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I fenomeni di inurbamento e di cementificazione su vasta scala tipici delle società odierne hanno prodotto la riduzione degli spazi verdi e la carenza di collegamenti ecologici, funzionali e percettivi tra il sistema-parco e il verde pubblico.


DEFINIZIONE

Parco: Area in cui sono vigenti particolari norme di tutela per preservarne i valori naturalistici, sia in senso di semplice conservazione , sia in modo dinamico nel caso di compresenza di fattori turistici, insediativi e socio-economici.

Verde pubblico:Porzioni del territorio pubblico che lo strumento urbanistico sottrae all'edificazione, in quanto destinate all'uso collettivo. Possono essere reperite in qualsiasi parte del territorio stesso ed hanno un'estensione commisurata al numero degli abitanti residenti in quell’area ; per l'attuazione della predetta destinazione le aree interessate sono soggette a procedura espropriativa.



Palazzi, parcheggi e centri abitati sottraggono oggi superficie alle aree verdi, le riducono ad elemento di complemento, se non addirittura a spazi inutili e dispendiosi da curare. Anche in quei centri urbani all’interno dei quali il verde risulta tuttavia essere presente, sempre più spesso si mostra però fortemente delocalizzato rispetto a luoghi naturali di pubblico interesse extra-urbano quali possono essere i parchi e le aree verdi protette. Il sistema ambientale è disperso, privo di continuità : più che una rete di aree verdi e di parchi si realizza un insieme di isole come un arcipelago. I collegamenti tra parco e verde pubblico si presentano senza ordine e senza gerarchia riconoscibili, esito di politiche che hanno assecondato l’espansione delle città senza un disegno razionale e capace di prefigurare sistemi ordinati di connessione. E’ mancata in passato una coscienza dell’ambiente che oggi richiede una domanda crescente di maggiore qualità ambientale sia a livello di mobilità e sia a livello di ricreazione e che quindi comporta una richiesta crescente di spazi qualificati per il movimento e la funzione ludica.


Soluzione per questo problema dovrebbe essere a mio avviso ricercare il “verde come sistema”: è necessario cioè progettare gli spazi verdi come sistema urbano, in relazione alla loro estensione, alla loro configurazione spaziale, alla proprietà (pubblica e privata), alla funzione (per esempio verde boschivo, verde stradale, sportivo, verde per il gioco dei bimbi, etc.etc.). Si tratta in altre parole di adottare nella progettazione la visione “greenways”, concedendo attenzione ai collegamenti tra parchi, aree verdi urbane ed extraurbane, in modo che l'intero sistema possa essere concepito e utilizzato come un sistema di aree verdi unitarie e ordinate.


orti urbani, verde urbano, corridoio ecologico, viali alberati, Greenways, rete ecologica


Sviluppo del tema nel NovecentoModifica

Nei primi anni del Novecento si convalida l’elaborazione teorica relativa alla realizzazione di parchi, soprattutto con Jean Claudes Nicolas Forestier in Francia, che teorizza un sistema gerarchico di verde connesso da strade parco - elemento strutturale del sistema – “destinate a servire insieme la via di comunicazione in città, l’accesso gradevole e comodo ai suoi parchi, alle sue grandi riserve, alla sua campagna, e come collegamento di tutto l’insieme”.
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In Germania è da ricordare la proposta formulata da Martin Wagner relativa ai tempi d’accesso ideali per la fruizione da parte del cittadino degli spazi verdi (verde di quartiere in un quarto d’ora a piedi, parchi in 20 minuti, grandi attrezzature sportive e campagna in mezz’ora di treno): da sottolineare la modernità della proposta che individua come variabile urbanistica, indipendente, la variabile tempo, che genera poi raggi d’azione diversi a seconda del mezzo di trasporto usato. La sensibilità verso il rapporto città-campagna diventa evidente in Inghilterra con il movimento per la garden city (la città giardino), che diffonde l’idea di una città diffusa nel verde. Sostenitore del movimento è Ebenezen Howard, che nel 1898 pubblica il noto libro Tomorrow: a peaceful path to real reform, meglio noto nel 1902con il titolo Garden cities of Tomorrow. I principi contenuti nel libro, la cui lettura risulta stimolante ancora oggi, sono riassunti nei seguenti punti: 1. l’immigrazione urbana deve essere pianificata; 2. deve essere posto un limite alle dimensioni della città; 3. i luoghi devono essere ameni; 4. deve esistere un rapporto tra città e campagna in modo che gli agricoltori abbiano un mercato sicuro e comodo, che i cittadini possano godere dell’attività agro-forestale; 5. la crescita della città dev’essere controllata per mezzo del piano; 6. la città è divisa in quartieri; 7. la proprietà del terreno è unificata. Su tali basi teoriche, si sviluppa l’evoluzione del concetto di verde nella città contemporanea, con il passaggio dall’attenzione verso il singolo episodio ad una visione territoriale. In tale quadro, però, si verifica una perdita di considerazione dell’identità formale del verde, soprattutto a livello di contenuto compositivo. Sul tema del verde si affacciano nuove metodologie, come l’analisi sociologica, le previsioni sull’utenza, le previsioni sull’accessibilità e sul traffico. La progettazione del verde diventa parte della pianificazione e delle tecniche urbanistiche, come componente primaria e diffusa del contesto urbano. Tale corrente di pensiero trova in Le Corbusier - e nella Charte d’Athènes, pubblicata nel 1942 come espressione delle visioni urbanistiche elaborate durante i convegni CIAM (Congresso Internazionale di Architettura Moderna) e segnatamente in quello di Atene del 1933 sul tema della “città funzionale” – uno dei suoi teorici più autorevoli. Nel secondo dopoguerra si assiste, specie in Europa, alla perdita di’interesse verso gli aspetti compositivi e formali, fenomeno manifestatosi a partire dagli anni trenta. Tale tendenza è però bilanciata da una crescente attenzione alle componenti naturalistiche e paesistiche. In Europa si sviluppano, a livello urbanistico, due linee di tendenza: la prima considera gli edifici come elementi distribuiti nel verde, costituente l’elemento connettivo dell’ambiente urbano; la seconda, già formulata nel XIX Secolo, considera il verde come sistema continuo che pone in connessione gli spazi esterni con il tessuto urbanistico delle città. La prima strada è percorsa dalla Svezia, dove a Stoccolma il verde viene definito a livello di standard e diffuso capillarmente nelle città, prevedendo ad esempio che le aree gioco non debbano distare più di trecento metri dalle abitazioni. La seconda via, e cioè la creazione di un sistema continuo che ponga in relazione la città con la campagna, è seguita da città come Copenaghen e Londra. A Copenaghen viene sviluppato il cosiddetto “piano delle cinque dita” (1949), che permette la permanenza di cunei verdi interstiziali tra le direttrici di espressione (le dita, appunto, destinate a verde agricolo, orti urbani, aree ricreative, verde naturale di riserva). In tal modo i nuovi quartieri beneficiano di spazi verdi e viene mantenuta la connessione tra città e campagna. In Inghilterra la pianificazione si orienta da un lato verso la realizzazione delle famose green belt (cinture verdi) intorno alle aree metropolitane e, dall’altro, verso la creazione di nuovi insediamenti (le new town, pensate come comunità indipendenti di residenza e lavoro), dove lo spazio verde costituisce la base su cui viene distribuito l’edificato, e il paesaggio verde e boschivo, circostante la città, entra nel tessuto urbano fino ad arrivare alle abitazioni. L’esperienza e l’evoluzione inglese, ed in particolare di Londra, è emblematica dell’evoluzione delle problematiche e delle soluzioni pianificatorie e progettuali del verde nel Novecento. Come efficacemente sintetizza Turner, i sei più importanti concetti espressi nella pianificazione degli spazi aperti londinesi dal 1925 ad oggi sono i seguenti: a) definizione degli standard di verde (quota per abitante per le diverse tipologie di verde); b) la green belt (cintura verde di valore più strategico che vincolistico, elaborata dal prof. Patrick Abercrombie nel 1944 – si noti a guerra ancora in corso); c) l’ideazione di un sistema di parchi interconnessi; d) la visione gerarchica nella struttura del sistema di parchi (differenti tipologie e dimensioni a seconda del livello di fruizione, dal parco metropolitano al giardino di isolato); e) la presa di coscienza dell’esigenza di “rinaturalizzare” gli spazi verdi; f) l’affermazione dell’idea di green chain, di corridoio ecologico e di green way (via piacevole dal punto di vista ambientale, con valore di connessione tra gli episodi verdi e tra le risorse anche storico-culturali del territorio). Va sottolineato come, con la visione sistemica e con l’introduzione del concetto di greenway acquisti una valenza fondamentale nel tema della pianificazione territoriale e urbanistica: infatti, l’elemento verde non è più visto come mero abbellimento a contorno degli edifici e delle strade o come singolo elemento da progettare avulso dal contesto territoriale, ma acquista una notevole dignità progettuale con metodi e tecniche specifiche, in ciò favorito dall’affermazione delle tecnologie informatiche.


Le greenways come strumento di connessioneModifica

Le green way sono strumento di connessione: connessione tra le persone e il territorio, tra i parchi e le aree d’interesse storico e culturale, connessione tra la protezione del territorio e lo sviluppo economico, tra protezione dell’ambiente e crescita della qualità della vita delle persone. Scopo delle green way è il recupero del legame tra uomo e territorio e dell’identità propria dei luoghi, che spesso si è persa per la crescita rapida e disordinata non solo delle città ma anche degli ambienti rurali. Rinaturalizzare il territorio, disinquinare e proteggere l’ambiente, pulire e rendere sicure le città, può non essere sufficiente per ridare identità e riconoscibilità ai luoghi e forma e significato al paesaggio. Le green way possono contribuire a questo scopo permettendo alle persone di raggiungere e fruire questi luoghi costituendo una rete di percorsi per tutte le attività che ogni giorno possono essere svolte all’aria aperta sia in città sia in campagna. Le green way possono rappresentare una forma di sviluppo in grado di far coesistere crescita economica e tutela dell’ambiente, perché da un lato meno costose e di più semplice realizzazione rispetto ai parchi tradizionali e, dall’altro, comunque in grado di preservare, valorizzare e, se necessario riqualificare gli ambienti attraversati. Oggi la gente si muove poco a piedi o in bicicletta soprattutto perché le città e la rete dei trasporti non sono pensate per permettere questo tipo di movimento, mentre le automobili sono divenute l’elemento dominante dell’ambiente urbano e non solo. Tuttavia uno studio finanziato dall’Unione Europea nel 1997 ha evidenziato come una grande percentuale degli spostamenti quotidiani in automobile potrebbero essere efficacemente effettuati in bicicletta senza modificare i tempi di percorrenza; in ambito urbano la bicicletta consente spostamenti più rapidi rispetto all’automobile per tragitti fino a 4-5 km (ed anche più nel caso di traffico congestionato). Lo stesso studio è giunto alla conclusione che molte più persone utilizzerebbero la bicicletta per gli spostamenti di ogni giorno (casa-lavoro, casa-scuola, per lo svolgimento di attività sportive e ricreative in genere e per le attività del tempo libero) se avessero a disposizione percorsi ciclabili sicuri, separati dal traffico motorizzato e ben distribuiti sul territorio. La rete delle green way, sia in ambito urbano che extra-urbano deve essere pertanto pianificata, progettata e realizzata in ambito da garantire continuità al sistema, sicurezza negli spostamenti, e piacevolezza nell’utilizzo. La domanda di percorsi alternativi al traffico motorizzato, che possono permettere a chi passeggia, corre, cammina, pattina, pedala e altro ancora, di muoversi in un ambiente piacevole e in tutta sicurezza e in continua crescita. D’altro canto la molteplicità degli utilizzatori e del tipo di spostamenti effettuati, la diversità degli ambienti attraversati e quindi connessi, rappresentano una importante sfida per i pianificatori ed i progettisti di green way. Oltre a ciò, massima attenzione dev’essere posta, così come per ogni intervento che riguardi la mobilità, alla sicurezza degli utilizzatori ponendo particolare attenzione ad evitare situazioni di conflitto tra i diversi utilizzatori e situazioni di pericolo nei necessari punti d’incrocio e di interscambio con la viabilità ordinaria motorizzata. Da ciò deriva la necessità di mettere a punto strumenti utili allo studio della tematica e quindi alla pianificazione, progettazione e realizzazione dei sistemi di green way. L’approccio allo studio delle green way può avvenire a diversi livelli passando dalla definizione di piani strategici nazionali e sovranazionali, all’individuazione di sistemi di percorsi a livello anche comunale; si evidenzia, inoltre, la non univocità della definizione di green way. In tal senso si devono confrontare soprattutto due approcci indimenticabili, in linea di massima, come approccio americano e approccio europeo. L’approccio americano, con una visione molto ampio, considera le green way come territori lineari che sono protetti, gestiti e sviluppati in modo da ottenere benefici di tipo ecologico, ricreativo e storico-culturale. Elementi costitutivi di questo sistema sono: • i corridoi che costituiscono la rete di connessione; • gli elementi e le aree di interesse da questi uniti e attraversati; • i centri di vita e le aree residenziali dove vive e lavora la popolazione che può fruire del sistema. I corridoi che comprendono strade e piste ciclabili, ferrovie recuperate, aste dei fiumi e rive dei laghi, non necessariamente comprendono percorsi utilizzabili dall’uomo; anzi quando la funzione di protezione della natura e delle acque diviene prioritaria, la presenza dell’uomo può essere esplicitamente esclusa.

I punti e le aree di interesse comprendono i parchi, le zone umide, i siti d’interesse storico e architettonico, e i punti di attrazione in genere.
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L’approccio europeo, identifica il termine green way con un sistema di percorsi, dedicati ad una circolazione dolce e non motorizzata, in grado di connettere le popolazioni con le risorse del territorio (naturali, agricole, paesaggistiche, storico-culturali) e con i centri di vita degli insediamenti urbanistici, sia nelle città sia nelle aree rurali. Con questo tipo di approccio, si pone l’accento sulla fruizione da parte dell’uomo e s’identificano le green way con i percorsi; percorsi che per poter essere definiti green way devono avere delle caratteristiche specifiche, alcune delle quali intrinseche (percorribilità da parte di gran parte della popolazione, esclusione della circolazione motorizzata) e altre estrinseche, riferite cioè alle aree attraversate e ai punti collegati. In sintesi lo sviluppo di un sistema di green way prevede in entrambi i casi: • una rete di percorsi; • aree ed elementi d’interesse da attraversare e connettere; • centri di vita e aree residenziali e lavorative da collegare- Nel caso americano tutti questi elementi, assieme ad eventuali corridoi naturali privi di percorsi, vanno a costituire le green way, nel secondo caso solo il sistema di percorsi.


Green webModifica

Il concetto di green web proposto per la prima volta per città di Londra si configura come una maglia di spazi verdi alla quale è associata una serie di collegamenti atti a mantenere la continuità del sistema. Tra gli spazi che costituiscono la trama verde sono compresi parchi urbani, aree di rilevanza naturalistica, ambiti di corsi d’acqua , ma anche elementi quali piazze, monumenti, beni architettonici. I collegamenti pertanto possono essere rappresentati non solo da corridoi verdi ma anche da percorsi pedonali , piste ciclabili, camminamenti vari. Il modello della trama verde , enfatizzando il concetto di collegamento , vuole pertanto valorizzare la funzione ricreativa svolta dalle aree verdi e di conseguenza facilitare la fruizione delle stesse da parte della cittadinanza. Le vie verdi se progettate per fini ricreativi permettono inoltre il rilancio e la valorizzazione delle periferie in quanto se si trovano al confine dell’urbanizzato aumentano notevolmente il pregio delle aree limitrofe.



Raggi verdi di MilanoModifica

“ Milano ha recentemente posto in essere una nuova strategia per gli spazi aperti della città. Il sistema del verde sarà strettamente integrato a quello delle fruizioni antropiche-percorsi ciclo-pedonali, attrezzature per lo sport e la ricreazione, altri poli attrattivi-al fine di sviluppare una nuova percezione del paesaggio esistente. La rete prioritaria sarà costituita da i raggi verdi: un insieme di aree pubbliche fruibili che si svilupperanno da sud a nord collegate fra loro da un itinerario ciclopedonale intercettato da otto raggi verdi che connetteranno l’insieme del verde metropolitano con la città consolidata.

Gli otto raggi verdi uno per ogni zona della città riprendono il disegno radiale di Milano e, partendo proprio dall’ottagono della Galleria Vittorio Emanuele, incanalano, come corridoi ambientali, la qualità dei grandi spazi verdi dell’area metropolitana, portando nuova naturalità verso il centro e nuove urbanità verso l’esterno : nuovi spazi della quotidianità per una migliore qualità di vita .
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In questo modo, tutti i cittadini, ovunque vivano, potranno comodamente circolare per Milano, raggiungendo facilmente la cintura verde urbana. A loro volta questi itinerari verdi diventeranno gli ingressi principali alla città per il cittadino della area metropolitana. Tutti i raggi, costituiti da un percorso ciclabile a collegamento di spazi pubblici esistenti sede per futuri eventi temporanei, diventeranno quotidianità per chi vive nella zona dove il determinato raggio passerà oppure tragitti preferenziali per chi vorrà scoprire luoghi che non ancora conosce. Interpretare e far vivere la città attraverso un sistema di percorsi radiali, i raggi, e un circuito circolare, cintura verde, che l ‘intercetti e definisce una concreta strategia per il futuro della città.”




Dorsale verde di MilanoModifica

Milano (Italia) il corridoio ecologico che collegherà tutti i parchi dell'area metropolitana.

La Provincia di Milano ha da tempo messo a punto un progetto strategico di tutela e sviluppo ambientale del territorio metropolitano, proprio a partire dai presidi esistenti, rappresentati dai parchi. Un progetto che intende costruire una rete ecologica provinciale. E a partire da questa puntare alla realizzazione del vero obiettivo: la Dorsale verde. Una vera e propria “infrastruttura” verde, una fascia di territorio protetto che colleghi tutti i parchi – regionali e locali – presenti nel quadrante settentrionale del territorio provinciale, a segnare un percorso naturale che innervi, ecologicamente, tutta l’area, dal Parco del Ticino fino a quello dell’Adda Nord. Un corridoio verde lungo 65 chilometri, di larghezza variabile (da 17 km a 50 metri minimo) e di 29 mila ettari di superficie. Una infrastruttura già in parte esistente, grazie ai parchi regionali e a quelli intercomunali, in parte da realizzare nel tempo. Con l’aiuto di tutti: della Provincia di Milano (e dal 2009 anche di quella di Monza e Brianza), della Regione, dei Comuni, dei parchi, degli agricoltori, degli ambientalisti. Il disegno di questa infrastruttura è stato definito all’interno del Piano territoriale di coordinamento provinciale in fase di approvazione e prevede un perimetro che coinvolge quattro parchi regionali – Ticino, Groane, Valle del Lambro, Adda – e dieci parchi locali: Balossa, Brianza centrale, Colli Briantei, Grugnotorto, Molgora, Rio Vallone, Roccolo, Roggìe, Basso Olona-Rhodense e Cavallera, i due ultimi in via di istituzione. Questo è lo schema di partenza del progetto, la spina dorsale che include le zone a maggiore rischio ambientale e di erosione dovuta a potenziali insediamenti e che quindi è necessario mettere rapidamente al sicuro per garantire la struttura portante dell’intero progetto. Ma nell’immediata prossimità di questo primo nastro verde si trovano altre aree che saranno coinvolte nello sviluppo del progetto. Parchi locali, soprattutto, il cui perimetro confina con il tracciato della Dorsale e che saranno la sua naturale immediata espansione. Un terzo livello del progetto coinvolgerà poi gli altri parchi presenti nella zona a nord del capoluogo, per completare una fitta rete sul territorio. La Dorsale sarà così il tracciato portante di un complesso sistema del verde dell’intero Nord Milanese, un reticolato ecologico capace di innervare l’intera area metropolitana milanese nel quadrante settentrionale. Come tutti i progetti di grande respiro anche questo della Dorsale deve fare i conti con una serie di problemi e complessità insite nel nostro territorio. La realtà degli insediamenti urbani è spesso caotica, con zone in cui la saldatura fra i diversi centri abitati è quasi irreversibile. Ma è quel quasi che ci permette, non di sognare, ma di programmare un’azione sul lungo periodo capace di creare le condizioni perché la Dorsale sia presto una realtà. In alcune aree infatti la situazione è molto critica e il tracciato della futura Dorsale si riduce a pochi metri di larghezza, così come si devono fare i conti con i tracciati delle grandi infrastrutture ferroviarie e stradali, presenti e future. Tutti elementi che non facilitano il compito, ma il progetto ha definito una serie di passaggi che permettono di disegnare un tracciato dai contorni precisi e convincenti. Le grandi scommesse hanno bisogno di coraggio e costanza e questi sono gli ingredienti messi in campo oggi. Ma hanno bisogno anche di risorse concrete e infatti l’assessorato al territorio e parchi ha stanziato per il 2008 la cifra di 1 milione di euro per finanziare le prime opere dirette a realizzare l’infrastruttura ecologica. La Dorsale verde è una proposta di strategia, di visione, di futuro per il nord milanese. Nata per garantire spazi liberi tra gli abitati, un ruolo all’agricoltura nelle sue versioni tradizionale e multifunzionale, aree da forestare per combattere le emissioni che danneggiano il clima, ricostruzione del paesaggio, spazi liberi per piccoli e anziani, aree verdi collegate a quelle urbane, zone dove potere produrre e lavorare in un ambiente reso nuovamente competitivo. Una proposta capace anche di fare i conti con il forte impatto delle nuove infrastrutture autostradali che attraverseranno la provincia da est a ovest. A questo proposito va detto che il tracciato della futura strada Pedemontana in alcuni tratti coincide con il disegno della Dorsale e a questo proposito si stanno coordinando gli interventi per una mitigazione dell’arteria di traffico recuperando e ricostruendo porzioni di paesaggio.


Raggio verde di BagnoliModifica

Raggio verde

“Parte dal recupero , dal consolidamento e dalla riqualificazione della collina di Posillipo , per irradiarsi, attraverso il parco dell’archeologia industriale nell’area ex Italsider,da un lato verso l’isola di Nisida e dall’ altro verso la città di Napoli. Il progetto si fonda su una strategia di carattere paesistico-ambientale di ampio respiro che ha avuto come obiettivo prioritario da un lato quello di salvaguardare l’elevata naturalità dell’ intervento e, dall’altro, di cogliere l’occasione dell’intervento di realizzazione di un nuovo canale per la messa in sicurezza del versante occidentale collinare di Posillipo , esaltando le peculiarità eco-morfologiche , nonché i valori simbolici in grado di rievocare la storia del luogo.
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Il raggio verde di Bagnoli , cogliendo l’ occasione del riutilizzo dei terreni di bonifica provenienti dall’area industriale dismessa , si pone come elemento generatore all’interno del contesto territoriale del golfo di Posillipo: il primo tassello di un più ampio sistema verde della Piana di Coroglio di Napoli.”


Piano verde di CagliariModifica

STRATEGIE VERDI “Il piano del verde urbano di Cagliari del 2006 mira alla creazione , lungo l’asse infrastrutturale di una greenway , strumento di mitigazione dell’ impatto ambientale. Un anello verde perimetrale alla città sviluppa e concretizza possibilità di collegamento tra i parchi urbani , sia verso il centro della città sia verso le riserve naturali , dando vita ad un continuum ambientale con il sistema territoriale. La stesura del Piano si articola in tre fasi. Nella prima fase si è proceduto a un puntuale aggiornamento del censimento tipologico delle aree urbane a verde, nella seconda fase sono stati sviluppati sia gli obiettivi strategici e le priorità di intervento , sia le nuove opportunità per conciliare gli aspetti tecnici e finanziari nell’idea di un sistema urbano verde, organico, continuo e soddisfacente in relazione al reale fabbisogno dei cittadini. La terza fase consiste nell’elaborazione della proposta del piano con la programmazione triennale degli interventi , che diventerà lo strumento operativo dell’amministrazione comunale per il triennio successivo e definirà le priorità nonché le modalità di attuazione del verde urbano, pubblico e privato.”


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La cintura verde




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Rete dei parchi





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C.Le connessioni con il sistema territoriale








Raggio verde di RiminiModifica

“Il progetto per il nuovo Palacongressi e Auditorium diventa l’occasione generatrice di nuove potenzialità per la città di Rimini: una progettazione completa porterà a una riqualificazione di quella fascia di verde che attraversando al città , accostando l’Arco di Augusto, arriva fino alle spiagge . Un raggio che collega il “ centro affari “ di Rimini con il suo “centro ricreativo e naturale “ rappresentate dal mare : un raggio capace di creare un nuovo spazio urbano , un catalizzatore con il fine principale di esportare cultura dal centro verso il mare e importare natura nel cuore della città . Con questo primo tassello , a ridosso del nuovo Palacongressi e Auditorium si regala a Rimini l’ opportunità di ridisegnare e rivitalizzare un’area verde nel centro città , rendendola un vero grande parco paesaggistico e al tempo stesso si regala un progetto promotore di un intervento a più ampio respiro come il raggio verde che coinvolge l ‘intero territorio urbano, riconsegnando così al pieno utilizzo della città la continuità di una vasta area pubblica .”




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Area verde a ridosso del Palacongressi e Auditorium



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Raggio verde di Rimini











Anello verde di PiacenzaModifica

Progetto di riqualificazione dell’architetto Montanari , immaginato in riferimento al Comune di Piacenza: in pratica una combinazione di funzioni urbane, ambientali e culturali della città da realizzare proprio attraverso un ampio “sistema di verde” composto dalle aree agricole che cingono la città stessa. Queste aree realizzano una continuità paesistica con i futuri Parchi Fluviali del Po’ e della Foce del Trebbia, con il sistema ambientale del Nure e con le aree verdi di Montecucco, della Galleana, della Madonnina e della Pertite. Da tale continuità paesaggistica scaturirebbe un anello di verde continuo, differenziato in ambiti agricoli produttivi e in altri a prevalente valenza ambientale e naturalistica. La corona di verde potrà connettersi con le aree verdi presenti in città attraverso il Parco delle Mura.


Cintura verde di RavennaModifica

Dal piano del verde del 1993, dopo dieci anni nasce una nuova proposta di rilettura del territorio e del paesaggio di Ravenna, per arrivare a una rinnovata visione del verde urbano in grado di superare le presenze frammentarie, a favore di un disegno paesaggistico complessivo corrispondente ai diversi sistemi territoriali presenti: il capoluogo, il litorale e il forese. Nello specifico il nuovo piano individua nell’ambito della città due livelli di cinture verdi: la cintura verde interna e la cintura verde esterna. Le principali linee guida progettuali della cintura verde interna sono indirizzate al recupero e alla riqualificazione delle aree verdi connesse alle antiche mura. La cintura verde esterna muove invece dalla necessità di ridisegnare il paesaggio nel suo tratto più delicato, tra città e campagna , di arricchirlo, renderlo eterogeneo, restaurando alti livelli di biodiversità sia in ambito urbano sia perturbano. Il piano sviluppa lungo il margine urbano del capoluogo un sistema integrato di aree verdi fasce paesaggistiche e percorsi ciclopedonali che circondano e circoscrivono l ‘ urbanizzato. Fattore determinante e indispensabile diventa la fruibilità pubblica: i grandi parchi e il verde pubblico vengono integrati da attrezzature di vario genere ( campi da gioco, campi sportivi, punti di ritrovo, di sosta , orti urbani) che correttamente dislocati e gestiti possono diventare un forte elemento di richiamo e di partecipazione dei cittadini alla gestione attiva delle aree verdi. Dal punto di vista operativo il piano si formalizza attraverso una serie di episodi tipologici progettuali del verde che si fondono in un disegno organico e unitario che è quello del masterplan: il bosco urbano, i giardini di quartieri, i grandi parchi, il verde agricolo seminaturale. • Il bosco urbano come evoluzione del sistema del verde con funzione di filtro e di collegamento.

• Il verde agricolo come componente fondamentale nel sistema verde con pluralità di funzioni : ecologico , paesaggistico, psicologico.
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• I giardini di quartiere rappresentano i punti di eccellenza del sistema verde, zone di connessione tra cintura verde e città , dove il bosco urbano si connette a punti di sosta o organizzati con funzioni ricreative di quartiere. • I grandi parchi si presentano come “contenitori di funzioni” per il capoluogo e per i sistemi territoriali del litorale e della frangia urbana, superando il principio del parco inteso solo come insieme di spazi liberi attrezzati. La cintura verde comprenderà tre grandi parchi: il parco Teodorico, il parco Baronio e il parco Cesarea, oltre al parco Fluviale a sud della città che riveste un ruolo strategico come punto di connessione con il litorale. Il parco Teodorico riveste un ruolo di grande importanza e costituisce la vera cerniera tra la cintura verde interna e quella esterna diventando un polo di interscambio per i flussi turistici e per i mezzi pubblici e privati.


Rete verde di PadovaModifica

“…Il primo passo da compiere dovrebbe essere quello di definire una mappa delle aree strategicamente essenziali per la formazione di un articolato sistema del verde, valutando il valore e le potenzialità agronomiche dei diversi terreni, le biodiversità presenti e la possibilità di dar vita a corridoi ecologici di connessione tra tutte le zone da tutelare e/o riconvertire con valenze naturalistiche ed ambientali. La rete verde sarà costituita da un sistema organizzato, a livello comunale e sovracomunale , di aprchi urbani , territoriali e rurali, giardini, itinerari alberati, corridoi ecologici, legati tra loro e con i luoghi di pubblico interesse da relazioni culturali, funzionali e ambientali, sostenuti da una accessibilità formata da percorsi pedonali e ciclabili, resi indipendenti, per quanto possibile dai percorsi motorizzati. La rete verde di Padova è caratterizzata una cintura verde periurbana e da una rete di verde urbano. 1. Rete del verde urbano, interno alla città formato da un sistema organizzato di parchi urbani da progettare prevedendo: a)l’integrazione tra il sistema del verde e la rete dei corsi d’acqua intorno alla città b) un sistema di percorsi pedonali e ciclabili diffuso anche nel centro città per collegare le singole componenti del verde tra loro con gli altri luoghi di pubblico interesse 2. Cintura verde periurbana:formata da un sistema di spazi aperti comprendenti parchi pubblici, spazi e percorsi verdi. n articolato sistema del verde che avvolge la città e vi penetra all’ interno con i residui “cunei verdi” non ancora edificati.” (Da Piano D’azione Locale – Agenda21 Padova)


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