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Un problema evidente nella struttura urbana della città è la presenza di edifici di epoche diverse che spesso hanno difficoltà a dialogare tra di loro. Questo problema,risulta accentuato anche a causa dell'eccessivo impatto volumetrico delle costruzioni.Il risultato che ne viene fuori è la presenza di edifici che non collaborano di certo al carattere unitario dell'ambiente urbano



Le città italiane hanno sul loro territorio spesso edifici dalla volumetria eccessiva. Questi edifici presentano spesso facciate prive di movimento e di interruzioni con chiaro scuri, fregi o balconi che possano in qualche modo risultare più riposanti alla vista umana. Molti di questi edifici, risultano essere stati completati solo in parte e presentano spesso anche eccessivi salti di quota tra un edificio e l'altro. Tutto questo fa si che tali costruzioni, vengono a trasmettere la sensazione di non dialogare bene tra di loro e con il resto del paesaggio urbano. Oggi abbiamo una città contemporanea fatta appunto di edifici le cui facciate risultano spesso seriali e senza variazioni . L'eccessivo apporto volumetrico delle strutture,la mancanza di "interruzioni" nelle facciate che spezzino in qualche modo la monotonia delle stesse,non permette alla vista di poter riposare. Molti di questi edifici mancano di balconi e se li hanno,sono spesso molto piccoli e invivibili,decisamente non proporzionati alla volumetria dell'edificio stesso.Questo particolare toglie a questi edifici anche la possibilità di godere dell'alternanza di chiaro scuri sulle facciate, il quale poteva essere un elemento che conferiva alle stesse un carattere di discontinuità e di interruzione cui si accennava sopra. Molti di questi edifici poi, presentano delle facciate ceche che trasmettono un idea di incompletezza. Infatti per alcuni edifici gli attacchi che erano previsti non furono realizzati e le facciate rimasero spoglie.Queste costruzioni contemporanee, mancano poi di varietà anche tra di loro se non per piccoli dettagli(per esempio un edificio può risultare di colore rosso e un altro ricoperto di cortina),ma la base rimane comune:alternanza di finestre totalmente seriali spesso anche molto piccole il che riduce anche l'apporto di luce anche negli appartamenti. Questi edifici risultano spesso squadrati e quindi privi di movimento. Il risultato di tutto questo, è che si hanno edifici che gravano sulle starde in modo pesante e le loro eccessive dimensioni diminuiscono notevolmente anche l'apporto di luce sulle stesse.Il problema vine accentuato anche dalla situazione di degrato e di fatiscenza di alcuni di questi:molti sono sporchi e anneriti dallo smog;altri sono anche danneggiati sulle facciate o incompleti. Anche il colore non aiuta. I colori che prevalgono spesso,sono colori cupi,spenti o facciate a cortina di colore scuro( tipico degli edifici razionali dell'epoca fascista).

esempio di facciate di edifici di possibile interesse di studio


Come soluzione al problema delle facciate penso sia quello di intervenire sul colore prima di tutto,utilizzando magari dei colori più chiari e più accesi per aumentarne la luminosità.Là dove è possibile,il colore potrebbe essere un elemento che potrebbe aiutare il dialogo tra gli edifici utilizzando magari colori che bene si integrano tra di loro. Sempre intervenendo sul colore potrebbe essere una soluzione per creare quella interruzione nelle facciate di cui sopra si scriveva.Altri elementi di aiuto possono essere sicuramente l'utilizzo del così detto verde verticale o di alberature lungo la strada come copertura agli edifici.

Possibili edifici da prendere a modello



piazze,Colore degli edifici,Pavimentazioni,viali alberati,Giardini verticali e tetti verdi


ROMA IN EPOCA FASCISTAModifica

Questi “contenitori” di persone sono stati edificati prevalentemente nelle zone lontane dal centro abitato della Capitale,soprattutto nelle Borgate quegli insediamenti urbanistici di edilizia popolare realizzati a Roma dal 1924 al 1937 in quelle,che allora erano le zone dell'Agro Romano. Fin dalla sua instaurazione nel 1922, infatti, il fascismo aveva manifestato il proposito ideologico di ridare a Roma il ruolo e la veste che essa aveva ai tempi dell'Impero. La retorica dell'epoca, per enfatizzare la nuova funzione della Capitale, si proponeva di trasformare la città, e il suo centro storico in particolare, in una quinta,che facesse da sfondo ai monumenti celebrativi del regime fascista e delle future sorti dell'Italia. Per far ciò, tuttavia, era necessario dar luogo a tutta una serie di sventramenti del vecchio centro e, più in generale, della rimozione di tutto quanto fosse stato costruito dopo l'Impero. Progetti importanti di sventramento, mai realizzati, prevedevano l'allargamento di Via del Tritone, un nuovo asse viario parallelo a via del Corso,che passasse per Fontana di Trevi, un tunnel che passando sotto il Pincio collegasse la zona del Galoppatoio di villa Borghese con via Cola di Rienzo e Piazza del Risorgimento, l'allargamento delle strade intorno a corso Vittorio Emanuele II e ponte S. Angelo. Degli sventramenti proposti, avrebbero trovato pratica attuazione quelli intorno a piazza Navona ,che diedero origine a Corso del Rinascimento, e sulla riva destra del Tevere,sorse via della Conciliazione, creata per commemorare il Concordato Stato-Santa Sede dell'11 febbraio 1929. Come corollario a ciò, ci si propose di creare un netto distacco tra la città e la campagna: gli abitanti delle zone sventrate del centro ;in gran parte artigiani, il cui alloggio era spesso sopra la bottega a filo del piano stradale ,vennero di fatto enucleati dalla vita cittadina, in quanto ritenuti non idonei a vivere nella nuova dimensione urbana, quella civile, cui si contrapponeva quella rurale,alla quale furono destinati. Emarginati ideologicamente, quindi, i vecchi abitanti del centro storico furono emarginati anche di fatto, quando, via via che le nuove borgate ufficiali nascevano, essi presero possesso dei nuovi alloggi distanti,anche molti chilometri dal centro di Roma. A rimarcare l'isolamento, anche il carattere dei nuovi alloggi: costruiti con materiale spesso scadente, con configurazioni ripetitive e con planimetrie squadrate prive di qualsiasi elemento caratteristico, inserite in un contesto topografico assolutamente anonimo, le nuove borgate ufficiali rappresentavano una specie di corpo estraneo alla città, dalla quale erano, di fatto, tenute distanti. Le palazzine di appartamenti erano di solito a due piani fuori terra, spesso tre e, più raramente, quattro o persino cinque. Scarsi i centri di aggregazione, così come i luoghi dove svolgere attività sociali. L'attività di sfollamento dal centro storico iniziò intorno al 1924-25 e andò avanti per più di dieci anni fino al 1937. A partire dal secondo dopoguerra, l'espansione urbanistica di Roma ha inglobato le borgate ufficiali, esse sono tuttora riconoscibili per via del differente stile costruttivo e planimetrico rispetto ai fabbricati limitrofi. Comunque, a partire dagli anni settanta, grazie all'adozione di politiche urbanistiche più attente agli aspetti sociali dell'abitare – non solo, quindi, alla mera esigenza di fornire una dimora – sono stati effettuati interventi di recupero di tali borgate consistenti, in numerosi casi, nell'abbattimento dei vecchi fabbricati,con conseguente ricostruzione di nuovi oppure, ove possibile, ristrutturazione radicale dei manufatti preesistenti e costruzione di luoghi di socializzazione, urbanizzazione di piazze, incentivazione alla costruzione di cinema, teatri di quartiere.

CARPANETO Rodolfo, GERINDI Senio e ROSSI Aldo, Pasolini e le borgate di Roma, Roma, Associazione Culturale Aldo Tozzetti, 06/2007.


ROMA DAL DOPO GUERRA AD OGGIModifica

Molti degli edifici della città contemporanea,hanno la caratteristica di risultare pesanti e eccessivamente volumetrici. Negl'anni 50,in pieno dopo guerra,vi era la necessità di avviare la costruzione di nuovi edifici abitativi per soddisfare la crescente fame di case della popolazione. Vista la scarsità delle risorse economiche del paese i comuni, come anche e sopratutto la stessa capitale del paese, spesso si dimostrarono abbastanza tolleranti al problema dell'abusivismo edilizio:si lasciava infatti al singoli individui la costruzione di case in zone nelle città che magari non erano destinate all'edificazione; si provvedeva poi con condoni nazionali alla loro regolarizzazione. Dagl'anni 60 la situazione non venne a migliorare, con la comparsa dei così detti "palazzinari". Nonostante il piano regolatore del 62 che definiva lo sviluppo urbano che avrebbe dovuto assumere la città negl'anni avvenire,la politica di certi costruttori fece prendere una strada diversa allo sviluppo della città. Gli enormi interessi economici che sono sempre circolati nel campo edilizio,ha protato spesso al non rispetto del piano regolatore generale sia con la costruzione di strutture anche abitative in zone non previste,ma anche nella volumetria degli stessi, che risultava spesso e volentieri aumentata rispetto al progetto iniziale. In aggiunta a tutto questo non si può non accennare anche al problema della burocrazia che ancora oggi soffoca la città:il prolungarsi eccessivo dei tempi dalla progettazione alla effettiva realizzazione,non fece altro che accentuare il problema del non rispetto delle regole urbanistiche dell'urbe, anche perchè spesso e volentieri questo si accompagnava anche con un aumento dei costi di realizzazione. Il problema burocratico non è poi di poco conto:in una città come Roma proprio a causa delle lungaggini decisionali e burocratiche(spesso ancor più rallenatate da interessi politici di parte), ancora vigeva il piano regolatore del 62. Solo nel 2007 si avrà approvazione del nuovo piano regolatore. Le intenzioni poi del piano del 62 non vennero rispettate, e il previsto SDO che prevedeva il dislogamento dei ministeri dal centro storico,non venne mai seriamente attuato. Il risultato di questa politica, fu appunto un eccessivo aumento del traffico automobilistico. Le realizzazioni a carattere privato non erano accomapagnate con un adeguato sviluppo dei servizi pubblici,sopratutto nel campo dei trasporti:ferrovie in testa. Ancora negl'anni 70 a Roma erano presenti baracche in diversi punti della città. Fu in questi anni che si avviò una politica di risanamento in campo edilizio con l'edilizia pubblica ma sopratutto nel campo dei servizzi a carattere pubblico:fogne,luce,gas...ecc ecc Un film che mostra la Roma di quegli anni, è sicuramente "Brutti sporchi e cattivi" con Nino Manfredi:si vedono le baracche presenti sopra la collina al ridosso di Via Cipro. Sono questi gl'anni che vedono la costruzione di edifici come Nuovo Corviale sulla portuense, che cercano di rispondere all'enorme richiesta abitativa di quegli anni. Gl'anni successivi hanno visto la comparsa di quartieri interi come Tor Bella Monaca,Spinaceto ecc ecc,sempre per rispondere alla fame di case della città.Un tipo di architettura quindi più votata alla necessità e avara di varietà costruttive. E' un architettura i cui edifici risultano monotoni sia sulle facciate dei singoli edifici che nel loro isieme: serie di palazzi quasi o completamente identici tra loro. Il risultato di questa politica costruttiva,fu che lo sviluppo urbano dell'urbe risultò negli anni particolarmente disarticolato. Ancora oggi il problema del non rispetto delle regole non si è risolto e la città, a causa di questo sviluppo disarmonico,risulta oggi sempre più soffocata dal traffico automobilistico. La questione è stata più volte sollevata anche dalla trasmissione "report" su rai tre: l'ultima volta nella puntata di domenica 31 maggio 2009.


APPROFONDIMENTI AL PROBLEMAModifica

SULLE SOLUZIONIModifica

Con la soluzione del colore si può pensare di utilizzare tonalità più chiare che in qualche modo possano rendere l'edificio meno cupo e quindi meno pesante alla vista. Sempre il colore, può essere una soluzione per creare delle interruzioni nelle facciate degli edifici: questo può essere ottenuto utilizzando colori differenti lungo la facciata. Utilizzare poi colori più armonizzati tra un edificio e l'altro, potrebbe essere una soluzione per migliorare il dialogo tra gli edifici stessi e l'intero tessuto urbano. Anche l'ipotesi di utilizzare il verde verticale potrebbe essere un ottima soluzione. Sulle facciate cieche infatti,potrebbe essere interessante intervenire con delle pareti vegetali che possono spezzare l'immagine di monotonia e di incompletezza dell'edificio. A svolgere questa funzione vi sono diverse piante rampicanti. Alcune di queste sono il rincosperma,il gelsomino,la passiflora,il glicine...ecc ecc Sono comunque piante che richiedono piccole manutenzioni(sopratutto in primavera e in estate).Richiedono però una irrigazione regolare. Giusto la rincosperma può sopportare brevi periodi di siccità.Vista comunque la necessità del finanziamento dell'opera e il suo mantenimento,potrebbe essere interessante richiedere il finanziamento di aziende private per l'opera. Si potrebbe per esempio pensare di "costruire" dei muri vegetali le cui piante "scrivino" sulla parete il nome dell'azienda che finanzia l'opera:potrebbe essere anche per la società un modo per farsi pubblicità. Con i soldi degli sponsor si potrebbe pensare di pagare i costi di manutenzione. L'idea viene anche dal comune di Roma che per il restauro di alcune facciate degli edifici storici,ha pensato di rivolgersi al finanziamento di aziende private che possono pubblicizzare il proprio marchio sui pannelli che ricoprono la facciata da restaurare. E' interessante vedere l'esperienza di Patrick Blanc, che uno dei massimi conoscitori della tecnica dei muri vegetali.

Un'altra soluzione,potrebbe essere invece quella di intervenire sulla strada. Infatti per vincere la sensazione di pesantezza degli edifici, si può pensare di utilizzare degli alberi bassi e con la chioma ampia,tali da non essere elemento di copertura per le finestre dei palazzi confinati e nello stesso tempo elemento di copertura della facciata per chi cammina lungo la strada.


L'ESPERIENZA DI PATRICK BLANCModifica

Uno dei massimi esponenti paesaggisti dei così detti muri vegetali, è sicuramente il botanico Patrick Blanc. L’idea di Blanc parte dall’osservazione che, fondamentali per la crescita delle piante, sono l’acqua e i sali minerali, la luce e l’anidride carbonica (che permette la fotosintesi), ma, a differenza di ciò che la maggioranza delle persone pensa, non il suolo. Da questi presupposti Blanc ha studiato e progettato una struttura su cui far crescere le piante o meglio dei veri e propri giardini verticali. Mancando del tutto la terra, non solo è possibile agganciare questa struttura leggerissima a una parete, bensì la si può sospendere nell’aria; unico elemento fondamentale è l’acqua, che deve essere rilasciata tra le radici delle piante a intervalli regolari. Nei giardini verticali l’irrigazione è controllata da un timer che ne regola l’intensità liberando una miscela di acqua e sali; la miscela che avanzata viene poi riutilizzata grazie a delle pompe. La struttura che viene sospesa o appoggiata alla parete è spessa al massimo 6 cm ed è composta da una lastra di metallo, una di PVC espanso (1 cm) e una di feltro con tasche di poliammide (2 cm). Il PVC serve a dare rigidità alla struttura ed è impermeabile, il feltro invece garantisce una distribuzione omogenea dell’acqua in tutte le parti del giardino verticale e inoltre non si disintegra, nonostante la forza delle radici. Le specie di piante usate da Blanc nei suoi giardini sono diverse (tra cui i ficus, le felci, i filodendri e le fatsie) e sono tipiche delle vegetazioni che crescono sulle pareti di roccia delle cascate tropicali che, appunto, non hanno bisogno della terra. Possono essere piantate circa trenta piante per metro quadrato. Grazie a questa varietà Patrick può creare sfumature e disegni sulle pareti in modo da realizzare veri e propri giardini-opere d’arte. I giardini verticali hanno un prezzo che parte dai 500 euro al metro quadrato e hanno una garanzia di durata di trent’anni.Si potrebbe pensare di applicare questa tecnica,la dove è possibile, anche su parti della facciata principale dell'edificio; questo con l'intento di spezzare la monotonia delle facciate magari intervenendo con elementi vegetativi orizzontali lungo la facciata.Realizzazioni di Patrick Blanc

BLANC Patrick,Le Mur vegetal, Parigi, Michel Laffon, 04/2008.


I GIARDINI IN VERTICALE SECONDO JACQUES LEENHARDTModifica

Jacques Leenhardt, direttore della Scuola di Alti Studi in Scienze Sociali di Parigi, filosofo, sociologo, presidente d’onore dell’Associazione internazionale dei critici d’arte (AICA), autore di numerose opere di critica d’arte e curatore di varie mostre dedicate alla messa in scena dei rapporti arte/natura, spazia le sue ricerche tra l'arte, l'architettura e il paesaggio. Leenhardt fu invitato a parlare nell’ambito del ciclo di seminari “Teorie e pratiche dell’arte del giardino e del paesaggio in Francia”, curato da Anna Lambertini e realizzato da Università di Firenze, Istituto Francese, Villa Romana e Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio AIAPP). Qui venne a parlere della proliferazione degli esuberanti giardini verticali, come sorprendenti muri vegetali e surreali architetture ibride. “Il giardino, tradizionalmente ambito di coltivazione della vegetazione ai fini estetici e di rappresentazione della Terza Natura, - spiega Leenhardt - si è aperto nella dimensione contemporanea ad una sorprendente pluralità di figure e di significati, qualificandosi come duttile dispositivo di sperimentazione attiva di strategie per la qualità dei luoghi dell’abitare. E se dalla fine degli anni Ottanta, con la creazione di nuovi parchi e giardini in siti post-industriali, abbiamo assistito all’affermazione di una prodigiosa Quarta Natura in territori da decontaminare e riconfigurare, attualmente possiamo riconoscere come una ulteriore idea di Natura, altamente specializzata e tecnologicamente avanzata, stia conquistando la scena urbana grazie alla proliferazione di esuberanti giardini verticali, sorprendenti muri vegetali e surreali architetture ibride. Si tratta di una semplice moda per creare nuove estetiche urbane o di un tentativo di rispondere alle nuove esigenze di una progettazione eco-sostenibile?” Jacques Leenhardt, filosofo e sociologo, è directeur d’études alla École des hautes études en sciences sociales di Parigi. Presidente d’onore dell’Associazione internazionale dei critici d’arte (AICA) e Presidente dell’Associazione degli amici del pittore Wilfredo Lam (Paris), ha pubblicato numerose opere di critica d’arte. Ha curato varie mostre dedicate alla messa in scena dei rapporti arte/natura : Des Forêts et des Hommes (Paris, Muséum national d’histoire naturelle, 1995), Villette-Amazone, Manifeste pour l’environnement au XXIe siècle (Paris, Parc de la Villette, 1996). E’ stato Directeur de projet per il Pavillon Environnement de l’Exposition Universelle Hanovre 2000 e Directeur du projet Le Carré vert, un parc pour Bitterfeld (Germania). Tra le sue pubblicazioni : Au jardin des malentendus. Le Commerce franco-allemand des idées (1990), Les Amériques latines en France (1992), Dans les jardins de Roberto Burle Marx (1994), Villette-Amazone. Manifeste pour l’environnement au XXIe siècle (1996), Michel Corajoud, paysagiste (2000) et Conscience du paysage. Le passant de Montreuil (2002).

http://www.intoscana.it/intoscana/viaggiare_in_toscana.jsp?id_categoria=13&id_sottocategoria=35&id=217311&language=it


CLASSIFICAZIONE DEI SISTEMI DI INVERDIMENTO VERTICALEModifica

In questi interessantissimi documenti, vengono riportate esempi delle diverse tecniche di inverdimento sulle pareti. Oltre quindi alle citate tecniche di inverdimento, vengono analizzate con tanto di schemi e disegni, le diverse modalità d'intervento. Cosa molto interessante, è l' illustrazione delle funzionalità delle diverse tecniche, le quali presentano delle differenze a seconda dello scopo che si vuole raggiungere: ci sono ad esempio tecniche d'inverdimento per la protezione dai raggi solari,per la protezione contro la ventilazione,contro il calore,il freddo ecc ecc. In questo documento non ci si limita a prendere in considerazione l'intervento sulle pareti urbane, ma manche in zone fuori dalla città propriamente detta come possono essere le starde ad alta percorrenza. Il primo file da una descrizione più dettagliata della questione rispetto al secondo che risulta essere più fotografico e forse quindi più intuitivo. Il terzo file invece,è un documento risalente al 1999 e oltre a venire riportati esempi nel mondo di interventi di restilling con il verde verticale, vengono illustrati in maniera sufficentemente scorrevole, i benefici che si ricavano dall'utilizzo del verde verticale, per l'ambiente circostate, ma anche per lo stesso edificio.

File:Sistemi-di-inverdimento-verticale---PRODOTTI----LS-1.pdf

File:Greeniver sistemi per pareti verdi.pdf

File:Superfici-naturalizzate.pdf





VERSO UN EDIFICIO CON PELLE VERDEModifica

Interessante è l’articolo scritto da Federica Ariando e Stefano Corgnot sul verde verticale e sui suoi benefici. Quello che viene descritto nell’articolo, è i benefici che se ne ricava dall’utilizzo del verde,non solo dal punto di vista estetico,ma anche energetico e psicologico. Dopo una breve storia sull’architettura contemporanea dal XX secolo ad oggi,si passa a descrivere le applicazioni e l’integrazione del verde con le costruzioni architettoniche. Quello che se ne evince appunto, sono gli enormi vantaggi che se ne ricavano con l’utilizzo di questa nuova forma di architettura. Le piante rampicanti infatti,hanno la capacità di assorbire o riflettere le radiazioni infrarosse e questo determina una minore dispersione di calore nell’edificio. Se sapientemente collocate,propriamente sulla facciata nord della casa,posso costituire anche una barriera agli agenti atmosferici come acqua,vento,neve,grandine. D’estate invece possono costituire una fonte rinfrescante e quindi permettere un miglioramento del clima all’interno dell’appartamento:grazie infatti a piante rampicanti caducifoglia,d’inverno la luce del sole riesce ad entrare dalla finestra aumentando la temperatura mentre, nel periodo estivo, le foglie costituiscono un valido filtro alla luce solare; nella parete nord invece, sarebbe opportuno utilizzare un tipo rampicante sempre verde. Per approfondimenti, vedere l’articolo in questione: File:Verso un edificio con pelle verde.pdf

ARIAUDO Federica, CORGNATI Stefano, FRACASTORO Gian Vincenzo e RAIMONDO Daniela,"Verso in edificio con pelle verde", Casa e Clima,n. 2, 01/2009, pp. 67-72


Lo studio di ANNA LAMBERTINIModifica

Interessante è il contributo di Anna Lambertini,dottoranda di Progettazione paesistica all'Università di Firenze che, nell’articolo “arte dei giardini per la qualità dei paesaggi urbani attraversati",analizza il rapporto tra le infrastrutture per la mobilità e i territori e i paesaggi attraversati. Non affronta quindi in questo ariticolo direttamente la questione delle facciate verticali,ma viene ad estendere il discorso sull’intero paesaggio urbano. Soprattutto a partire dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, in Europa, sono stati attuati numerosi interventi di riqualificazione del tessuto urbano. Viene quindi ad essere ridefinito il rapporto tra l'infrastruttura e ciò che è già presente(il costruito cioè): vengono quindi ripristinati vecchi tracciati caduti in disuso, o con la sostituzione completa o in parte di questi.Si apre quindi la questione di come riempire i vuoti che si sono venuti a creare del tessuto cittadino e di come colmarli; della nascita di giardini come elemento di riqualificazione di strade o ferrovie;della questione delle città che si vanno progressivamente svuotando creando nuovi vuoti e nuovi punti di riqualificazione. Il continente europeo, offre una notevole varietà di casi in cui si è lavorato sui vuoti che attraversano la città applicando una ricerca progettuale per creare nuove forme di paesaggi urbani. Così il giardino urbano contemporaneo non è un contenitore chiuso, ma è un ambito di relazioni aperte, che dialoga con la città e i suoi abitanti. Si viene poi, a mettere anche in evidenza la nascita di colture spontanee,non cioè gestite dalla mano dell’uomo,che costituiscono di per se stessi un elemento da non dimenticare. L’importanza dell’arredo urbano,può essere un valido aiuto per il miglioramento dell’impatto degli edifici contemporanei e per una loro migliore integrazione:può infatti costituire un legante tra questi, o comunque un elemento che in qualche modo attenua alla vista umana l’eccessiva volumetria di tali costruzioni. articolo:File:Arte dei giardini per la qualita dei paesaggi urbani attraversati.pdf.

Anna Lambertini affronta poi direttamente il problema delle facciate verticali nel suo libro “Giardini in verticale“.Questo libro, rappresenta sicuramente il primo volume che raccoglie in ampio repertorio opere ed esperienze rappresentative di questa tendenza che sta prendendo piede nell’ambiente urbano, almeno di quello europeo. Dalle sperimentazioni condotte da artisti come Hundertwasser o Vito Acconci, alle composizioni botaniche create da Patrick Blanc (citato sopra); dagli edifici progettati in applicazione del principio del “green over the gray” di Emilio Ambasz, alle facciate germoglianti ideate da Edouard Francois; dai poetici inserti vegetali nelle architetture di Terunobu Fujimori, alla rivisitazione in chiave high- tech del tradizionale uso delle piante rampicanti in facciata: il percorso critico proposto si articola in trentuno schede descrittive , organizzate in cinque sezioni tematiche. Muovendo da una riflessione introduttiva di Jacques Leenhardt (citato sopra) che indaga matrici culturali e possibili declinazioni di un’ ampia composita categoria progettuale , Anna Lambertini in questo libro documenta la varietà di espressioni dell’ attitudine, sempre più diffusa dai progettisti contemporanei , ad ibridare materiali minerali e vegetali per assegnare nuove funzioni, estetiche e ambientali, alla dimensione verticale del costruito. Ho allegato un frammento dell' introduzione di Jacques Leenhardt ripresa dal libro stesso.



LAMBERTINI Anna, Giardini in verticale, Firenze, Verba Volant Ltd., 2007



ESEMPI IN ITALIA: MILANOModifica

Si chiama il “Muro Verde” Enel, il primo innovativo progetto di riqualificazione urbana realizzato di recente a Milano. Di cosa si tratta? Di un giardino che ricopre l’intera facciata di un vecchio stabile all’inizio di corso di Porta Ticinese, in zona Navigli.. Un giardino unico nel suo genere perchè mantenerlo non genera gas serra nocivi come l’anidride carbonica. L’energia per alimentare l’impianto di irrigazione automatico e per fornire l’illuminazione notturna viene prodotta infatti da una serie di pannelli fotovoltaici posti in posizione verticale. Le piante utilizzate sono quasi tutte sempreverdi. Tra queste ci sono l’alloro, il pitosforo, l’oleandro le ginestre e i gelsomini.Energia “verde” dunque, prodotta senza emissioni di anidride carbonica. Vederlo dal vio fa un bell’effetto. Anche agli abitanti del quartiere piace. “Appena l’ho visto ho pensato che si strattasse di una trovata pubblicitaria ed ero diffidente” mi ha detto la signora Maria, da anni residente in corso di Porta Ticinese. “Quando poi ho capito che non sarebbe stata un’iniziativa-spot per lanciare un’auto o un detersivo mi sono ricreduta”. “Finalmente il Comune ha cominciato a fare qualcosa per abbellire il nostro quartiere!” ha esclamato un commerciante. “Sì, bene, ma un dubbio ce l’ho: il verde non attirerà troppi insetti nei nostri appartamenti?” non ha potuto far a meno di osservare un abitante del palazzo-giardino. “Meglio le piante che i cartelloni pubblicitari” ha esclamato una coppia di adolescenti. “Di pubblicità ne vediamo fin troppa in giro”. E io mi associo a loro: come sarebbe bello se sorgessero tanti fiori e piante al posto delle immagini giganti che ormai ricoprono mura, chiese e palazzi storici per reclamizzare prodotti di ogni genere. Un progetto come il “Muro verde” Enel inoltre serve a far conoscere le nuove tecnologie, come il fotovoltaico, per produrre energia e quindi elettricità in modo “pulito” direttamente dal sole. Le soluzioni esistenti, e in continua evoluzione, sono decine. E l’obiettivo di Enel.si, la società di Enel che le propone, è proprio farle conoscere.

http://www.bioblog.eu/?p=676

muro verde Enel, Milano zona Navigli


MIE REALIZZAZIONI VIRTUALIModifica

Ho pensato di simulare su tre dei palazzi di Via Cesare Baronio,l'istallazione di una parete vegetale sulla loro facciata ceca. L'operazione l'ho eseguita con il programma Photoshop e il risultato lo si può notare cliccando sul link qui sotto. Con la scritta "EDIFICIO ATTUALE" vengo a identificare l'edificio nella sua situazione attuale,mentre le successive foto mostrano le modifiche sia con la parete vegetale che con la modificazione del colore della facciata.soluzione virtuale di Daniele Brega



LINK UTILIModifica


http://www.trafioriepiante.it/Infogardening/poltrona/ParetiVegetali.htm

http://www.genitronsviluppo.com/2007/12/20/architettura-sostenibile-giardini-verticali-avanti/

http://www.tecology.it/ita/

http://www.genitronsviluppo.com/2008/03/20/giardini-verticali-nuova-sfida-per-patrick-blanc-al-caixa-forum-di-madrid-il-concetto-di-giardino-verticale-tendenza-moda-o-necessita-per-un-nuova-architettura-sostenibile/

http://www.trafioriepiante.it/Gardentouring/estero/GiardiniVerticali.htm

http://www.theoptimizer.it/luce-naturale/un-giardino-verticale.html


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