FANDOM


Photo.jpg
I problemi cui può andare in contro una riserva naturale posta nei pressi di un centro urbano, sono molteplici. Riguardano tanto il rapporto tra specie faunistiche e botaniche, che tra esse e l'uomo.

L'idea in sè di affiancare un'area naturalistica ad una urbana, può risultare grottesca, o comunque poco fattibile. L'interesse alla conservazione e preservazione delle varie specie abitanti, nonchè del luogo in sè, è primaria, ma deve affiancarsi alla vita quotidiana di un contesto antropizzato. Da un contatto così stretto tra realtà tanto diverse ed opposte, nascono quei problemi di "vicinato" tra la popolazione umana e quella animale. Molte specie assumono un ruolo di forte disturbo (come ad es. lo schiamazzo continuo dei parrocchetti), o creano danni (esempio comunissimo sono gli stormi). Chi però risente di più delle varie problematiche che vengono a crearsi in queste situazioni, sono quelle specie più vulnerabili, che necessitano di accorgimenti speciali per essere salvaguardate. Queste pongono anche limitazioni all'usufruizione dell'area, in quanto un eccessivo disturbo può arrecare serie conseguenze. Ad esempio un'eccessiva illuminazione può disturbare lo stile di vita di quegli animali che si muovono per lo più nelle ore notturne: questo eccesso di luce potrebbe creare problemi ad uccelli notturni come quelli facenti parte dell'ordine degli strigiformi, a volte presenti nei parchi urbani, come civette, barbagianni, allocchi; si pensa possa influire sulla riuscita in caccia e possa influenzare il loro ciclo giorno-notte. Ciò vale poi per molte altre specie, mammiferi ecc. Il bracconaggio, l'utilizzo di pesticidi ed altre sostanze utilizzate nella moderna agricoltura, danno infine il colpo di grazia.


La costruzione nel tempo di una coscienza ecologica da parte della popolazione locale, sarebbe un primo fondamentale passo. Una tutela seria e coerente da parte di istituzioni ed enti con un comportamento corretto, porrebbe la seconda importante base alla salvaguardia. Un'idea sarebbe quella di porre nei parchi, dei cartelloni con foto e descrizione delle specie che vi si potrebbero avvistare. Da un punto di vista più naturalistico invece, importantissimo contributo alla difesa delle speie animali, sarebbe quello di preservare le specie vegetali; queste hanno molteplici scopi: forniscono cibo, forniscono rifugio, rappresentano quello che è l'habitat naturale in cui gli animali si muovono. Mantenere il più inalterato possibile questo aspetto ecologico, è fondamentale non solo all'interno del parco, ma è bene che venga preservato e incrementato anche all'esterno dell'area naturale. La riproposta di specie arboree e arbustive di interesse ecologico in quel che è l'intorno del parco, fa sì che si contribuisca alla formazione di quei corridoi ecologici così importanti per il flusso di specie da un parco urbano ad un'altro. Si fà presente che molte specie atte a questo scopo, hanno anche un buon carattere estetico. Altri accorgimenti sono dati dal non interferire troppo con la tranquillità della zona: evitare un'illuminazione troppo intensa; tener conto di mantenere i siti atti alla nidificazione. Eliminare vecchi esemplari arborei, causerebbe la cancellazione di ottimi rifugi, dati dalle fessure che si vanno a creare nel tronco. Buona cosa sarebbe il posizionamento di cassette-nido, che offrono un posto adeguato là dove scarseggiano siti naturali. Il ritorno ad un'agricoltura più naturale, ad una ruralità persa, contribuirebbe ulteriormente.



Tutela della biodiversità, La salvaguardia delle specie vegetali, Ripristino ecologico del parco della Caffarella, Verde urbano, Corridoio ecologico, Corridoio ecologico2, Orti urbani



Specie a rischio nei parchi romani

I parchi urbani , nonostante le varie problematiche, rappresentano vere miniere di biodiversità. A pochi passi da una realtà antropizzata in scale diverse, ma spessissimo il larga misura, essi forniscono riparo a quegli animali allontanati sempre più dalle antiche zone di distribuzione: una specie di "salvagente" intorno alla città. Contrariamente a quanto si possa pensare, aree verdi come queste non forniscono un habitat solo per quelle specie più comuni; anzi, il vero tesoro è dato dalla presenza di popolazioni di animali più o meno rari.

Prendendo in esame il parco romano della Caffarella, si nota la presenza di alcune specie iscritte sul Libro Rosso degli animali vertebrati in Italia: si tratta di un rapporto redatto a livello mondiale dall'IUCN - The World Conservation Union (Unione Mondiale per la Conservazione), in cui per ogni specie, animale o vegetale, si evidenzia il rischio di estinzione. Troviamo tra i volatili, la presenza della quaglia (Coturnix coturnix), o il picchio verde (Picus viridis)
Picchio verde.jpg

Picchio verde

(la cui presenza è assicurata dallo studio pubblicato nell' Atlante degli uccelli nidificanti-nel parco regionale dell' Appia Antica), entrambi presenti nel libro come specie a basso rischio. Di maggior rilevanza perchè specie vulnerabile, il falco pellegrino (Falco peregrinus). Con la stessa definizione di basso rischio, troviamo poi specie rilevate al di fuori dello studio illustrato nell'Atlante, quali l'assiolo (Otus scops), il gufo comune (Asio otus), il martin pescatore (Alcedo atthis) ed il tarabusino (Ixobrychus minutus). Parlando ancora di un parco romano, in questo caso la tenuta presidenziale di Castelporziano, ci si rende ancor più conto dell'importanza di queste aree naturali. All'interno dell'oasi infatti, è riscontrata la presenza di una specie presente nel Libro Rosso sotto la categoria di specie in pericolo di estinzione: parliamo della beccaccia (Scolopax rusticola); abbiamo poi come specie vulnerabile, il nibbio bruno (Milvus migrans); come specie a basso rischio, l'airone cenerino (Ardea cinerea) e l'airone rosso (Ardea purpurea).
Scolopax rusticola-.jpg

Beccaccia

Nibbio bruno.jpg

Nibbio bruno su posatoio

Falco pellegrino.jpg

Falco pellegrino in volo


Pericolo pesticidi

L'agricoltura modella da sempre il paesaggio, influenzando non solo l'aspetto, ma anche la biodiversità di un territorio. Problema rilevante sotto quest'ultimo punto, è l'uso che si fà, decisamente troppo vasto, dei pesticidi, dei fertilizzanti e dei liquami zootecnici. Questi possono ad esempio inquinare fortemente i corpi idrici. Gli uccelli sono quelli che maggiormente vanno a risentire di tali attività e fanno da indicatore di biodiversità degli agro-ecosistemi. Essi infatti sono direttamente influenzati dalla diversità e abbondanza di piante ed insetti, in quanto si ripercuotono sulla disponibilità di risorse trofiche (cibo). Elementi marginali del paesaggio agricolo, siepi, boschetti, aree cespugliate, sono importantissimi per gli uccelli e per altra fauna selvatica: forniscono cibo, rifugio, riparo dai predatori e siti di nidificazione. A livello europeo, gli uccelli degli ambienti agricoli rappresentano il gruppo più a rischio, senza riscontri di inversioni di tendenza seppur minima. Si hanno elevati picchi negativi, con addirittura l'estinzione completa di alcune specie nei consueti areali; specie comunissime poi (vedi passeri ed allodole), hanno riscontrato un crollo deciso di presenze un tempo comuni.


Influenze dell'inquinamento luminoso sui bioritmi animali

Molti animali volatili (insetti, uccelli) si orientano durante gli spostamenti in volo grazie alle radiazioni ultraviolette della luna o delle stelle. Prendendo in causa gli insetti, ci si può rendere conto di quanto possano essere gravi le conseguenze di una illuminazione pubblica troppo elevata, in quanto le radiazioni delle lampade fanno loro perdere l'orientamento. Ciò porta ad un'alterazione dei loro ritmi vitali e a renderli prede facili. Per capire la portata negativa della cosa, basti pensare che tra questi insetti, ce ne sono molti protetti, molti sono migratori e vengono portati in errore dal massiccio illuminamento. Sono due le conseguenze principali dell'illuminazione notturna: può determinare un effetto attrattivo, ed un effetto repulsivo. Nel primo caso si hanno i seguenti effetti negativi: mortalità diretta causa ustioni; intrappolamento all'interno del lampione; perdita di energie dovuta al volo prolungato attorno alla luce; maggiore esposizione ai predatori; spostamento degli habitat; alterazione dei normali comportamenti; attività riproduttiva e di alimentazione limitate; effetto destabilizzante sulla cognizione in fase di migrazione. Ciò porta come conseguenza la diminuzione del numero degli individui. Nel secondo caso invece gli effetti che si hanno sono: perdita dei siti di alimentazione e riproduzione; perdita delle aree di transito; incapacità di raggiungere aree per determinate funzioni biologiche. Parlando di avifauna, gli effetti sono in fase di studio, e pare riguardino soprattutto i danni che questo inquinamento provoca in quegli uccelli sensibili alla luce per via della ghiandola pineale; situata nel cervello, serve a percepire la quantità di luce che entra nel cranio. Come si diceva per gli insetti, molti problemi sono a carico degli uccelli migratori che si spostano di notte usufruendo delle rotte fornite dagli astri: l'inquinamento fà sì che le rotte vengano deviate anche in modo radicale.

Le lampade hanno spettri luminosi che superano di gran lunga quelli provenienti dagli astri, perciò una soluzione possibile è l'impianto di luci con spettri più bassi. Per esempio si possono sostituire le lampade al mercurio con quelle al sodio, che hanno minore potere attrattivo; è certo però che questo non basta ad annullare il problema.
Comportamento falene.jpg

Comportamento delle falene


pagina principale

Ad blocker interference detected!


Wikia is a free-to-use site that makes money from advertising. We have a modified experience for viewers using ad blockers

Wikia is not accessible if you’ve made further modifications. Remove the custom ad blocker rule(s) and the page will load as expected.

Inoltre su FANDOM

Wiki casuale