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La problematica dei parcheggi nelle città è una questione che comprende vari aspetti:la loro costruzione,la loro gestione operativa,la mobilità urbana,l'impatto ambientale (specie per i parcheggi multipiano fuori terra),le questioni amministrative ed economiche che ne conseguono. Il problema principale però riguarda la scarsità di parcheggi pubblici nelle città italiane

Con il termine parcheggio si indicano un luogo,uno spazio o una zona adibiti alla sosta di veicoli.La legge 24 marzo 1989 n° 122(legge Tognoli)sulle disposizioni in materia di parcheggi,prevede la costituzione di un fondo per investimenti nel settore dei parcheggi. Al fine di salvaguardare l'ordine pubblico nella regolamentazione delle attività stradali,la deposizione di veicoli per la sosta viene in genere disciplinata mediante la previsione di idonei spazi a ciò riservati e l'obbligo di utilizzo degli stessi,onde evitare che un eventuale abbandono casuale e disordinto i veicoli possa produrre il blocco della circolazione.La mancanza di spazio dove poter parcheggiare la propria auto è una tra le problematiche maggiori che si riscontra visitando l'area del IX Municipio.Nel Parco della Caffarella non esiste un vero e proprio parcheggio dove le auto possono essere poste,quindi chiunque voglia andare in quella zona,è costretto a sostare il proprio veicolo lungo la strada creando un restringimento della carreggiata e quindi possibili ingorghi.Al momento c'è un unico spazio adibito a parcheggio ed è Piazzale dei Castelli Romani che però si trova lontano rispetto al parco.


Per soccombere a tale problematica sarebbe oppportuno creare sufficienti aree di sosta delle vetture,soprattutto nelle zone altamente urbanizzate.Nel caso specifico del IX municipio sarebbe ideale creare un parcheggio in prossimità del parco,così da non creare blocchi alla circolazione e favorire anche l'esplorazione del parco,per coloro,che lasciano la propria auto nal parcheggio.


Mobilità e traffico interni al municipio IX Punti di sosta nell'urbano Sicurezza ed infrastrutture Aree industriali


Pagina Principale


IntroduzioneModifica

Il possesso di una vettura privata per compiere spostamenti è ormai una condizione di vita acquisita su tutto il territorio nazionale. In tale direzione, la legge italiana obbliga, in caso di nuove costruzioni, a garantire almeno 1 m2 di parcheggio ogni 10 m3 di costruzione. Da diversi anni, inoltre, lo standard medio si sta spostando verso i 2 veicoli per nucleo familiare. Tutti vogliono un veicolo aggiuntivo, ma pochi fanno l’acquisto basandosi sul fatto di poter poi disporre di un box per il ricovero del mezzo. La seconda o la terza automobile la si lascia in strada(vedi la 2 foto): questa è la linea comune di pensiero spinta dall’impossibilità di trovare spazi adeguati di ricovero, cui corrisponde un degrado,del luogo urbano, il rallentamento del traffico, l’impossibilità di impiegare liberamente il luogo pubblico per altre attività. Il congestionamento dei centri urbani e la necessità di dotare la città di idonee strutture di servizio, impongono l’esigenza di potenziare le infrastrutture di supporto ai collegamenti, e, soprattutto, le aree per la sosta ed il parcheggio.

Problematica UrbanisticaModifica

La circolazione dei veicoli è l’elemento essenziale per il controllo del traffico urbano. Questa si divide in due momenti ben distinti: - quello in cui i veicoli si muovono lungo le strade; - quello in cui i veicoli stanno fermi in attesa, tra uno spostamento e l’altro. Il numero di autoveicoli circolanti in Italia è di oltre 22 milioni; poiché ogni veicolo necessita in media di 25 m2 per il parcheggio, la superficie complessiva destinata alle aree di parcheggio dovrebbe essere oltre 1 miliardo di metri quadrati. Un’ulteriore considerazione è che la ripartizione del tempo tra movimento e sosta dei veicoli è fortemente sbilanciata verso la sosta: mediamente l’automobile è usata solo per due ore al giorno, mentre le altre 22 sta ferma. Nelle zone centrali della città, poi, solo 10 autoveicoli su 100 sono in movimento ed inoltre l’uso dell’auto come mezzo per gli spostamenti in città supera di gran lunga tutti gli altri. In tale contesto, la maggiore preoccupazione riguarda le strade urbane che, essendo la categoria principale degli spazi urbani, rivestono un ruolo fondamentale nella vita sociale,fisica, economica e culturale dei cittadini stessi. Affinché tutto funzioni nel migliore dei modi, non potendo aumentare la sezione delle strade esistenti nei centri storici, è necessario rendere libere le strade medesime da tutto ciò che non è flusso veicolare in movimento.Occorrono quindi spazi per il parcheggio temporaneo (per i non-residenti) da sommare a quelli permanenti (per i residenti).La larghezza limitata della sede stradale dei centri antichi consiglia una classificazione delle esigenze da soddisfare in base alla seguente scala di priorità: ♦ il transito dei pedoni, possibilmente in sede protetta (portico, marciapiede); ♦ il transito delle auto (magari a senso unico); ♦ la sosta temporanea per il carico-scarico delle merci; ♦ il parcheggio delle auto dei residenti e degli esterni. Risulta quindi necessario ridurre drasticamente la possibilità di parcheggiare sulla sede stradale, ossia cercare di spingere i residenti a cercare soluzioni stabili diverse da quelle del parcheggio dell’automobile sulla pubblica via.

Panorama NormativoModifica

In Italia, il D.M. 1444/68 dal titolo “Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765” ha fissato per la prima volta le dotazioni minime di spazi da destinarsi a parcheggi, introducendo l’obbligo di riservare a parcheggio una quota di superficie delle nuove costruzioni (concessioni edilizie rilasciate dopo il 1968). Nella tabella 1 sono riportate le dotazioni minime previste dal D.M. 1444/68 per le aree da destinare a parcheggio. Localizzazione Area per parcheggio (m2) Ogni Nuove costruzioni (in aggiunta ai valori seguenti) 1 20 m3 di costruzione INSEDIAMENTO RESIDENZIALE ZONA C 2,5 1 ABITANTE INSEDIAMENTO RESIDENZIALE ZONA A B 1,25 1 ABITANTE Commerciale o direzionale 40 100 m2 di superficie lorda degli edifici Commerciale o direzionale in zona A e B 20 100 m2 di superficie lorda degli edifici Industrie o assimilati 10% del totale dell’area destinata a spazi pubblici 10% del totale dell’area destinata a spazi pubblici Tabella 1. Dotazioni minime di aree da destinare a parcheggio (D.M. 144/68) Successivamente, nel 1989, questo standard è stato portato 1 m2 di parcheggio per ogni 10m3 di costruzione. Proprio in questo senso, si è mossa la legge 122/1989 (Legge Tognoli) che dà tuttora facoltà ai Comuni di mettere a disposizione dei residenti anche aree pubbliche Infrastrutture Viarie Urbane e Metropolitane per ricavare spazi di stazionamento, in quota o nel sottosuolo. Lo spirito della norma è quello di incrementare i parcheggi per i residenti e di ridurre i posti auto ad alta permanenza per i non residenti, in modo da attuare una naturale rotazione di parcheggi per i non residenti ed evitare l’ulteriore congestione del centro urbano (anche attraverso la creazione di autorimesse pubbliche)

I parcheggi nel contesto urbanoModifica

I parcheggi si possono suddividere in tre grandi categorie: 1] Parcheggi terminali (utilizzati per soste molto lunghe (a servizio della residenza degli uffici, dei poli commerciali, turistici e culturali); 2] Parcheggi scambiatori (collocati ai margini del centro urbano, costituiscono i nodi di scambio all’interno del tessuto urbano :terminal metropolitana, ferrovia, autobus,aeroporto, porto, ecc., o al contorno del nucleo storico, a servizio di quest’ultimo, per incentivare e permettere l’uso del mezzo pubblico all’interno dell’area urbana più antica in questo modo, l’utenza proveniente dalle direttrici di traffico maggiori dovrebbe trovare il parcheggio ai limiti della zona storica e quindi lasciare l’auto per recarsi al posto di lavoro o per sbrigare una serie di commissioni all’interno del centro urbano dove, di norma, sono ancora collocati i più importanti uffici pubblici e privati di una città;3]Parcheggi a rotazione(destinati agli utenti che compiono brevi soste, sia all’interno dell’area urbana storicizzata, sia in presenza di attività di servizio quali quelle commerciali,culturali, terziarie).

Parcheggi e arredo vegetaleModifica

Particolare attenzione va posta nella scelta del materiale di arredo vegetale. Le alberature devono essere eseguite con essenze che: • siano sobrie e robuste , • consentano una buona ombreggiatura, • siano impalcate alte e non abbiano rami ricadenti, • resistano ai fattori inquinanti, • non abbiano frutti pesanti e voluminosi , • non emettano resine o umori sporcanti, • non attraggano uccelli. Tra le assenze più adatte si possono annoverare : Celtis australis , Populus alba, Paulownia tormentosa , Ailanthus altissima e Gledipschia triacanthos, da scegliere naturalmente in funzione dei caratteri climatici e delle immagini culturali locali. Sono invece generalmente da evitare: Tilia spp., Aesculus hipocastanum, Sorbus aucuparia , prunus spp. e gli individui femminili di Gingko biloba. Importante è la cadenzatura degli alberi: nessuno degli alberi citati dovrebbe essere posizionato a meno di 7-8 metri di interasse , arrivando fino a 10-12 per quelli dalla chioma più espansa .

Tipologie architettoniche dei parcheggiModifica

Il parcheggio più economico dal punto di vista dello spazio necessario, è senza dubbio quello a pettine seguito, con un incremento di spazio necessario pari a circa il 25%, da quello a nastro. I posteggi a dente di sega hanno uno scarto percentuale tra loro di circa 10% ed occupano meno spazio più è grande l’angolo di inclinazione rispetto alla corsia di accesso;velocità e facilità con la quale si manovra, ossia come se entra ed esce dal posto auto. Si è riscontrato che il posto auto perpendicolare al senso di marcia all’interno della corsia è quello più problematico dal punto di vista della manovra e quindi dei tempi di utilizzo; in questo senso i parcheggi più funzionali sono senza dubbio quelli a dente di sega. Elemento fondamentale per la corretta progettazione del parcheggio è il poter analizzare e realizzare correttamente lo spazio destinato alla circolazione dei veicoli all’interno dei piani di parcheggio; ciò che influenza infatti la dinamica del parcheggio non sono infatti la lunghezza delle corsie e la velocità tenuta nel percorrerle, ma è la percentuale di manovra in retromarcia.Il parcheggio a raso È di fondamentale importanza schermare il più possibile l’area a parcheggio o comunque creare una separazione,una schermatura delle aree destinate alla circolazione delle automobili e dei pedoni da quelle destinate alla sosta dei veicoli. La separazione può avvenire tramite elementi decorativi naturalistici come siepi, muretti,avvallamenti del terreno, semplicemente cambiando la pavimentazione o in qualunque altro modo si ottenga uno stacco tra il luogo di sosta e la circolazione Nelle zone particolarmente calde, il parcheggio a raso può essere spesso coperto con strutture semplici ed esili (vere e proprie tettoie) che hanno un notevole impatto architettonico sull’ambiente nel quale il parcheggio è inserito. A questo proposito risulta di notevole importanza scegliere i materiali di queste strutture per ottenere qualcosa di consono alle caratteristiche del luogo e soprattutto diano l’idea di una costruzione e non di un semplice riparo dagli agenti atmosferici senza alcuna valenza architettonica. La copertura che si viene a realizzare nei suddetti casi dovrà aver un’ altezza giusta(generalmente non più di 2,10 m), creando così un impatto ambientale ridotto. Parcheggi per utenti disabili Nel progetto di un luogo di sosta per autoveicoli, sia che si tratti di un’autorimessa o di un parcheggio a raso all’aperto, deve essere posta particolare attenzione per gli utenti disabili, ossia gli utenti con difficoltà motorie. In tale direzione il D.M. 14 giugno 1989, n° 236 (inerente alle prescrizioni per il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche) e successivamente il D.P.R. 16 settembre 1996, n° 503 forniscono specifiche indicazioni sugli spazi minimi per la sosta dei veicoli di tali utenti. In sintesi, i decreti affermano quanto segue:-negli edifici aperti al pubblico deve essere previsto 1 posto auto per disabile ogni 50 posti;-tale posto auto deve avere larghezza non inferiore a 3,20 m e deve essere riservato gratuitamente al servizio di persone disabili; il medesimo stallo deve essere opportunamente collegato al marciapiede o al percorso pedonale, che evidentemente a sua volta deve essere conforme alle indicazioni dei due decreti (Fig. 9); -per i posti auto riservati disposti parallelamente al senso di marcia, la lunghezza dello stallo deve essere tale da consentire il passaggio di un utente su sedia a rotelle tra un veicolo e l’altro; il requisito si intende soddisfatto se il posto auto ha lunghezza almeno pari a 6 m (Fig. 10); in tale situazione, il posto auto per disabili può mantenere una larghezza pari a quella dei normali posti auto. Da questi primi punti si deduce che la misura di 3,20 m (misura minima che può essere aumentata a discrezione del progettista) deriva da una valutazione dell’ingombro del veicolo di circa 170 cm, cui si affianca in adiacenza uno spazio di 150 cm necessario per le manovre dell’eventuale carrozzina (e ovviamente del veicolo stesso).- In tutti casi, i posti auto per disabili devono essere opportunamente segnalati, ubicati nei pressi del mezzo di sollevamento ed in posizione tale da cui sia possibile, in breve tempo, raggiungere in emergenza un luogo sicuro statico o una via di esodo accessibile;- le rampe carrabili e/o pedonabili devono essere dotate di corrimano.

Autorimesse multipiano interrate e fuori terraModifica

L’autorimessa interrata o fuori terra, come abbiamo già visto, consiste in una serie di piani di parcheggio sovrapposti l’uno all’altro, orizzontali o inclinati, collegati tra loro mediante rampe di vario tipo (rettilinee o elicoidali) o mediante automatismi meccanizzati che muovono le autovetture (autosilo) E’ fondamentale ricordare che davanti all’ingresso di qualsiasi immobile ad uso parcheggio (interrato o sopraelevato) è opportuno indicare, con cartelli segnaletici, l’altezza massima dei veicoli che possono entrare. Se vi è spazio, si consiglia di far passare i veicoli che vogliono accedere al parcheggio, sotto un portale antecedente il parcheggio stesso con appesi pannelli oscillanti leggeri simulanti l’interpiano della costruzione . Così facendo, eventuali veicoli più alti vengono avvisati del possibile rischio di urto con il soffitto, evitando così inverosimili danni ed incidenti . All’interno di un piano di parcheggio, la disposizione delle strutture verticali, pilastri o setti in cemento armato, deve essere realizzata in modo da garantire gli spazi minimi delle corsie e degli stalli per poter realizzare le necessarie manovre.

Impianti tecnologiciModifica

All’interno dei parcheggi, gli impianti tecnologici svolgono un ruolo primario in quanto garantiscono il buon funzionamento del sistema e, nel contempo, forniscono il giusto grado di sicurezza e di affidabilità.Gli elementi tecnici impiantistici che interagiscono con il progetto edile e di cui il progettista deve tenere conto in fase di studio sono i seguenti:• sistema di ventilazione naturale; • impianto di ventilazione meccanica; • impianto di evacuazione dei liquidi con vasche di decantazione e di separazione fanghi, oli e benzina; • impianto elettrico; • impianto idrico e di scarico bagni; • impianto di illuminazione con luci di emergenza; • impianto antincendio (sprinkler a tutti i piani); • impianto di riscaldamento (opzionale); • impianti televisivi per il controllo delle postazioni di ingresso e di uscita e degli spazi ai diversi piani; • gruppo elettrogeno per l’alimentazione in emergenza delle meccanizzazioni (per parcheggi automatizzati); • impianto di rilevazione dei gas (opzionale); • impianto di movimentazione auto, completo di sistema di comando, di controllo e di gestione (per parcheggi automatizzati).Al di là dei singoli aspetti legati ai problemi specifici di ogni singolo impianto, è importante ricordare che il sistema-impianti, nel suo insieme, deve essere realizzato nel rispetto dei criteri di sicurezza che garantiscono la tutela dell’utente. A tal scopo, occorre far riferimento alla legge n° 46 del 5 marzo 1990, dal titolo “Norme per la sicurezza degli impianti”, che rappresenta il principale riferimento normativo con cui vengono affrontate la progettazione e la realizzazione degli impianti. A tal proposito occorre osservare che, qualsiasi impianto o condotto impiantistico che attraversa la parete REI di suddivisione tra due comparti, deve essere dotato di serrande tagliafuoco e/o essere sigillato all’esterno con prodotto termoespansivo, al fine di assicurare la continuità di prestazioni REI in caso di incendio (non sono autorizzate sigillature con semplici malte di rinzaffo).

La normativa di sicurezza antincendioModifica

Tutti gli spazi destinati al ricovero di autoveicoli e, in particolare, le autorimesse interrate o situate comunque all’interno di edifici sono stati tra i primi ad evidenziare i problemi legati alla prevenzione degli incendi. La normativa che attualmente regolamenta la materia antincendio per i parcheggi è il D.M del 1° febbraio 1986 dal titolo “Norme di sicurezza per la costruzione di autorimesse e simili”.Tale decreto non indica specificatamente un criterio di validità generale da seguire per la progettazione di autorimesse e simili ma evidenzia delle caratteristiche da tenere in considerazione per adottare tutte le misure di prevenzione incendi. Per autorimesse con capacità di parcheggio inferiore a nove veicoli vi sono poche norme obbligatorie da rispettare e sono possibili maggiori agevolazioni edili; superati i 9 veicoli le norme sono più vincolanti. In particolare: - Non è consentito destinare ad autorimesse, locali situati oltre il sesto piano interrato o il settimo fuori terra. -Ai fini dell’isolamento, le strutture di separazione con altri edifici o altre parti dello stesso edificio devono essere di tipo non inferiore a REI 120. Possono essere di tipo REI 90 nel caso in cui l’autorimessa sia protetta da impianto di spegnimento fisso automatico. I locali non protetti da impianto di spegnimento fisso automatico non possono essere direttamente sottostanti ad aperture di locali di spettacolo, alberghi, scuole, ospedali e locali adibiti alla vendita. Gli autosilo devono avere le strutture di separazione da altre attività di resistenza non inferiore a REI 180, e le strutture portanti orizzontali e verticali non di separazione devono essere incombustibili. - L’altezza dei piani non può essere inferiore a 2,40 m, con un minimo di 2 m sotto trave. Per gli autosilo e consentita un’altezza minima di 1,80 m (Fig. 29). - La superficie specifica di parcheggio non può essere inferiore a 20 m2 per autorimesse non sorvegliate, a 10 m2 per autorimesse sorvegliate e autosilo. -I passaggi tra i diversi piani dell’autorimessa, le rampe pedonali, le scale, gli ascensori, gli elevatori devono essere esterni o racchiusi in gabbie realizzate con strutture non combustibili e muniti di porte di tipo almeno REI 120 provviste di autochiusura. Le corsie di manovra devono consentire il facile movimento degli autoveicoli e devono avere ampiezza non inferiore a 4,50 m e a 5,0 m nei tratti antistanti i box, o posti auto, ortogonali alla corsia. Sono ammesse larghezze inferiori (ma almeno pari a 3,0 m), a condizione che sia installata apposita segnaletica che evidenzi i restringimenti di corsia, integrata, in corrispondenza dei cambi di direzione delle corsie stesse, da idonei sistemi ottici (ad es. specchi parabolici). - Gli accessi devono essere ricavati su pareti attestate su vie, piazze pubbliche o private, o su spazi a cielo aperto. Per gli autosilo deve essere previsto un locale per il ricevimento degli autoveicoli. Tale locale, di dimensioni minime 4,50x5,50 m, deve avere le stesse caratteristiche costruttive dell’autosilo. - Ogni compartimento deve essere servito da una coppia di rampe a senso unico, di ampiezza non inferiore a 3,0 m o da un’unica rampa a doppio senso di marcia di larghezza non inferiore a 4,50 m. La pendenza non può essere superiore al 20% e il raggio minimo di curvatura sul filo esterno è pari ad 8,25 m per le rampe elicoidali a doppio senso ed a 7,0 metri per le rampe elicoidali a senso unico (Fig. 30, 31, 32 e 33). Per autorimesse di capienza compresa tra 15 e 40 autovetture, è consentita una sola rampa di ampiezza non inferiore a 3,0 m, a patto che venga installato un impianto semaforico idoneo a regolare il transito sulla rampa medesima a senso unico alternato.I pavimenti devono avere pendenza sufficiente per il convogliamento delle acque in collettori, e per la loro raccolta in un dispositivo preposto alla separazione dei liquidi infiammabili dalle acque residue. La pavimentazione sarà realizzata con materiali antisdrucciolevoli ed impermeabili. -Tutte le autorimesse devono essere munite di un sistema di aerazione naturale costituito da aperture ricavate nelle pareti e/o nei soffitti e disposte in modo da consentire un efficace ricambio dell’aria nell’ambiente, nonché lo smaltimento del calore e dei fumi causati da un eventuale incendio. Al fine di assicurare un’adeguata ventilazione dei locali, le aperture di ventilazione devono essere distribuite il più possibile uniformemente e a distanza reciproca non superiore a 40 m. -Le aperture di aerazione naturale devono avere una superficie non inferiore ad 1/25 della superficie in pianta del compartimento. Nei casi in cui non è previsto l’impianto di ventilazione meccanica, una frazione della superficie, non inferiore a 0,003 m2 per metro quadrato di pavimento, deve essere completamente priva di serramenti. - Il sistema di ventilazione deve essere indipendente per ogni piano. Per autorimesse sotterranee, la ventilazione può avvenire tramite intercapedini e/o camini; se si utilizza la stessa intercapedine, per consentire l’indipendenza della ventilazione per piano, si può ricorrere al sezionamento verticale o all’uso di canalizzazioni tipo “shunt”. - Il sistema di aerazione naturale deve essere integrato con un sistema di ventilazione meccanica nelle autorimesse sotterranee aventi numero di autoveicoli per ogni piano superiore ai seguenti valori: 125 (primo piano), 100 (secondo piano), 75 (terzo piano), 50 (oltre il terzo piano). Nelle autorimesse con più di 500 posti auto è necessario un doppio impianto di ventilazione meccanica, per l’immissione e l’estrazione dell’aria, comandato manualmente o automaticamente per mezzo di indicatori di CO e di miscele infiammabili. - Le vie di uscita, la cui larghezza è determinata dal rapporto tra il massimo affollamento e la capacità di deflusso, non possono essere inferiori a 1,20 m; se il parcheggio ha più uscite allora è consentito che un’uscita abbia una larghezza pari a 0,60 m. Le uscite devono essere raggiungibili con percorsi inferiori a 40 m (50 metri se è presente un sistema di spegnimento automatico). Per autorimesse interrate, le vie di uscita possono terminare sotto grigliati dotati di congegni di facile apertura dall’interno. Il decreto ministeriale 1° febbraio 1986 non distingue in maniera esplicita i diversi tipi di veicoli e la classe dei motocicli non viene menzionata, in quanto, in un certo senso, il decreto parte dal presupposto che le autorimesse nascano per le sole autovetture. Ciò nonostante, il crescente ricovero di numerosi motocicli e ciclomotori dentro le autorimesse di aree metropolitane ha portato la Direzione Generale dei Vigili del Fuoco ad esprimersi in merito al parcheggio di queste categorie di veicoli. Attraverso la circolare prot. N. P713/4108 del 25 luglio 2000 vengono fornite le indicazioni per la progettazione dell’autorimesse in detti casi.Essenzialmente si prevede, per i veicoli a due ruote, una superficie specifica di parcheggio pari a 2,5 m2 in caso di autorimesse sorvegliate e a 5,0 m2 in caso di autorimesse non sorvegliate; si ritiene, pertanto, ammissibile l’introduzione di un parametro di equivalenza tra autoveicoli e motocicli o ciclomotori nella misura di 1 a 4. Per quel che concerne l’illuminazione, le autorimesse devono essere provviste di impianti di sicurezza alimentati da sorgente di energia indipendente da quella della rete di illuminazione normale. In particolare, detti impianti di illuminazione di sicurezza devono avere le seguenti caratteristiche: • attivazione automatica ed immediata non appena venga a mancare l’illuminazione normale; • intensità di illuminazione necessaria per lo svolgimento delle operazioni di sfollamento e comunque non inferiore a 5 lux. Riguardo poi ai mezzi e agli impianti di protezione e di estinzione degli incendi, il decreto 1° febbraio del 1986 prevede che: • Gli autosilo devono essere sempre protetti contro gli incendi tramite impianto fisso di spegnimento antincendio; così pure le autorimesse sotto il secondo piano interrato, oltre il quarto fuori terra (se chiuse), e oltre il quinto fuori terra (se aperte). • La rete idrica deve essere eseguita con tubi di ferro zincato o materiali equivalenti protetti contro il gelo e deve essere indipendente dalla rete dei servizi sanitari. • L’impianto deve essere alimentato normalmente dall’acquedotto cittadino. Può essere alimentato anche da riserva idrica costituita da un serbatoio munito di apposito impianto di pompaggio (ciò diventa necessario quando l’acquedotto cittadino non è in grado di garantire con continuità l’erogazione richiesta). • L’impianto deve essere mantenuto sempre sotto pressione e munito di attacco per il collegamento dei mezzi dei Vigili del Fuoco, da installarsi in un punto ben visibile e facilmente accessibile ai mezzi stessi. • Gli impianti fissi di spegnimento automatico devono essere del tipo a pioggia (sprinkler), con alimentazione ad acqua oppure del tipo ad erogatore aperto per l’invio di acqua/schiuma.

Galleria foto parcheggiModifica

Macchine che occupano la carreggiata.jpg
Parcheggi 1.jpg
Parcheggio per disabile.gif
Parcheggio sotterraneo.jpg
Progetto parcheggio.jpg
Parcheggio con tettoia di telo.jpg
Parcheggio autorimessa.jpg
Parcheggio multipiano esterno.jpg


Fonte: C. Brambilla, G. Cusmano. Progettare e realizzare i parcheggi pubblici e privati. Maggioli Editore. Marzo 2005.

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