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L'eccessiva illuminazione può comportare un aumento, smisurato, dell'inquinamento luminoso.

Gli sviluppi tecnologici ed economici nel corso degli anni hanno inflitto all'ambiente vari generi di inquinamento, ai quali si è aggiunto l'inquinamento luminoso. Quando l'uomo immette luce di notte nell'ambiente esterno, al di fuori degli spazi che è necessario illuminare, altera così la quantità naturale di luce presente e produce una forma di inquinamento chiamata inquinamento luminoso. Ossia un inquinamento della luce naturale prodotto dalla luce artificiale. Per inquinamento luminoso si intende ogni forma di irradiazione di luce artificiale rivolta direttamente o indirettamente verso la volta celeste. Produce inquinamento luminoso sia l'immissione diretta di flusso luminoso verso l'alto (tramite apparecchi mal progettati, mal costruiti o mal posizionati), sia la diffusione di flusso luminoso riflesso da superfici e oggetti illuminati con intensità eccessive, superiori a quanto necessario ad assicurare la funzionalità e la sicurezza di quanto illuminato. La luce riflessa da superfici e oggetti illuminati produce sempre inquinamento luminoso. Ad esempio, è fonte di inquinamento luminoso la luce che un apparecchio di illuminazione disperde al di fuori della zona che dovrebbe illuminare. Le stesse superfici illuminate producono inquinamento luminoso allorquando riflettono o diffondono nell'ambiente la luce che giunge loro. L'effetto più eclatante dell'inquinamento luminoso è l'aumento della brillanza del cielo notturno e la perdita della possibilità di percepire l'Universo attorno a noi. Da un certo punto di vista la luce, per molti, può essere sinonimo di sicurezza e infatti una scarsa illuminazione è considerata come un incentivo agli atti criminosi e alla delinquenza in generale, ma un'eccessiva illuminazione può comportare l'aumento dell'inquinamento luminoso generato, appunto, da luce artificiale che si disperde verso l'ambiente circostante e verso il cielo. A sua volta l'inquinamento luminoso provoca molteplici effetti negativi sull'uomo e sul mondo che lo circonda. La luce dispersa verso l'alto illumina le particelle in sospensione nell'atmosfera e le stesse molecole che la compongono: si crea così uno sfondo luminoso che nasconde la luce degli astri. Questo potrebbe sembrare un problema solo per gli astronomi e gli astrofili, che non riescono più a sfruttare la piena potenza dei loro sofisticati e costosi strumenti. Invece è un problema per tutti perchè l ’aumento della luminosità del cielo notturno, impedendo la visione delle stelle e degli altri corpi celesti, ci isola da quell’ambiente di cui noi e il nostro pianeta siamo parte. L’inquinamento luminoso altera il nostro rapporto con l’ambiente dove viviamo, l’Universo. Il problema è grave perché è in gioco la percezione del “mondo” attorno a noi sul quale il cielo stellato per la popolazione costituisce l’unica “finestra” disponibile. In un futuro non lontano una cappa lattiginosa potrebbe nascondere del tutto agli occhi dei nostri figli la parte di universo in cui ci troviamo. Infatti l'inquinamento luminoso sta crescendo in modo esponenziale, e con esso la luminosità (in senso negativo) del cielo. Dagli anni settanta ad oggi la luminosità artificiale del cielo è più che quadruplicata. A questo si aggiunge il danno alla componente paesaggistica di cui il cielo notturno è elemento fondamentale con conseguenze per l’industria turistica nazionale che sarebbe sbagliato ignorare. L’inquinamento luminoso, infine, costituisce un inutile spreco energetico, di risorse e, quindi, di denaro ed è il tipico segno di illuminazione inadeguata.


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Partendo dal presupposto che è quasi impossibile impedire l'installazione di nuovi impianti di illuminazione e che è ancora più arduo frenare lo sviluppo urbanistico delle città (spesso irrazionale e devastante) non resta che limitare al massimo la dispersione di luce verso l'alto. Per porre un limite all'insorgere di tale inquinamento si potrebbe iniziare a non installare lampade superflue e ad adottare impianti a ridotto consumo di energia, apparecchi correttamente progettati e montati che indirizzino la luce nel luogo in cui è necessaria, dosando la giusta quantità di luce, ed evitare che si disperda inutilmente nella volta celeste.



Pattern correlati: Illuminazione, Inquinamento ambientale, Inquinamento acustico e la sua trasformazione, Inquinamento visivo, Sicurezza nei parchi


Le sorgenti di luce e le loro caratteristicheModifica

Le sorgenti di luce

Per sorgente di luce si intende il cuore di un corpo illuminante, in una parola la lampada, ovvero quel trasduttore che ha la capacità di convertire l'energia elettrica in luce. La ricerca per poter creare una fonte di energia luminosa, che fosse quanto più possibile valida, risale ai primi anni del 1800, ma la svolta avvenne ottant'anni dopo ad opera di Thomas Edison (1847-1931) che ebbe l'idea di registare il brevetto inerente la lampada ad incandescenza con filamento di carbonio. Essa funziona sul principio dell'effetto termico della corrente (più conosciuto come effetto Joule) in cui il filamento percorso dalla corrente elettrica si scalda fino ad emettere luce. Nelle moderne lampade con filamento al tungsteno la temperatura che si raggiunge è pari a 2700 K (gradi Kelvin), ma queste ultime sono lampade che hanno una bassissima efficienza, difatti il 95% dell'energia elettrica viene convertita in calore e solo il restante 5% in luce. Nel corso del tempo si è cercato di realizzare delle lampade sempre più efficienti o con prestazioni complessive sempre più soddisfacenti. E' proprio la loro scelta che può fare la differenza, non solo per limitare l'inquinamento luminoso, ma anche per ridurre i consumi energetici non dimenticando un'altra cosa importante e cioè quella di illuminare in modo più pertinente i soggetti che interessano. Le caratteristiche di una lampada cui si deve fare riferimento e che contraddistinguono le prestazioni della stessa sono: 1. efficienza 2. vita utile 3. resa dei colori 4. flusso luminoso 5. temperatura di colore.

1. Essa è espressa in l/W vale a dire quanti lumen di flusso luminoso vengono sviluppati per ogni Watt consumato.

2. Consiste nella durata della lampada in condizioni di esercizio tali da conservare le sue prestazioni entro limiti accettabili.

3. Essa è la capacità della lampada di restituire fedelmente il colore degli oggetti illuminati. La prestazione massima è rappresentata dal valore 100 (standard di riferimento della lampada a incandescenza) da cui quindi scaturiscono delle categorie 1A (90-100), 1B (80-90) 2 (70-80) e 3 (60-70). Se si va al di sotto di tali valori la resa cromatica viene in genere giudicata insoddisfacente per la maggior parte degli usi.

4. Quantità di energia emessa dalla lampada (che si esprime in lumen).

5. Colore apparente della luce espresso in K (gradi Kelvin); quando ci si trova di fronte a lampade ad incandescenza essa coincide con la temperatura del filamento; per le lampade a scarica si introduce il concetto della temperatura di colore correlata che sarebbe la temperatura in gradi K del radiatore termico il cui colore apparente più si avvicina alla sorgente in questione. Da ciò si spiegano le scritte che si trovano su alcune lampade definite a luce fredda biancastra (cioè con emissioni verso il blu) o a luce calda giallastra (con emissioni verso il rosso).


Le varie tipologie di lampadeModifica

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Lampade a incandescenza
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Sono le lampade più diffuse e tra i loro vantaggi si possono annoverare il basso costo, un'ottima resa cromatica e l'accensione immediata. Quelle più semplici presentano però bassissima efficienza e breve durata; il loro uso è consigliato per impianti con elevato ciclo di accensioni e spegnimenti ma con usi di breve durata. L'impiego per impianti esterni è ormai però molto raro pertanto il danno apportato alle ricerche a causa dell'emissione lungo tutto lo spettro si è ridotto in modo considerevole negli ultimi anni.

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Lampade a scarica di gas
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E' la categoria con il numero maggiore di lampade esistenti con varie tipologie che si differenziano per il gas utilizzato, la resa cromatica, l'efficienza, la durata la pressione e la possibilità di poter ridurre il flusso. La loro efficienza è superiore rispetto quelle ad incandescenza così come la loro vita utile, per questo ne hanno preso il posto nell'illuminazione esterna (privata e pubblica). Contrariamente a quanto accade per le lampade ad incandescenza sia l'accensione che la riaccensione, dopo un eventuale spegnimento, necessitano di qualche minuto di riscaldamento. Per quanto concerne il loro impatto sulle ricerche astronomiche quest'ultimo è essenzialmente legato al tipo di spettro che emettono, di conseguenza esso sarà poco dannoso per quelle monocromatiche e molto dannoso per quelle con emissione su tutto lo spettro.

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Lampade ai vapori di mercurio ad alta pressione
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Lampade la cui introduzione ha segnato un notevole incremento dell'inquinamento luminoso dovuto al considerevole aumento dei flussi luminosi emessi in quanto offre, con un'efficienza di circa 50 l/W, a parità di potenza un'emissione di luce cinque volte superiore. Sono da sconsigliare sotto ogni punto di vista perchè hanno una durata no superiore alle 10.000 ore, una resa dei colori non superiore a 50 (praticamente insoddisfacente al massimo!) e un'emissione tale da arrecare disturbo alle rilevazioni astronomiche spettro-fotometriche e consumi quasi doppi rispetto alle lampade al sodio ad alta pressione queste ultime appena citate migliori nella durata, nell'efficienza e nella resa cromatica.

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Lampade fluorescenti
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E' possibile trovarle sia nella versione lineare (i neon) che nella forma compatta. Le prime di elevata efficienza e vita utile compresa tra le 10.000 e 18.000 ore nonchè una resa cromatica non inferiore ad 80 che ne rappresenta un punto di forza, però nonostante questi aspetti positivi bisogna porre attenzione all'emissione spettrale ampia che quindi è fastidiosa per determinati lavori astronomici, pertanto il loro uso negli spazi esterni è sconsigliato. Altro discorso per le seconde e cioè per quelle a basso consumo che hanno ormai quasi sostituito del tutto quelle ad incandescenza nell'uso interno; esse hanno una durata di 10.000 ore, un'efficineza di 60 l/W (contro i 10 l/W di quelle ad incandescenza) e una resa di colore maggiore per cui è da considerare come la lampada ideale per i piccoli impianti.

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I LED
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Funzionano sul principio della luminescenza. I LED (Light Emitting Diode) si sono affacciati con successo nel campo delle vere e proprie sorgenti di luce soltanto negli ultimi anni. Il loro punto di forza si può riscontrare nella vita utile stimabile in oltre 50.000 ore! Non meno importanti le dimensioni veramente ridotte e la proprietà di produrre direttamente luce colorata che ne fanno unitamente ad altre prestazioni, la probabile sorgente di luce del futuro. Nell'illuminazione stradale se ne può apprezzare, oltre alla durata e i bassi consumi, il fatto che la mortalità della sorgente si manifesta in modo progressivo dando l'opportunità di programmare la sostituzione della stessa. Accade che vengano proposte sul mercato soluzioni di scarsa qualità con la promessa di risultati strabilianti che però non sono raggiungibili a meno di termini di riduzione dei consumi o prestazionali (con il risultato di strade che appaiono male illuminate).


Le insegne luminoseModifica

Si dice che la pubblicità sia l'anima del commercio soprattutto se è visibile anche di notte e resterà maggiormente impressa nella mente degli automobilisti anche se dovesse abbagliarli mentre si trovano alla guida del proprio mezzo di trasporto! Questa sembra essere la filosofia moderna in linea con la cultura dello sperpero e dell'apparenza,per attirare e abbindolare il consumatore medio. Basta farsi un giro nelle proprie città, nelle metropoli specialmente, per imbattersi in insegne pubblicitarie che accecano quasi per la loro potenza. Se sono illuminate dal basso verso l'alto (il che non è raro che avvenga) alla notevole emissione di luce si aggiunge anche un flusso diretto verso il cielo non trascurabile. E' vero che alcune di esse sono indispensabili basti pensare agli ospedali, alle forze dell'ordine,alle farmacie, agli alberghi ai ristoranti o i distributori di carburante, però è altrettanto vero che si potrebbe trovare un compromesso come per esempio imponendo dei limiti di orari o installandole in modo corretto. Oltretutto, come già evidenziato all'inizio, queste insegne così esposte non arrecano danni solo alla volta celeste producendo quindi inquinamento luminoso ma possono provocare l'abbagliamento ad automobilisti e pedoni e in casi più gravi avere delle tragiche conseguenze (come la morte di essi).


Il risparmio energeticoModifica

Spesso il problema dell'inquinamento luminoso è strettamente legato a quello degli eccessivi consumi di energia. Il contenimento dei consumi nasce dall'esigenza di limitare la brutta abitudine, sia pubblica che privata, di sovrailluminare soggetti e contesti urbani e architettonici senza alcun riguardo per l'aspetto del risparmio e ciò comporta non solo un peggioramento del problema dell'inquinamento luminoso ma anche quello dello sviluppo sostenibile e della conservazione delle risorse naturali. Illuminazione di facciate di palazzi dal basso verso l'alto da cui conseguono anche problemi di luce intrusiva (oltre al già citato inquinamento).



Effetti dell'inquinamento luminoso Modifica

Alcuni effetti che l'inquinamento luminoso può provocare sono di vario tipo:

ARTISTICO in quanto nei centri storici delle città si può notare la luce, smoderata, cui sono soggetti i monumenti e spesso l'immagine di essi viene danneggiata a discapito della loro bellezza.

ECOLOGICO perché la luce artificiale non usata in modo appropriato può essere causa delle alterazioni nella vita della flora e della fauna.Il ciclo naturale giorno-notte viene modificato, ne risente lo sviluppo delle piante che, sottoposte alle intense fonti luminose,ingannano il naturale ciclo della fotosintesi clorofilliana;inoltre viene anche modificato il comportamento di alcune specie animali, le loro abitudini di vita, le migrazioni..

PSICOLOGICO sull'uomo perchè si possono avere su di esso delle ripercussioni di tipo metabolico e psichico, la troppa luce o la sua emissione nelle ore notturne può provocare vari disturbi come ad esempio l'insonnia.




La situazione in ItaliaModifica

Esistono alcune leggi per contenere la crescita dell'inquinamento luminoso:

• dal 1996 in discussione al senato la proposta di legge 751 che riguarda le misure urgenti per il risparmio energetico ed il contenimento dell'inquinamento luminoso;

• la regione Veneto ha approvato la legge regionale 22/97 che riguarda le norme per la prevenzione dell'inquinamento luminoso.

Per indirizzare lo sviluppo dell’illuminazione esterna notturna in una direzione virtuosa di rispetto dell’ambiente e di risparmio energetico, altrimenti non adeguatamente intrapresa, sono necessari degli interventi legislativi. Le leggi contro l'inquinamento luminoso della Regione Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo e Puglia costituiscono il corretto punto di partenza per una illuminazione ecologica feconda di proficui sviluppi. Queste ottime leggi sono state promosse da Cielobuio - Coordinamento per la protezione del cielo notturno , una attiva associazione nazionale in onore della quale l’Unione Astronomica Internazionale ha assegnato il nome Cielobuio ad un nuovo pianetino.


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Fonti: Legambiente

Secondo un'indagine nazionale sull'efficacia dell'illuminazione pubblica, oltre il 30% dell'energia prodotta viene sprecata in un sistema di illuminazione primitiva. Sotto questo punto di vista tra le città meno inquinanti troviamo: Pavia, Siena, Caltanissetta e Catanzaro, alcuni parchi si sono muniti di illuminazione ecologica. Purtroppo peròl'inquinamento cresce al passo con lo sviluppo economico e industriale.

Come combatterlo e perchè intervenireModifica

E' indubbio che tutti, direttamente o indirettamente, siamo interessati alla nostra volta celeste, alcuni per motivi scientifici o amatoriali, altri anche per motivi economici. Pensiamo solo che l'illuminazione pubblica è pagata da noi contribuenti e che con i soldi risparmiati si potrebbe illuminare meglio la strada, migliorando così anche i trasporti su gomma, ed evitando spesso degli incidenti "inutili" oppure, si potrebbero avviare diverse iniziative di informazione sul comportamento in strada o ancora finanziare l'abbellimento urbano ecc. Spetta anche agli architetti, che disegnano gli ambienti in cui l'uomo svolge le proprie attività, fare in modo che la distribuzione della luce risulti ottimale, per quanto riguarda l'utilità per l'uomo ma allo stesso tempo nel rispetto dell'ambiente. Per limitare in modo efficace l'inquinamento luminoso occorre minimizzare tutta quella parte di esso che è evitabile in quanto non assolutamente necessaria per produrre l'illuminazione richiesta: per far ciò le leggi e le norme dovrebbero applicare le seguenti regole, contemporaneamente (i loro effetti si sommano) e in ogni luogo (l'inquinamento luminoso si propaga a grandi distanze e si somma con quello prodotto dalle altre sorgenti):

1) Il primo criterio irrinunciabile per un’efficace limitazione dell’inquinamento luminoso è quello di non sovrailluminare. Questo significa limitare i livelli di luminanza ed illuminamento delle superfici illuminate a quanto effettivamente necessario. Significa anche non applicare livelli superiori al minimo previsto dalle norme di sicurezza, quando presenti, in modo da garantire la sicurezza senza produrre eccessivo inquinamento luminoso. Quando non siano presenti norme specifiche, i livelli di luminanza dovrebbero essere commisurati a quelli delle aree circostanti (nelle migliori leggi e nei migliori regolamenti si applica il limite di una candela al metro quadro).


2) Prevedere la possibilità di una diminuzione dei livelli di luminanza e illuminamento in quegli orari in cui le caratteristiche di uso della superficie lo consentano. I livelli di illuminazione necessari per la sicurezza o per il buon uso di un certo tipo di area dipendono infatti dal tipo di utilizzo della superficie. Se in certi orari cambia l'uso di una certa superficie l'illuminazione può essere ridotta (ad esempio quando termina lo scarico di merci dagli autocarri in un area industriale o diminuisce il traffico di una strada). Se poi l'illuminazione dopo una certa ora non viene più utilizzata, si eviterebbe inutile inquinamento luminoso e spreco di energia spegnendo l'impianto.


3) Minimizzare la dispersione diretta di luce da parte degli apparecchi di illuminazione al di fuori delle aree da illuminare. In una legge efficace contro l'inquinamento luminoso è fondamentale e irrinunciabile l'obbligo di utilizzare apparecchi di illuminazione totalmente schermati in tutti gli impianti, pubblici e privati (ossia aventi un emissione di 0 cd/klm a 90 gradi ed oltre rispetto la verticale verso il basso). Infatti anche quando il flusso luminoso emesso verso l'alto dagli apparecchi di illuminazione sembra trascurabile rispetto a quello riflesso dalle superfici, in realtà esso costituisce la parte fondamentale del flusso inquinante ad una certa distanza dalle sorgenti.

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