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Presenza sul territorio urbano e naturale di elementi che limitano, ostacolano o addirittura impediscono il raggiungimento, l’accessibilità e la fruibilità di un luogo o sue parti ad un’utenza, in modo sicuro, autonomo e confortevole.


Definizione generale

Viene definita barriera architettonica qualunque elemento costruttivo che impedisca, limiti o renda difficoltosi gli spostamenti o la fruizione di servizi (specialmente di persone con limitata capacità motoria o sensoriale). Come sostenuto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, art. 6 che regolamenta le attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale, anche da parte delle persone diversamente abili e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura, l’accesso e l’utilizzo di un luogo pubblico deve essere garantito a tutte le tipologie di utenti. Di fatto, però, insistono sul territorio numerosi elementi che non assicurano tale diritto. Questi ostacoli non riguardano solo i portatori di handicap fisici, sensoriali, psichici o intellettivi, ma tutta una fascia di popolazione molto vasta che comprende anche bambini e anziani. Tali impedimenti si presentano in varie tipologie, che vanno dalla presenza di gradinate e dislivelli del manto stradale, spazi angusti che non permettono il passaggio di carrozzelle o passeggini, forti pendenze, a zone di potenziale pericolo come attraversamenti stradali o incroci, non debitamente segnalati. In aree verdi di tipo naturalistico, come Parchi Regionali o Riserve Naturali, spesso sono la stessa morfologia del territorio e la presenza della vegetazione a costituirsi come un impedimento o una difficoltà alla fruizione dell'area da parte di alcuni utenti. A volte poi, quando anche siano presenti servizi e facilitazioni per utenti diversamente abili, questi si configurano come elementi discriminanti, proprio in quanto riservati esclusivamente ad una determinata fascia di utenza. La condizione di parità è essenziale affinché sussista effettivamente uno spazio pubblico fra tutti gli individui. Un luogo, specialmente pubblico è, del resto, costituito dalle relazioni che gli individui intrecciano tra loro; limitare l’accesso a tali relazioni significa limitare il diritto alla socializzazione e alla condivisione, specifico dell’uomo.


Nella pratica bisogna pensare ad un sistema di percorsi quanto più possibile lineare e regolare, in cui gli ostacoli siano accuratamente rimossi, inserendo, laddove necessario, passerelle o aree di sosta attrezzate. La progettazione deve d’altronde tenere conto della morfologia e del carattere intrinseco del luogo, in particolare se si tratta di parchi e aree verdi protette, in modo da non snaturarlo o alterarlo. Si dovrà dunque provvedere a studiare soluzioni in grado di integrarsi e fondersi con l'ambiente circostante, qualificandosi come un valore aggiunto e non come un atto meramente invasivo. Fondamentale è il ruolo della manutenzione di tali attrezzature e percorsi, che devono rendersi sempre disponibili e agibili.


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Barriere architettonicheModifica

Il quadro legislativoModifica

La legge quadro italiana che tratta il problema dell'accessibilità è la legge 13/89 che stabilisce i termini e le modalità in cui deve essere garantita l'accessibilità ai vari ambienti, con particolare attenzione ai luoghi pubblici. Il D.M. 236/89 (decreto attuativo) si addentra maggiormente nella parte tecnica ed individua tre diversi livelli di qualità dello spazio costruito. Questi tre livelli sono:

  • Accessibilità: possibilità per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale di raggiungere l’edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruire di spazi ed attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia.
  • Visitabilità: possibilità per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare. Vengono considerati spazi di relazione gli spazi di soggiorno dell’alloggio e quelli dei luoghi di lavoro, servizio ed incontro, nei quali il cittadino entra in rapporto con la funzione ivi svolta.
  • Adattabilità: possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente ed agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.

Sempre il D.M. 236/89 stabilisce anche, per gli edifici e gli spazi privati, i parametri tecnici e dimensionali correlati al raggiungimento dei tre livelli di qualità sopra riportati: per esempio le dimensioni minime delle porte, le caratteristiche delle scale, la pendenza delle rampe pedonali, gli spazi necessari alla rotazione di una sedia a ruote, le dimensioni degli ascensori e le casistiche della loro necessità, le caratteristiche di un servizio igienico accessibile ed altri ancora. I requisiti vengono stabiliti in modo differenziato a seconda della tipologia degli edifici e degli spazi. Ogni nuova costruzione deve infatti rispettare tali norme, ed i vecchi edifici devono essere opportunamente adeguati alla normativa in caso di ristrutturazione (D.M. 236/89, art. 6).

Per quanto riguarda gli edifici e gli spazi pubblici vi è stata l'emanazione di un ulteriore decreto attuativo.

P.E.B.A.Modifica

I P.E.B.A. o Piani per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche (art. 32 della legge 41/86 e art. 24 comma 9 della legge 104/92) sono uno strumento che ha la finalità di conoscenza delle situazioni di impedimento, rischio ed ostacolo per la fruizione di edifici e spazi pubblici. Questi piani rappresentano il punto di partenza per la redazione di Piani Pluriennali di Abbattimento delle barriere architettoniche.

Possiamo definire il peba come uno strumento metaprogettuale, necessario ad avviare procedure coordinate, per eseguire gli interventi di “attenuazione” dei conflitti uomo-ambiente. E’ quindi il preludio, la base, sulla quale iniziare tutte quelle azioni di “design urbano” che mirano ad interventi piu o meno dedicati. Il P.E.B.A. ha come obbiettivo generale, quello di produrre conoscenza al fine di poter iniziare concretamente le azioni di progettazione in grado di mirare all’innalzamento della qualità della rete di servizi, tempi e occasioni fornite dalla città, partendo dalle necessità di chi maggiormente richiede attenzioni, per giungere a definire risposte, capaci di garantire il quadro associante a cui mira una città solidale e quindi accessibile. Secondo questa visione, il piano è così strumento, trasversale, di analisi e verifica, necessario per alfabetizzare, utenti e gestori della città ad una cultura dell’accessibilità.

Esempi barriere architettonicheModifica

Esempi classici di barriera architettonica sono: scalini, pendenze eccessive, spazi ridotti. Esistono innumerevoli casi di barriere meno evidenti, come parapetti "pieni", che impediscono la visibilità ad una persona in carrozzina o di bassa statura; banconi da bar troppo alti, sentieri di ghiaia o a fondo dissestato. Nel caso di persone non vedenti possono rappresentare casi di barriera architettonica anche semafori privi di segnalatore acustico od oggetti sporgenti;

Possiamo affermare che dalla definizione di barriera architettonica, anche attraverso la lettura del documento ICF del 2001, siamo passati al concetto di conflitto uomo-ambiente, ovvero a quella serie di ostacoli ed impedimenti, di forma temporanea o permanente, che impediscono all'utente di fruire in piena sicurezza di tutta quella serie di funzioni, attrezzature e servizi che lo spazio antropizzato dovrebbe garantire a tutte le categorie d'utenza. In tal senso accanto alle barriere fisiche e percettive si apre il mondo delle barrire comunicative, ovvero di tutti i segnali che l'ambiente genera nei confronti dei propri fruitori.


Le normative di riferimento per eventuali approfondimenti sono:

legge 13/89; D.M.236/89; Legge 104/92; DPR 503/1996; DPR 380/2001 (Artt. 77-81)

La Carta di NorciaModifica

La Carta di Norcia (2003), sottoscritta da Federparchi (Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali) e dalle associazioni Fish (Federazione Italiana Superamento Handicap) e Fand (Federazione Associazioni Nazionali Disabili) indica i principi per la libertà di accesso alla natura e per la sua fruibilità. (http://www.sibillini.net/primoPiano/eventi/convegnoDisabili/DichiarazioneDiNorcia.htm) Il presupposto del documento è quello di permettere a tutti gli individui di vivere pienamente e confortevolmente il rapporto con la natura, grazie ad un approccio che sia prima di tutto culturale e sociale e conseguentemente tecnico e progettuale. In Italia sono presenti diversi esempi di parchi o oasi ecologiche che si sono resi accessibili e fruibili da tutti gli utenti:

 Parco delle Capinere (Ferrara) www.lipuferrara.it

Giardino gestito dalla Lipu (la Lega italiana per la protezione degli uccelli) all'interno dell'oasi Isola Bianca, l'isola fluviale che sorge sul Po, all'avanguardia per quanto riguarda l'accessibilità: tutti i sentieri sono infatti dotati di una segnaletica utilizzabile dai non vedenti, e sono realizzati per essere percorsi anche spostandosi su una carrozzina. Per visitare il giardino è disponibile anche uno scooter elettrico. I punti di osservazione che si trovano all'interno delle voliere, poi, sono stati costruiti in modo da offrire una buona visuale anche a chi è in carrozzina. Per le persone non vedenti è stata realizzata una guida tattile dell'Oasi, composta da tavole in rilievo e testi in Braille.


 Parco nazionale della Majella, in Abruzzo

Dove si segnala in particolare il sentiero Lama Bianca - Fonte della Fratta, lungo circa tre chilometri, accessibile a persone con disabilità, ma ideale anche per anziani e bambini. Lungo circa tre chilometri, il percorso attraversa un faggeto, habitat dell'orso marsicano e del lupo appenninico.

 Parco Nazionale del Circeo

Tra le prime aree protette a realizzare un sentiero per non vedenti, su dodici strutture tra sedi, centri visita, musei ecc., ben nove risultano fruibili da persone con deficit motori o sensoriali.

 Riserva Naturale Tevere Farfa

Presenta al suo interno il sentiero “La Fornace”: che si sviluppa lungo la sponda destra del Tevere, per circa 2 km, avente un fondo in traversine in legno facilmente fruibile da bambini, anziani e persone con lievi difficoltà motorie.

 Sentiero "Orto Botanico di Fogliano"

Il percorso per disabili motori e non vedenti si snoda per due chilometri senza dislivello all’interno di un orto botanico, ormai naturalizzato, abbandonato agli inizi del 1900. I sentieri sono strutturati per sfruttare appieno le caratteristiche del territorio, connotato da presenze botaniche e naturalistiche molto diverse tra loro, dalle sequoie alle araucarie collegate dalla presenza della macchia mediterranea. Piccole stazioni in legno punteggiano il percorso e offrono l’occasione ai visitatori non vedenti di sperimentare la differenza al tatto tra la liscia corteccia di un eucalipto e quella ruvida della quercia o della palma, o tra i vari tipi di pigne o di semi. Non solo il tatto viene stimolato, ma anche l'olfatto e l'udito, soprattutto in riva al laghetto nel cuore dell'orto botanico, dove è possibile percepire la nota salmastra dell'acqua portata dal vento o i richiami degli uccelli uniti al frangersi delle onde. Tutte le informazioni sono affidate a cartellonistica tradizionale e in Braille e una corda delimita il tracciato.

Un esempio in negativo è senz'altro costituito dal Parco della Storga, in provincia di Treviso, oggetto di una serie di interventi a dir poco invasivi a seguito della decisione dell’amministrazione provinciale di dotare la zona tutelata di una serie di percorsi pedonali che dovrebbero favorire la fruizione delle bellezze ambientali dell’area. Non si è esitato a realizzare pesantissime passerelle a pochi metri dalle risorgive, a costruire percorsi altrettanto incongrui attraverso tutto il parco, per non parlare di ciò che è previsto ma non ancora realizzato cioè attrezzature per il pic-nic nelle zone di maggior pregio. Con interventi così pesanti si mettono a rischio i delicati equilibri naturali di molte zone del parco che corre il pericolo così di perdere la propria originalità ambientale di zona umida e di non tutelare habitat e fauna di pregio.

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