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Una interessante testimonanza del '700 di un artista sconosicuto che usava frequantare la locanda all'interno del ninfeo.

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Il Ninfeo di Egeria. Questo antico fonte , risalente ai tempi dei romani pone in assoluto stato di abbandono come si può vedere dalla recente foto.

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l'esempio per un percorso archeologico molto noto a Roma: strade basolate.

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indicazioni visibili che indicano con precisione, il percorso archeologico,gli altri tipi percorsi che coesistono nel sistema o le aree di sosta.

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esempio di percorso "archeologico", rimanendo ispirati alla tradizione romana, quindi con basolato e sampietrini

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ipotetico chiosco per le aree di sosta

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il progetto dell'arch. Fuksas, per i Fori.

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sistema di percorsi del progetto dell'arch. Fuksas per i Fori.

PROBLEMA


I beni archeologici-architettonici nel parco della Caffarella sono posti all'incuria, ed altri a volte non sono tenuti in considerazione come dovrebbero. Bisogna rivalutarli, per avvicinare e sensibilizzare i cittadini al legame profondo che ha la città di Roma, tra passato e presente.




SOLUZIONE


Creare un sistema di percorsi attentamente studiati e ottimizzati rispetto a quelli già presenti, per dar modo a tutti di poter passeggiare o fare altre attività all'interno del parco in tutta sicurezza, disponendo di aree di sosta dove poter rifocillarsi.



Analizzando la situazione del parco della Caffarella, possiamo rivalutare i notevoli beni archeologici che sono spesso trascurati e poco sfruttati positivamente e altri in evidente stato di degrado con ristrutturazioni che possano renderli ammirabili per tutti sempre. Fare ciò tramite anche un sistema di percorsi posti in maniera tale da non permettere che si compiano atti di vandalismo ma per poterli osservare notando e capendo la reale importanza storica che hanno. Roma come tutti sappiamo e ricchissima di reperti archeologici- architettonici e molti sono i siti storici che possono essere visitati, ma ciò che è presente nel parco della Caffarella è assolutamente unico nel suo genere, in quanto questi interessanti reperti sono posti in una scenografia naturalistica incomparabile nella città. Sono infatti inseriti in un parco che ha specie faunistiche e soprattutto floristiche che non sono presenti in altri punti della città, in primo luogo perché la naturalità del parco è molto elevata fortunatamente e poi perché stiamo parlando proprio di “campagna cittadina” . Rendere accessibile e fruibile da tutti questo spazio davvero “speciale” per una metropoli come Roma è veramente importante e può, sempre rispettando le specie che lo popolano, diventare un punto per trascorrere il tempo libero immersi, nel centro della città, in una “mini” campagna con tutta la propria reale naturalità.


È giusto che edifici così importanti e posti dalla storicità fortissima possano essere così poco ammirabili da tutti e così poco curati da chi di dovere? E inoltre, come fare per dare rilevanza a questi posti conservando la naturalità del posto e rendendo piacevole e invogliante fare gite all’interno del parco per scoprirli? La risposta è stata a lungo studiata, ma come spesso accade le risposte più significative stanno nelle cose più semplici. La cosa migliore per far apprezzare questi posti da tutti, è un sistema di percorsi ponderato. È per questo che col mio gruppo di lavoro abbiamo pensato di inserire tre tipologie diverse di percorso pensando ai diversi fruitori del parco che si distribuiscono dal bambino piccolo alla persona anziana : il percorso archeologico, il percorso naturalistico/ o per passeggiate, e il percorso sportivo. Tutti i tratti sono provvisti di aree di sosta e gioco con appositi bar dotati di ogni genere di ristoro. Aperti in estate e chiusi d’inverno per poter fermarsi in un posto caldo sempre immersi nella natura. Questo sistema di stradine e punti di sosta fornisce il giusto imput per entrare in questa enorme “campagna” e goderne le meraviglie. Il percorso archeologico, che ho voluto personalmente, proprio per l’indirizzo del mio pattern, assume poi un’importanza notevole perché rende più facile poter giungere in sicurezza e con facilità in zone interessanti che altrimenti non sarebbero mai potute essere una mete facile da visitare e quindi trascurate. Mentre si passeggia gradevolmente nella natura ha un forte effetto incontrare queste testimonianze della storia e creare dunque una piacevole corrispondenza tra passato e presente. Questo elenco che segue può dare un’idea della ricchezza di questa valle. Anche se noi come gruppo abbiamo preso in considerazione non tutti i beni archeologici presenti, ma una parte che secondo noi è molto significativa.

- TOMBA DI ANNIA REGILLA. Sepolcro a tempietto del II sec.d.C. ben conservato perché usato in passato come fienile. Dedicato da Erode Attico alla moglie Annia, l’interno è tuttavia costruito come colombario. La tradizione ce lo ha tramandato come Tempio del Dio Redicolo (del ritorno) - CASALE DELLA VACCARECCIA. Costruito nel 1547 dai Caffarelli, allora proprietari della valle, inglobando una torre medievale. Assunse la conformazione definitiva quando nel 1816 la proprietà passò ai Torlonia. Il casale è tuttora attivo - NINFEO DI EGERIA. Grotta artificiale del II sec. d.C. probabilmente facente parte del Triopio di Erode Attico come piacevole luogo di riposo estivo: infatti esso sorge in prossimità di una sorgente di acque acidule-oligominerali. Erroneamente intitolato ad Egeria nel ‘700, divenne un’osteria nell’800 - S. URBANO. Tempio di Cerere e Faustina del II sec. d.C. fatto edificare da Erode Attico in prossimità della sua villa. Pressoché intatto perché trasformato in luogo di culto cristiano già nel VI sec. e dedicato S. Urbano. L’interno presenta affreschi del XI sec. Ulteriori informazioni. - TORRE DEL PONTE. Realizzata nel XII-XIII sec., questa torre doveva difendere il ponte in muratura che, scavalcando l’Almone, collegava la via Appia Antica con la via Latina - COLOMBARIO COSTANTINIANO - CAVE sotterranee di tufo e pozzolana di epoca romana riutilizzate anche nell’800. Le gallerie erano necessarie per raggiungere i materiali più pregiati. - CIRCO DI MASSENZIO E TOMBA DI ROMOLO. Il complesso racchiude i ruderi della residenza imperiale di Massenzio. La tomba del figlio Romolo, ivi deposto nel 309 d.C., fu trasformata in casale agricolo dai Torlonia nel '700. In secondo piano il Circo, al di là del quale sorgeva il Palazzo imperiale.

In particolare abbiamo analizzato i numeri 1,2,3,4,6 .




Il parco dell’ Appia Antica connesso con quello del Parco archeologico dei Fori, costituisce una realtà che va ben oltre l’aspetto archeologico e paesistico, nonché urbanistico di un grande cuneo verde che penetra dalla campagna romana fino al centro della città per assumere valore storico e culturale unico al mondo. Fin dal 1500 con il papa Leone X questo complesso verde ha suscitato interesse delle amministrazioni della città di Roma e molti sono stati i provvedimenti presi. Dai Fori all’estrema punta dell’ Appia Antica, la Caffarella rischia di diventare la parte di questo “cuneo” più sottovalutata. Le condizioni attuali non sono pessime attorno ai resti archeologici ma si vede soprattutto per certi siti (come per esempio il Ninfeo di Egeria. Foto al lato in alto) lo stato di assenza di manutenzione o di rivalutazione degli stessi. Sono molte le zone del parco in cui è pericoloso addentrarsi, perché siti di sporcizia, o luogo dove c’è un alto tasso di siringhe ( fonte: Corriere della Sera DEGRADO E AMBIENTE . CENTOSESSANTA ETTARI DI VERDE E RICCHEZZE ARCHEOLOGICHE Caffarella dimenticata CASALI DEL ' 500 Siringhe e auto rubate nel parco sull' Appia Antica […]Un tappeto di siringhe, un recinto di lamiera che parte da via Macedonia per arrivare fino ai bordi di una marrana. Ecco il desolante panorama del parco della Caffarella, cosi' come appare a chi vi si affaccia dal muro che lo divide con la zona urbana. I 160 ettari di campagna, ricchi di testimonianze archeologiche e di una fauna sorprendentemente rigogliosa sono soggetti al piu' totale degrado e a speculazioni che hanno suscitato le proteste dei comitati dei quartieri circostanti. […] ) Il progetto del sistema di percorsi da noi studiato pone coattamente attenzione per la rivalutazione di questi siti e inoltre punta i riflettori su questo degrado che inevitabilmente si dissolverà perché non più nascosto. Il rendere accessibile al pubblico queste zone una volta ripulite e risanate renderà più difficile il proliferare di delinquenza e spazzatura; di conseguenza avremo più afflusso da parte della popolazione romana o turistica e più attenzione per questi siti archeologici dall’importanza notevole. Nella parte centrale del cuneo verde di cui stiamo parlando, quindi nei Fori, molti sono i progetti di percorsi per l’attenzione agli innumerevoli resti archeologici che pongono in quell’area. Tra i tanti spicca il fantasioso progetto ( del 2004- 2005 ) dell’arch. Fuksas, il quale propone di creare, percorsi attrezzati sopraelevati, assistiti da punti di ristoro, all’interno dell’area archeologica. (vedi foto accanto )

(Dal sito www.architettiroma.it ) “La città archeologica entra in sintonia con la vita contemporanea, il progetto proposto da Adriano La Regina, Massimiliano Fuksas insieme a Doriana Mandrelli ha riscosso un notevole interesse. Il resto dell'intervento riguarda soprattutto la parte dei Fori imperiali, da "arredare" con passerelle leggere in acciaio completamente reversibili, per esplorare quel che rimane del mondo antico anche nella Roma del Duemila. «L'assetto dell'area archeologica centrale è certamente uno dei problemi più importanti di Roma - spiega Adriano La Regina -perché riguarda non solo la conoscenza della città antica e del suo successivo sviluppo ma anche il disegno mutevole della città moderna, il suo carattere, la sua forma e quindi il modo in cui essa può essere usata dai suoi abitanti ».” Molti possono essere i giudizi su questo tipo di progetto. Ma qui non si vuole giudicare il singolo progetto ma l’idea di rivalutare un sistema archeologico con PERCORSI ATTREZZATI, la medesima cosa che sarebbe utile per la Caffarella. Non si può sottovalutare l’impatto che potrebbero avere questi sentieri, ma essendo attentamente studiati il rischio si riduce molto. Si dovrebbero, come si può vedere nelle foto, creare dei viottoli simili a quelli dell’Appia Antica, con sampietrini e basole che rendono di fatto a tutti facile accesso alle meraviglie di questo parco ancora da scoprire.

Simili a quelli dell'Appia Antica proprio per creare un legame più forte ed evidente tra questi siti che molte volte sembrano distanti per il tipo di organizzazione diversa, ma che in realtà fanno parte dello stesso "cuneo verde" di cui spiegavo il significato poc'anzi. Inoltre il parco della Caffarella e la parte dell'Appia Antica hanno beni archeologici dello stesso tipo e provenienza; sono per entrambi, romani e di stampo sepolcrale. E' estremamente importante il contatto che la gente deve poter avere con i monumenti della Caffarella come per quelli lungo la via Appia Antica.

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