soddisfare il bisogno di riparo e difesa. Attraverso l'abitazione, l'uomo dà la propria impronta al paesaggio, mostrando al contempo il grado di inserimento nell'ambiente. Per studiare l'impatto visivo di un'abitazione, si possono considerare la morfoligia, i materiali costruttivi, il colore e gli impianti supplementari.

a) Morfologia. Per morfologia, si intende la forma delle nuove abitazioni. Non c'è dibbio che l'estetica architettonica si debba evolvere, proprio perchè esprime una cultura in costante trasformazione. La forma costituisce inquinamento visivo quando vengono trascurati i principi legati alle proporzioni e al bilanciamento dei pieni e dei vuoti che portano ad accentuare il senso cromatico e plastico dell'edificio. Nell'ambito della morfologia particolare importanza assumono i tetti, le modanature, i balconi, i terrazzi, le ringhiere ecc. La semplificazione esagerata di questi elementi, unita all'omologazione degli stessi, hanno portato all'anonimato e all'impersonalizzazione dell'abitazione.

b) Materiali costruttivi. Fino ad un passato non troppo remoto le abitazioni venivano costruite con materiali edili reperiti in loco. Questa modalità ha prodotto paesaggi unici e irripetibilidi altissimo valore culturale. La recente tecnica edilizia, impiega in prevalenza calcestruzzo, laterizi, vetro e alluminio creando un senso di anonimato e del banale. Così guardando un residence per turisti si può essere sulla Costa Smeralda o ad Agropoli senza distinguere gli elementi distintivi della località. C'è poi l'utilizzo dell'alluminio anodizzato per gli infissi. Anch'essi possono costituire un tipico esempio di inquinamento visivo soprattutto nei piccoli e pittoreschi borghi medievali e rinascimentali con le tipiche facciate in pietra.

c) Colore. Il colore delle facciate, degli infissi e delle coperture è un fattore importante nella percezione del senso estetico di un'abitazione. Ci si chiede come le autorità possano consentire l'utilizzo di colori come il fucsia, il giallo canarino o l'indaco in località ove il contrasto possa apparire particolarmente marcato.

Impianti supplementariModifica

Gli impianti supplementari sono quegli oggetti esterni all'abitazione che provvedono a specifiche funzioni. Sono impianti supplementari le antenne televisive, i climatizzatori, le caldaie. Anch'essi possono costituire elemento inquinante nel momento in cui l'impatto visivo risulta particolarmente evidenti. Passeggiando tra i vicoli dei centri storici, è impossibile ad esempio non notare gli enormi "padelloni" (le antenne paraboliche) situati sui balconi, tetti e terrazze delle abitazioni.

Arredo urbanoModifica

L'arredo urbano è tutto ciò che costituisce il completamento funzionale dello spazio urbano. Ne fanno parte le pensiline, le panchine, i punti di illuminazione, le fioriere, i cassonetti dei rifiuti, ecc. E' un segno immediato e tangibile della vita nella città, in quanto rappresenta un fattore primario di determinazione della qualità degli ambienti urbani. L'arredo urbano non è un elemento marginale o un optional. Generalmente esistono norme per la collocazione e la messa in sicurezza dell'arredo urbano, ma non ci sono linee guida sulla scelta dei materiali, dei colori, del design in funzione del contesto in cui devono essere inseriti gli elementi dell'arredo, così che la valutazione è affidata al gusto personale dei tecnici preposti.

Impianti tecnologici pubbliciModifica

I principali fattori di inquinamento visivo da impianti tecnologici pubblici possono essere così riassunti: 1) Rete elettrica, tralicci dell'alta tensione; centri di smistamento; cavi elettrici; torrette di distribuzione o trasformazione; 2) Centrali eoliche; 3) Antenne radiotelevisive; 4) Antenne per la telefonia mobile; 5) Impianti di depurazione della rete fognaria; 6) Depositi di acqua potabile. Per quanto riguarda la rete elettrica molti Paesi europei, soprattutto per la tutela del paesaggio hanno iniziato l'interramento dei cavi elettrici. In Italia siamo ancora molto indietro e quasi ovunque esistono linee elettriche aeree ad alto impatto visivo. Così Parchi di grande pregio naturalistico come quello del Gran Paradiso non vengono risparmiati dal dedalo di tralicci, cavi e centrali di trasferimento. Anche le antenne radiotelevisive e per la telefonia mobile costituiscono un problema di impatto visivo, oltre a determinare un fattore di inquinamento elettromagnetico. Mentre le antenne radiotelevisive sono dislocate in prossimità dei rilievi, quelle per la telefonia mobile vengono posizionate sui tetti o terrazzi di edifici particolarmente alti o su vere e proprie torri che possono raggiungere i 40 metri di altezza. Queste ultime sono ovunque, sia all'interno del tessuto urbano che in aree periferiche, in zone agricole o nei piccoli centri abitati, tanto che è stato coniato il termine di "antenna selvaggia" per designare l'incontrollata prolificità di tali installazioni. Il caso delle centrali eoliche. Il Comitato Nazionale del Paesaggio ha aperto in tutto il territorio la vertenza delle centrali eoliche. Premesso che bisogna sviluppare e incentivare le energie rinnovabili, le centrali eoliche rappresentano oggi il rischio maggiore per il paesaggio e per l'ambiente naturale. Mentre in Europa settentrionale si realizzano wind-farm off-shore a bassissimo impatto visivo, in Italia i progetti sono per lo più sulla terraferma. Le localizzazioni predilette degli impianti sono i crinali montano-collinari dell'Appennino e delle grandi isole. L'effetto visivo è tale che l'intero aspetto dei luoghi risulta pesantemente trasformato e ciò, unito alla rumorisità delle pale incide negativamente sulla valenza turistica del territorio. Spesso le aree scelte per realizzare tali impianti costituiscono habitat di elevato pregio naturalistico, in molti casi protetti dalla legislazione interna o siti d'importanza comunitaria. I nascenti progetti non tengono in conto i principi di conservazione acquisiti negli ultimi decenni nel nostro Paese e in Europa, i quali sono regolamentati da fondamentali norme nazionali. Nel quadro della tutela delle aree protette è fonte di preoccupazione il protocollo d'intesa "L'energia dei Parchi", firmato nel febbraio 2001, che favorisce ed incentiva lo sfruttamento, nelle aree protette, delle fonti di energia rinnovabile soprattutto eolica.

GraffitismoModifica

Graffitismo, aereosolart, writing, murales sono tutti termini che indicano una specifica realtà urbana. Il graffitismo è quel particolare fenomeno che consiste nel sovrapporre disegni, scritte, slogan, simboli o altro sulla superficie di edifici pubblici o privati, di opere architettoniche, ma anche su elementi di arredo urbano, fino alla copertura, parziale o totale di mezzi di trasporto pubblico come metropolitane, autobus o treni. Il graffitisno, anche se testimoniato già in epoca preistorica, greca e romana, assume il significato che oggi gli attribuiamo ( cioè di comunicazione sociale) a partire dalla rivoluzione messicana del 1910 con le rivendicazioni sociali ed esso legate. Ma solo negli anni Settanta, il movimento dei murales si afferma, prima negli Stati Uniti, per diffondersi successivamente in Europa e nel resto del mondo. Oggi il fenomeno del graffitismo non svolge più una funzione vera e propria. Questi graffiti non intendono più comunicare particolari messaggi, ma rappresentano il bisogno di segnalarsi al mondo, non tanto dire qualcosa ad altri, ma piuttosto dire che si esiste.

Cartellonistica pubblicitariaModifica

La pubblicità come inquinamento visivo è certamente una realtà: basta guardarsi intorno per constatare l'affollamento di numerosi e variegati messaggi pubblicitari. Ogni dieci cartelloni, soltanto cinque sono in regola e ciò evidenzia che la misura delle sanzioni amministrative sono insufficienti a scoraggiare i trasgressori. Inoltre, l'installazione di insegne pubblicitarie nelle città, stravolge il senso prospettico dell'assetto urbanistico, restringe il senso della profondità di campo e dello spazio, chiude definitivamente lo sguardo dando un senso di imprigionamento. Tra gli effetti che la cartellonistica pubblicitaria provoca bisogna citare: la distrazione, guardare i cartelloni pubblicitari mentre si guida può essere particolarmente pericoloso, un'aliquota sempre più elevata di incidenti stradali è da attribuire alla distrazione pubblicitaria; il fastidio: la pubblicità stradale dà una sensazione di fastidio, producendo l'effetto contrario all'intento; il soverchiamento: ci si sente assediati ed impotenti di fronte allo stimolo pubblicitario. Molto spesso questo tipo di reazione scatena rabbia diffusa.

Mezzi di trasportoModifica

Oggi l'Italia detiene il rapporto tra auto e abitanti più alto d'Europa e ciò ha reso particolarmente invivibili gran parte delle città italiane. Di solito quando si parla di impatto da traffico sull'ambiente e sulla salute ci si riferisce all'inquinamento atmosferico o a quello acustico. Quasi mai si considera l'influenza visiva che i veicoli provocano nel contesto urbano o nei piccoli centri. La politica edilizia degli anni '60 e '70 ha ignorato il fatto che in avvenire il numero dei veicoli sarebbe cresciuto a dismisura, così l'incremento numerico di auto sommato all'assenza di parcheggi, box, garage ha prodotto strade, piazze, viali, sommersi di autoveicoli. Le auto stravolgono la visione della città: l'architettura, la forma ed il colore degli edifici, la struttura e l'orientamento di piazze e viali, si confondono nella miriade di auto e di motocicli parcheggiati o circolanti nel tessuto urbano, Essi alterano la visione dello spazio percepito, riducono la prospettiva, occludonpo lo sguardo.

L'inquinamento visivo e il paesaggioModifica

Il paesaggio si può considerare la forma dell'ambiente. Di per sè non esiste, in quanto è un concetto tipicamente umano. Monti, pianure o centri abitati non sono il paesaggio, ma lo compongono. Un carattere importante del paesaggio è la sua identità: parlare di paesaggio agrario, urbano o industriale, così come di Provenza o Maremma, richiama alla mente una serie di immagini precise, connotate da elementi distintivi comuni. Un paesaggio è ritenuto bello ed armonico quando è riconoscibile come forma attesa di un determinato luogo, mentre è considerato brutto e sgradevole alla vista, quando contiene elementi estranei, non identificabili con il luogo. Tra il '700 e l' '800, generazioni di viaggiatori, intellettuali e poeti, venivano in Italia perchè affascinati dal "Giardino d'Europa". Era il Gran Tour, il viaggio culturale per eccellenza con il patrimonio artistico e letterario cui era legato. Il paesaggio italiano era considerato il moltiplicatore emotivo della suggestione storico-artistica, poichè quest'ultima riceveva dalla cornice paesaggistica una specie di amplificazione. Era il luogo dove arte, natura e vita apparivano armoniosamente coniugati. Negli ultimi cinquant'anni il paesaggio italiano è stato in parte devastato ed offuscato. Nelle città contemporanee si è assistito alla perdita della distinzione tra città e campagna. Attualmente l'imposizione di un modello di sviluppo, sempre più ingombrante e privo di qualsiasi sensibilità estetica, ha causato una vera e propria devastazione ambientale, perpetrata a carico di grandi aree territoriali a forte valenza paesaggistica. Ha inoltre definitivamente svuotato di significato qualsiasi categoria riferita al senso del bello.


Cenni storici sulla situazione italianaModifica

La protezione della natura e del paesaggio non è un problema che preoccupa la cultura italiana almeno fino alle soglie del 1900. Il nuovo stato unitario espanse rapidamente la propria egemonia sulla provincia con un massiccio piano ferroviario: da 1700 km nel 1859, il sistema su rotaia passò nel 1870 a 6000km e nel 1900 a 16000 km. Ben pochi devono essersi accorti che la rete ferroviaria storpiava inesorabilmente le coste del paese anche in aree eccezionali, che già contavano dal punto di vista del turismo internazionale, come Taormina. Il popolo italiano non capì in alcun modo come si potesse, con l'industrializzazione di mezzo, rendere più belli i paesaggi, tutt'al più si potevano conservare come erano, sottraendoli in qualche maniera alle trasformazioni. Ma il degrado territoriale nel nostro Paese si è massimamente sviluppato nei decenni successivi al secondo conflitto mondiale. Le trasformazioni impresse al paesaggio, nell'ultimo mezzo secolo, sono state molto più estese ( hanno consumato molto più spazio) che in qualsiasi periodo precedente. Dal 1951 al 2001 gli italiani sono cresciuti del 20%, ma è vertiginosamente aumentato il suolo urbanizzato ( fatto di case, strade, industrie, attrezzature, giardini, ferrovie). L'immediato dopoguerra vide infatti l'inizio di un impulso allo sviluppo senza precedenti. Le esigenze della ricostruzione, gli aiuti internazionali e una lunga stagione di lotte politiche e sociali furono il motore di quel complesso fenomeno che prenderà il nome di "boom economico". In breve l'industria divenne la componente preminente dello sviluppo italiano, mentre la popolazione agricola abbandonò massicciamente le terre della campagna verso la città. La crescita delle città portò alla rapida espansione delle periferie a scapito delle campagne circostanti. Grandi infrastrutture (autostrade, viadotti, elettrodotti, ecc.) imposero l'impronta al paesaggio. Strade carrozzabili raggiunsero anche le valli più sperdute facilitando l'esodo degli abitanti. L'attività estrattiva crebbe di pari passo con quella edilizia e industriale. Nelle campagne l'impatto fu più progressivo ma non per questo meno drastico. La quota della popolazione impiegata in agricoltura scese rapidamente. Scomparso il mondo agricolo tradizionale, ormai in disuso le conduzioni mezzadrili e in affitto, si imposero le imprese familiari sorrette da strutture cooperative e le aziende di capitali. L'impiego di macchinari ha portato alla semplificazione del paesaggio agrario in grandi campi coltivati a cereali e colture foraggiere e industriali. La frutticoltura si è diffusa con impianti specializzati ad altissima produttività: piantagioni geometriche hanno sostituito quasi ovunque la tradizionale conduzione consociata in cui i filari erano frammentati ai campi. Vecchie attività e colture sono scomparse (ad es. la bachicoltura), mentre altre sono state introdotte (soia, sorgo, kiwi). I pioppi americani, ad accrescimento rapidissimo, hanno occupato le golene e i terreni meno fertili con impianti che alimentano l'industria cartaria. Il benessere quasi improvviso portò poi alla scoperta delle "vacanze" da parte di chi non ne aveva mai avuto la possibilità. La conseguenza di questo, che è un fenomeno socialmente positivo, furono pesanti. Molti chilometri di costa furono inglobati nel cemento; molte montagne furono costellate di tralicci e piloni e avvolte da cavi d'acciaio; lottizzazioni e villette cominciarono ad espandersi a macchia d'olio, mentre in molti casi le belle abitazioni antiche furono ristrutturate malamente, con largo uso di materiali che dovevano denotare la raggiunta modernità.


Paesaggi romaniModifica

Roma dispone di una superficie territoriale molto vasta, la più estesa d'Italia , e fino alla metà del secolo scorso lo spazio intorno alle mura era scarsamente abitato e isolava la città dal resto del Lazio. Nei decenni del dopoguerra, una crescita edilizia forsennata, che non è tutt'ora finita, ha snaturato Roma. Gli elementi costitutivi dell'identità romana sono due: quelli naturali (l'Agro e i rilievi circostanti) e quelli storici (l'antico sistema insediativo). In passato, l'immagine della capitale è stata sempre associata alla campagna romana, cioè il carattere dominante è sempre stato quello del paesaggio se non deserto, comunque spopolato. Tutto ciò è stato vero per circa millecinquecento anni, poi tutto è cambiato: l'antico sistema insediativo e l'Agro sono stati stravolti dall'impetuosa crescita edilizia dopo l'unità d'Italia, ma in particolar modo nel corso degli ultimi cinquant'anni, e in modo frenetico nell'ultimo decennio. Roma è diventata una vasta agglomerazione dilagata a macchia d'olio in tutte le direzioni fino a saldarsi con l'abitato dei comuni limitrofi. Si è assottigliata la distinzione tra paesaggio rurale e paesaggio urbano e solo alcuni esili corridoi uniscono ancora la città srtorica alla campagna: l'Appia Antica, l'area di Veio e pochi altri spazi sopravvissuti all'immane espansione delle arree urbanizzate. Per descrivere l'attuale configurazione della metropoli romana dal punto di vista dell'inquinamento visivo, si può dividere il territorio romano in una pluralità di paesaggi:

- L'agro romano. Lo spazio non urbanizzato è ancora cospiquo e sono ancora riconoscibili diversi sistemi ambientali: l'Agro è un vero e proprio serbatoio di diversità biologiche. Ma gli originari caratteri naturalistici sono in larga misura sfigurati dall'espansione edilizia e infrastrutturale. E' uno spazio attraversato da una rete imponente di strade, ferrovie, elettrodotti, frantumato dalla diffusione legale o illegale di ville, case, attività produttive, uffici pubblici e privati, ospedali, impianti sportivi, vivai e maneggi. Inoltre vi sono un'infinità di attività temporanee, di ogni genere, dalle cave di argilla e sabbia, alle discariche, ai depositi e alle esposizioni di materiali e autoveicoli, alle distese di serre e di spazi abbandonati. Anche all'interno delle aree protette è evidente la disseminazione edilizia. Andando da Termini a Fiumicino si vedono solo pochi brandelli di campagna coltivata. Le uniche superfici agricole di consistente ampiezza sono quelle di proprietà pubblica (Castel Porziano, Santo Spirito) e poche altre proprietà private.

-La città storica E' il più prestigioso elemento distintivo dell'identità romana, insieme agli altri insediamenti storici disseminati nell'Agro. Il centro storico è oggi abbandonato agli usi impropri e alle trasformazioni più o meno spontanee. Il centro storico della capitale conserva gli straordinari caratteri che lo distinguono da ogni altra città. In primo luogo, per il rapporto con l'archeologia, che non è relegata in aree recintate, ma mantiene il rapporto con la città moderna. Accanto all'archeologia, l'altro connotato che gli studiosi riconoscono proprio del centro storico di Roma è di essere in ogni sua parte, una città al contempo aulica e popolare. Monumenti di incomparabile splendore si alternano a un tessuto abitativo minuto e anodino, manufatti di epoche diverse e di diversi stili raggiungono nell'insieme una bellezza di qualità incomparabile.

- La città pubblica Sotto questa denominazione viene considerato il paesaggio degli interventi di edilizia residenziale pubblica realizzati a Roma nel secondo dopoguerra. Sono molti e diversi, dai quartieri Ina casa degli anni Cinquanta e Sessanta, ai Peep degli anni Settanta-Ottanta. In comune hanno la caratteristica di essere costruiti su area pubblica, cioè su suoli acquisiti dal comune o dagli enti responsabili dell'edilizia popolare. La proprietà pubblica dell'area ha garantito la bassa densità, la soddisfacente dotazione di spazi pubblici e verde, la buona qualità della progettazione architettonica. Alcuni di questi interventi a Roma e anche in altre città italiane sono stati oggetto di aspra critica che imputano agli architetti progettisti la responsabilità delle condizioni di degrado in cui versano tali quartieri (Le Vele di Napoli, lo Zen di Palermo, il Corviale e il Laurentino 38 a Roma).Essi rappresentavano le speranze di riforma e di progresso che attraversavano l'Italia alla fine degli anni Sessanta. In altre epoche e in altre società la monumentalizzazione dell'edilizia ordinaria sarebbe quasi sicuramente andata a buon fine, ma nella realtà oggi rappresenta il forte degrado di alcune zone della città.

-La città della speculazione, quella abusiva, le grandi infrastrutture Agro romano, città storica e città pubblica rappresentano l'insieme dei paesaggi romani che possono essere definiti, almeno tendenzialmente, di qualità, comunque con basso livello d'inquinamento visivo. I tre paesaggi ( quello della speculazione, dell'abusivismo e delle grandi infrastrutture) sono invece affetti da un altissimo grado di inquinamento visivo e costituiscono sia insieme che individualmente uno spazio privo di qualità. In tali paesaggi vive la maggior parte della popolazione di Roma e si sovrappongono le più vistose contraddizioni della realtà metropolitana, dalle residenze della piccola borghesia che abita i fabbricati intensivi della grande speculazione degli anni Cinquanta e Sessanta, agli insediamenti abusivi che comprendono quanto resta delle casette abusive costruite per necessità nel primo dopoguerra, alle ville di lusso con piscina, alle nuove baraccopoli, all'opulenza degli ipermercati e degli outlet. In particolare, la città della speculazione è la parte più densa, compatta della prima cintura periferica, quella cioè ai lati delle strade consolari (Tiburtina, Casilina, Prenestina, Magliana) e che raggiunge densità abitative elevatissime. Forse meno densi, ma esteticamente deplorevoli gli interventi abitativi privati più recenti e quelli spropositato di edilizia commerciale, quasi mai di valenza estetica, anche se non manca qua e là qualche eccezione che avrebbe meritato un più consono contorno. La città abusiva è ancora peggio. E' la parte peggiore di Roma, quella che allontana la nostra capitale dalle grandi città del mondo civile. Infine vi sono le grandi infrastrutture, dagli aeroporti di Fiumucino e Ciampino, al GRA (Grande Raccordo Anulare). Quest'ultimo, accentua la forza centripeta e configura un nuovo confine. Può essere considerato le nuove mura Aureliane del XX secolo e quindi definisce implicitamente un limite oggettivamente difficile da contestare alla nuova espansione.


Proposte contro l'inquinamento visivo nel mondoModifica

San Paolo del BrasileModifica

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Nella grande metropoli di San Paolo del Brasile, il sindaco Gilberto Kassab, ha proclamato nel 2007 la legge comunale "lei cidade limpa" (legge per la città pulita), che vieta l'affisione di messaggi pubblicitari di qualsiasi tipo o altra forma di inquinamento visivo. Infatti la citta era invasa da fotografie alte dieci piani, neon su ogni tetto, più di 13.000 cartelloni extra-large, manifesti e cartelli, insegne e neon, schermi elettronici, promozioni sulle fiancate di taxi e bus, studenti assunti per appostarsi agli angoli delle strade sventolando bandiere con i colori di una marca o di un'altra, avevano reso la situazione insopportabile. La popolazione ha gradito molto questa legge e la città, dopo questa pulizia radicale, pur mettendo a nudo i muri grigi e le innumerevoli favelas che erano coperte da queste mega strutture, ha scoperto facciate art decò che per anni sono rimaste nascoste.

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In tale contesto si inseriscono due street artists, Leonardo Delafuente e Anderson Augusto, che hanno creato il 6emeia project, per migliorare l'aspetto della città. I due artisti hanno voluto rallegrare il cammino quotidiano di migliaia di persone, colorando i tombini di una strada chiamata Rua do Bosque, dimostrando che anche qualcosa trascurato e dimenticato da tutti, come uno scolo fognario può trasformarsi in un oggetto d'arte. Gli artisti definiscono i tombini dipinti da loro come "gocce di colore in un immenso mare grigio". Il nome 6emeia (6 e mezzo) è derivato dal fatto che "alle 6 e mezzo- hanno spiegato Delafuente e Augusto in un'intervista - le lancette guardano in basso e se guardi in giù, vedrai i nostri lavori".



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GiapponeModifica

In Giappone è abitudine lasciare la spazzatura in appositi angoli dedicati alla raccolta dei rifiuti, in giorni prestabiliti della settimana. Severe leggi regolamentano lo smaltimento dei rifiuti, il riciclaggio e persino il colore dei sacchi da utilizzare ( che devono essere chiari, così da lasciare filtrare la luce ed impedire il proliferare di insetti e germi). Se questa tattica regala ai giapponesi città prive di cassonetti, li obbliga però a subire la vista di cumuli di spazzatura ordinatamente ammucchiati negli appositi spazi. E' proprio considerando questo problema estetico che l'azienda MAQ ha pensato ai Garbage Bag Art Work,sacchetti della spazzatura decorati con gradevoli disegni in grado di rendere anche la peggior discarica un posto solare e divertente. La MAQ sostiene di voler trasformare un gesto negativo come quello di portare fuori la spazzatura in un'azione creativa, creando una forma di arte istantanea che cambierà i paesaggi metropolitani più familiari. I tre tipi di motivi disponibili ( pesciolini azzuri, alberi verdi, fiori rosa), sono stati pensati per corrispondere ai tre differenti tipi di spazzatura raccolti in Giappone: combustibile, riciclabile, e non combustibile. Mentre in Occidente c'è chi ha disegnato "sacchetti alla moda" per casalinghe chic, i Garbage Bag Art Work sono stati invece pensati per una funzione estetica che coinvolge l'intero vicinato, oltre a ricordare a tutti, quali rifiuti vengono raccolti in un particolare giorno della settimana.

DanimarcaModifica

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In Danimarca (ma anche nel Regno Unito), le wind farm (letteralmente fattorie del vento) vengono costruite "off shore" per ridurre al minimo l'impatto visivo degli impianti eolici. Gli impianti sono situati cioè in mare, lontano dalle coste, dove è possibile sfruttare i forti venti che soffiano, senza essere rallentati da ostacoli, sulla superficie dei mari, degli oceani, ma anche di grandi laghi. I costi di realizzazione e di manutenzione delle wind farm off shore sono molto più elevati di quelle on shore, a causa dei costi di trasporto dei materiali, delle difficoltà costruttive, dei problemi di ancoraggio delle torri al fondale e dei problemi collegati alla corrosione ad opera delle acque marine sulle strutture, ma i vantaggi sono molto elevati. Sulla superficie di mari e oceani infatti, i venti non trovano ostacoli e soffiano con velocità maggiori e con maggior costanza. Il posizionamento off shore di grandi wind farm risolve anche i problemi di impatto estetico e acustico, poichè le torri sono situate oltre la linea dell'orizzonte visibile, ad almeno 3km dalla costa.


Proposte contro l'inquinamento visivo, in ItaliaModifica

Il camouflage nei vigneti del BaroloModifica

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Ad Alba e nel territorio circostante coesistono, nello stesso tempo, forti attività produttive e un paesaggio naturale e agricolo che rappresenta la forza attrattiva del turismo. Non si può rinunciare alla spina dorsale dell'economia di un territorio, e cioè alle strutture destinate alle attività produttive, così come non si può rinunciare alla bellezza del paesaggio naturale e agricolo delle Langhe. Quindi se del capannone industriale non se ne può fare a meno, va ripensato meglio. Come soluzione al problema, Aganahuei propone degli interventi artistici di "camouflage", con cui le strutture destinate alla produzione industriale possono ridurre il loro impatto visivo e ambientale, se non addirittura inserirsi in modo armonioso nel contesto paesaggistico di riferimento. Secondo Aganahuei i capannoni si devono costruire con colorazioni e forme già mimetiche in sintonia con l'ambiente circostante e limitando il fastidio visivo. L'idea del camouflage applicato ai capannoni nasce da lontano: innanzitutto dalle osservazioni sul comportamento della natura, ma soprattutto dal mimetismo inventato dai pittori cubisti arruolati dall'esercito francese durante la Prima Guerra Mondiale, che riuscirono a camuffare e nascondere ai tedeschi le postazioni strategiche. A pochi mesi dall'inizio della guerra, un telefonista dell'esercito francese, che d professione faceva il pittore, si chiese se non fosse possibile adottare un sistema di protezione tale da confondere nella natura uomini e armi, giocando sulle forme e sui colori. Ne riferisce allo Stato Maggiore e, nel febbraio 1915, il Ministero della Guerra accettò di costruire una squadra che lavori sotto la sua direzione, ossia uomini ignari di guerra e di strategie: i pittori cubisti. Per l'intera durata della guerra questi artisti dipingeranno alberi vuoti(poi fabbricati nelle retrovie e nelle scuole di Belle Arti) e dotati di una scala interna per consentire a un osservatore di spiare le trincee nemiche e fogliame a colori naturali sugli elmetti e sui cannoni. Occulteranno interi villaggi, trincee e ponti, fino a quando anche i tedeschi, nel 1917, cominceranno a mimetizzare le loro trincee.


Siena città cablataModifica

Siena è una città quasi interamente cablata, che utilizza cioè la fibra ottica per portare nelle case i collegamenti tv, ma soprattutto per mettere in comunicazione tutti i cittadini con l'amministrazione comunale e introdurre servizi interattivi, internet ed altro senza appesantire le strutture della città o i costi dei senesi. Tutti i canali della tv si ricevono senza bisogno di antenna o parabola, con evidente vantaggio estetico e paesaggistico per una città dal notevole pregio architettonico come Siena. Anche l'Università di Siena si adeguerà al sistema con programmi di teledidattica e lezioni interattive. Con la Asl sarà possibile organizzare il telesoccorso e visite a distanza. Il progetto, a dieci anni dal suo avvio, ha prodotto buoni risultati e la cablatura si sta estendendo ai maggiori centri della provincia, anche se rimane l'unico esempio nel panorama italiano.

LegislazioneModifica

Non vi è una legislazione precisa contro l'inquinamento visivo, ma certamente se le istituzioni facessero rispettare più rigorosamente quella esistente vi sarebbe un notevole miglioramento della situazione attuale.

Pubblicità

- Il Nuovo Codice della Strade entrato in vigore il 1°gennaio 2003 disciplina le diverse forme pubblicitarie. Nell'art.23 [3] vengono indicate quelle consentite e quelle vietate, le sanzioni amministrative, gli enti preposti al rispetto delle disposizioni e i soggetti interessati. - Il Codice dei Beni culturali e Paesaggistici n° 42/2004 File:D.lgs.22gennaio2004n42.pdf con gli artt. 10, 49, 134, 153 permette l'esercizio della pubblicita previa autorizzazioneamministrativa da parte del competente soprintendente.

Graffitismo

L'art 639 del Codice penale [4] condanna il reato di imbrattamento e deturpamento dei beni mobili e immobili del centro storico. E' stato presentato un disegno di legge [5] che modificandolo, vorrebbe stabilire che il responsabile del "nocumento" al decoro urbano sia punito con: una multa fino a 10 mila euro, oppure la permanenza domiciliare da 10 a 40 giorni, ovvero con la pena del lavoro di pubblica utilità da 30 giorni a 6 mesi, commutabili in lavori di ripulitura dei muri imbrattati.

Antenne televisive

L'art. 21 della Costituzione[6] sancisce il diritto primario all'informazione, da questo deriva il principio generale secondo cui ciascun abitante in un edificio, anche se non proprietario di un immobile, ha il diritto di installare le antenne televisive e gli accessori necessari per il suo funzionamento. Per le antenne paraboliche l'art.3 della legge 349 del 31 luglio 1997 (sull'istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo), per incentivare negli edifici l'installazione di antenne centralizzate , ha previsto che, gli immobili composti da più unità abitative, per la ricezione delle trasmissioni radiotelevisive satellitari, si avvalgano di norma di antenne collettive e che possono installare o utilizzare reti via cavo per distribuire nelle singole unità le trasmissioni ricevute mediante antenne collettive. La disposizione si applica a tutti gli immobili di nuova costruzione e a quelli soggetti a ristrutturazione generale. Ai comuni, inoltre, è stato attribuito il compito di emanare un regolamento sull'istallazione degli apparati di ricezione delle trasmissioni radiotelevisive satellitari nei centri storici al fine di garantire la salvaguardia degli aspetti paesaggistici.

Paesaggio

Il Paesaggio e tutelato dal Codice dei Beni culturali e Paesaggistici n° 42/2004 File:D.lgs.22gennaio2004n42.pdf Inoltre l'Italia si attiene alle norme contenute nella Convenzione europea del paesaggioFile:ConvenzioneeuropeadelPaesaggio.pdf, firmata a Firenze nel 2000. Per contrastare l'espansione delle aree urbanizzate, bisogna citare la Regione Toscana che ha varato la legge 1/2005 al cui art.3 prescrive " che nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riuso e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti" [7]

BibliografiaModifica

A cura di Paolo Rognini, "La vista offesa", Franco Angeli, 2008

http://nuke.casaeclima.it/news/camouflage/tabid/90/default.aspx

http://www.cabq.gov/aes/s5vp.html

http://grupponeuro.myblog.it/.../neuro-4-art-xvii.html

Riferimenti esterniModifica

http://www.ilpaesaggio.eu/

http://www.lexambiente.it/

http://www.giofugatype.com/

http://www.patrimoniosos.it/

http://www.girodivite.it/giro/2003/103/siena_cablata.htm/

http://www.dunnfoundation.org/

http://www.6emeia.com/

http://www.youngreporters.org/article.php3?id_article=3266

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