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La mancanza di attenzione nell’arredo urbano conferisce un’immagine frammentaria alla città definendo parti dissonanti tra loro e determinando una caduta della vita sociale.


Se l’Architettura del Novecento si è occupata di indagare le necessità dell’uomo, il nuovo Millennio deve giungere alla comprensione dei suoi desideri. Oltre che nella propria casa, l’uomo trova infatti la propria identità anche nell’ambiente esterno che vive quotidianamente, in quello spazio a lui vicino che si estende oltre la propia abitazione. Progettare ed “arredare” uno spazio esterno significa quindi restituire dignità e significato al luogo dell’uomo e della sua vita sociale. Al contrario, le profonde trasformazioni economiche, sociali, culturali di questo secolo hanno portato una sempre più scarsa attenzione ai luoghi rendendone casuale la fruizione. A questo proposito sembrerebbe fondamentale attivare un processo di riprogettazione dello spazio pubblico, un ritorno al decoro e alla coerenza dell'insieme per un’immagine del tessuto urbano unitaria e voluta e non cresciuta per meccanismi spontanei. Un’architettura del paesaggio quindi in cui gli elementi concreti del luogo siano il punto di partenza di tutto il progetto e non certo degli “oggetti” abbandonati al caso. L’arredo urbano che si definisce attraverso l’illuminazione, la tipologia delle alberature stradali, le aree pedonali e le aree a verde, gli oggetti di arredo funzionale (sedute, portarifiuti, chioschi, ecc.) e gli elementi decorativi (sculture) conferisce un'immagine unitaria a parti della città, un’identità di appartenenza ai sui abitanti e, attraverso l’armonia degli elementi, migliora il “buon governo” del luogo.


L’ arredo urbano dovrebbe essere sempre considerato come un complemento, e non un accessorio, del disegno urbanistico e architettonico.


colore degli edifici illuminazione pavimentazioni viali alberati playgrounds



Progetto: “Cosmoquare”,1997 Modifica

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Architetto: Francisco Javier Bellosillo Località: Osaka, Giappone

Cosmoquare è un nuovo centro urbano commerciale internazionale ubicato a Sakishima, un’isola artificiale di circa 2 km di larghezza nella baia di Osaka. L’idea era quella di fare del centro l’arteria più cosmopolita di accesso alla città. Con questo obiettivo fu bandito un concorso che aveva per tema il disegno di oggetti per i momenti di sosta e relax, di elementi per l’illuminazione, di punti di informazione e ponti sopra i canali. La proposta mira ad accostare alla natura il progetto della città, conferendo agli elementi urbani un carattere quasi biologico, che li avvicini al contempo allo spirito futurista dello stile di vita giapponese. Gli elementi del progetto sono metaforicamente associati a diversi esempi di fenomeni naturali, tratti dal mondo dell’aria e dell’acqua: con il metallo, l’acqua e la luce vengono ricreate le forme dolci delle meduse trasportate dalle correnti, la morbidezza delle alghe accarezzate dalle onde, dei giunchi piegati dal vento, i gioche delle radici che emergono dalla terra per poi ritornarvi, i rizoma che appaiono e scompaiono dal suolo. I lampioni sono a gruppi di due o tre, slanciati e ricurvi come giunchi. Per i punti di informazione e comunicazione, per le cabine telefoniche e per i cestini dei rifiuti si sono ideati elementi metallici. Le fontane a forma di albero gettano spruzzi d’acqua nebulizzata e, di notte, grazie alle fibre ottiche, creano l’effetto di lanterne piantate sull’asfalto tra alberi di vapore. I pergolati, i banchi, le pensiline costituiscono un insieme di elementi allargati e raddoppiati da flussi di aria o di acqua comandati da una forza sconosciuta. Questa forza modella gli elementi flessibili, li piega fino al suolo e li trasforma in ponti e passerelle, visibili da lontano grazie alle fibre ottiche. Tutti gli elementi del progetto sono formati da profili vuoti in lega di acciaio resistente alla corrosione e agli agenti atmosferici. Le fondamenta sono antisismiche. L’impianto di illuminazione è a vapore di sodio ad alta pressione per i lampioni; di mercurio alogeno per gli altri elementi.

Bibliografia: Francisco Asensio Cerver, ”Dettagli di architettura – Arredo urbano”, ed. Logos 1998


Piazza Bari Modifica

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Uno spazio pubblico continuamente riconfigurabile secondo i desideri dei suoi abitanti: tutte le sedute sono delle panchine rotanti incernierate ad una estremità, da spostare all’ombra degli alberi nei giorni più caldi dell'anno o al contrario al sole in quelli più freddi, rivolgere verso l'uscita della scuola, o verso la via commerciale di fronte, o ancora alla luce del lampione o al contrario nella penombra.

PANCHINA “ SITTING AROUND”. progetto preliminare 2001


Château d'eau de Valence Modifica

Gomis André (architecte); Philolaos Tloupas (sculpteur), 1963 Valence, France.

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En 1962, pour faire face à l’ accroissement de sa population, la Ville de Valence, sous l'impulsion du maire Jean Perdrix, décide de créer un nouveau quartier, sous la forme d_une « zone à urbaniser en priorité » (ZUP), dont la conception est confiée à l'architecte urbaniste André Gomis. Le quartier est constitué de deux parties séparées par un grand parc de vingt-quatre hectares au milieu duquel est projeté un château d'eau, destiné à servir de repère à ce nouveau quartier. André Gomis en confie la conception au sculpteur et plasticien grec Philolaos. Celui-ci commence par faire des essais sur maquette. Il s'inspire de la déformation de pièces métalliques parallélépipédiques martelées, dont il agrandit ensuite les dimensions en suivant, dans ses tracés régulateurs, le nombre d'or, tout en restant fidèle à l'harmonie brute de départ. Les travaux commencent en 1969 et se poursuivent jusqu'en mai 1971. « Associant objet fonctionnel et recherche artistique, le sculpteur Philolaos a su transformer des réservoirs d'eau en Suvre d'art contemporaine, véritable symbole de la ville de Valence ». En 1981, le château d'eau obtient le prix du « quartier de l'horloge » qui récompense la meilleure réalisation d'art urbain des années 1970 en France. Description Le château d'eau de Valence est en réalité un double château d'eau composé de deux tours : une de cinquante-deux mètres de haut pour le réservoir B, d'une contenance de mille neuf cent quatre-vingt-dix mètres cubes et une deuxième, haute de cinquante-sept mètres pour le réservoir A, contenant huit cent cinquante mètres cubes. Les réservoirs sont surélevés, ce qui a permis d'aménager une salle des vannes à la base de la tour A ainsi qu’une station de pompage, surmontée d'un poste de transformation et de distribution électrique, à la base de la tour B. Ces deux tours, construites en béton brut, ont une forme hyperboloïde et hélicoïdale. Comme pour toute sculpture, la perception du spectateur se modifie au fur et à mesure de son déplacement. Les arêtes vives des tours sont orientées au nord et au sud, face aux vents dominants. Les tours sont construites par superposition de banchées de deux mètres de hauteur. Le béton brut laisse apparaître les traces verticales des planches du coffrage. La peinture blanche actuelle a été ajoutée postérieurement. La construction a nécessité l'emploi de treize mille cents mètres carrés de coffrage, deux mille sept cents mètres cubes de béton et trois cent vingt et une tonnes d'acier. Quand les réservoirs sont pleins, l'ouvrage pèse dix mille tonnes.

Copyright © ministère de la Culture et de la Communication / DRAC Rhône-Alpes Page 1/1



Legislazione Modifica

Nel panorama legislativo italiano esistono diversi riferimenti che consentono all'amministratore locale ed in generale ai cittadini di affrontare compiutamente il problema del recupero dell'immagine complessiva delle città .

Certo buona parte di queste disposizioni sono nate per far fronte ai grandissimi e gravissimi problemi esistenti nelle grandi città e in quei paesi che assistevano senza controllo al saccheggio dei cosiddetti centri storici. Grazie a questa norme è possibile progettare il recupero all' abitabilità di intere zone malsane preservandone tuttavia le caratteristiche urbanistiche e architettoniche . Oltre a ciò è possibile effettuare un discorso ancora più avanzato in quelle situazioni, ove le condizioni lo permettono,sulla figura complessiva da dare ai paesaggi urbani. Una Amministrazione che si cimenta con questo tema dovrebbe approvare i progetti di questo tipo avviando un processo che permetta il superamento delle posizioni più superficiali per arrivare a individuare le potenzialità culturali e politiche che il problema in sé comporta. L'atteggiamento meno serio sarebbe quello di delegarne ai tecnici la realizzazione e la gestione concreta. I progetti di questo genere dovrebbe essere il risultato di una grande inchiesta e di grandi consultazioni con diversi Enti, pubblici e privati, da un lato e i cittadini dall'altro . Questo ci pare essenziale per il semplice motivo che essi sono i principali soggetti interessati . Progetto come conseguenza di scelte politiche e culturali quindi. Tra i tanti modi di impostare i problemi connessi a quanto detto ne esistono due che meritano una attenzione maggiore: quello che propone il RECUPERO tout-court puntando soprattutto alla 'velocità nell'ottenere il risultato' e quella che mira al 'recupero storicizzato del patrimonio'. Questa seconda impostazione è certamente la meno facile da perseguire. Come hanno affrontato il problema in altre situazioni ? Molte Amministrazioni, impegnate a riqualificare l'ambiente urbano, hanno addirittura istituito un assessorato ad hoc. L' intenzione generale è di organizzare l'immagine complessiva della città , non limitarsi ad una semplice operazione di 'maquillage'.

In effetti,il concetto di arredo può facilmente far nascere la sensazione di un qualcosa di non esente da velleitarismo, in specie se riferito ad un paese , un qualcosa in più rispetto ad altri problemi "sostanziali" come quelli della casa e dell'occupazione. Peggio ancora se l'intervento riguarda prevalentemente un nucleo storico al fine di creare qualcosa di "raffinato" -qualcuno potrebbe dire aristocratico - entro le cerchia dello squallore ,spesso di desolazione , dei rioni periferici di una città o di un paese. Quando l' Amministrazione tonarese ha avviato e concluso la ristrutturazione di Viale della Regione in molti hanno pensato questo. Certo non basta l'obiettivo di recupero di una parte del centro storico rendendolo più 'trasparente' , occorre porsi anche quello di intervenire con l'arredo nel resto del Centro storico e in periferia per dare un minimo di senso, di riconoscibilità a zone , dove , mancando i valori storici ambientali , si perde la possibilità di orientarsi , di sentirsi a casa , di appropriarsi dello spazio in cui si vive. All'interno del discorso sul ricupero del Centro storico esiste il problema della immagine complessiva del paese e non solo del suo centro storico o dei suoi centri. All'interno di esso , poi , esiste il problema dell'arredo urbano o meglio dell'arredo paesano. ARREDO URBANO indica genericamente l'insieme delle attrezzature che servono a completare la funzionalità degli spazi pubblici , come panchine , fontanelle , lampioni , paline segnaletiche , colore delle case e delle strutture, verde pubblico ecc. Il termine arredo si riferisce comunemente alla situazione del paesaggio urbano come se si trattasse dell'arredamento di un appartamento ed esprime il significato di quel particolare progetto che si occupa di qualificare in modo organico e uniforme lo spazio pubblico , sia aperto che coperto , rifinendolo nei dettagli e dotandolo delle attrezzature che rispondono alle esigenze della popolazione. Il progetto di arredo urbano investe molteplici ambiti disciplinari ; si misura con gli aspetto urbanistici e architettonici del paese ; tiene conto del regolamento edilizio ;implica conoscenze metodologiche e tecnologiche nel settore delle comunicazioni visive e della grafica.Occorre sottolineare , infine , che un'operazione di arredo urbano comporta un confronto molto delicato con la realtà esistente , con le attrezzature già presenti , con le qualità "storicizzate" degli spazi, con i materiali esistenti 'in loco ',con le conoscenze artigianali e industriali locali. Nella storia dell'uomo il concetto dell'arredo urbano è esistito sin dal sorgere dei primi agglomerati urbani. Una città greca e una città romana erano caratterizzate anche nei più piccoli particolari, come d'altronde anche le città medioevali , solamente che l'arredo urbano era riservato ,di solito , ai centri del potere. E' coi grandi architetti del '400 e grazie al radicale rinnovamento di varie città che l'arredo urbano si precisa come pedina-chiave nell'organizzazione di tutti i rioni per subordinarli al nucleo politico-culturale. L'avvento dell'industrialismo provoca inurbamenti massicci che sconvolgono questi equilibri fra le varie parti della città . La produttività e l'incessante trasformazione dei suoi metodi mutano l'idea stessa dell'abitare in città. In essa i nuovi quartieri di fabbriche e dormitori si saldano a fatica coi nuclei storici. La città si estende come non mai. Le antiche piazze assumono il ruolo di monumenti isolati entro nuove costruzioni attuate con linee,materiali,colori nuovi che si differenziano drasticamente dalle vecchie strutture. Dalla metà dell'800 i grandi centri affrontano la questione della dotazione urbana: lampioni, fontanelle, chiostri, stazioni, cassette postali vespasiani , vogliono agevolare i servizi. Sul finire del secolo i regolamenti edilizi sottraggono i singoli centri all'impronta locale, uniformando i risultati. Le cassette postali, ad esempio, sono identiche in tutto lo Stato e per un'amministrazione comunale è più facile comprare lampioni sfornati in serie e conta poco se il prototipo era stato disegnato per un'altra città con vie di un'altra larghezza e con un altro volume e colore. La speculazione edilizia provvede,poi, al livellamento verso il basso , mentre la pubblicità invade lo spazio disponibile e ne crea di inediti ( le insegne luminose, striscioni ecc.). Cambia ,insomma,il senso dello spazio. Il messaggio stradale diventa martellamento, tutto si uniforma , non trovare punti di riferimento nel paese è la norma. Se quanto detto finora è storia della generalità dei centri urbani, i problemi che ne derivano sono vieppiù appesantiti per i piccoli centri come Tonara specialmente per la loro pretesa di inserirsi nei canali di sviluppo turistico.


RIFERIMENTI Modifica

Per avere un'idea di una possibile riqualificazione urbana, basta fare una serie di piccole osservazioni e prendere esempio da città come quelle di Madrid e Barcellona che negli ultimi anni hanno fatto un grande salto di qualità:

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1) cassonetti

1) Spesso i cassonetti e secchi della spazzatura sono pieni zeppi di scritte, pubblicità e dozzine di adesivi pubblicizzanti ditte di traslochi. A Madrid niente di tutto ciò, chi imbratta paga.


2)Se compare un graffito sui muri lo si cancella, anche di sabato mattina.
Rimozionegraffiti.jpg

2 rimozione graffiti

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3 segnaletica orizzontale

3)Tutta la segnaletica orizzontale è realizzata con una speciale pasta-smalto che a Roma è un utopia.


4)Eccellente disegno della strada: parcheggio | carreggiata | parcheggio | ciclabile.
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4 buon disegno di parcheggi e corsie

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5 semaforo led


5)Uno speciale progetto sta promuovendo la sostituzione di tutti i semafori di Barcellona in semafori a led. Si consuma fino al 90% in meno e durano di più... Oltre naturalmente ad avere una brillantezza molto maggiore e ad eliminare completamente l'incoveniente della rifrazione che rende invisibile la luce di un semaforo quando è troppo illuminato dal sole


6)Qualsiasi palo urbano è trattato con questao particolare tipo di vernice ruvida e granulosa che rende impossibile l'affissione degli orrendi adesivi di ogni foggia che adornano i nostri pali rendendo le nostre città più simili a Calcutta che a località europee. Qui gli adesivi non attaccano, e se attaccano per qualche minuto fanno presto a venire giù staccati dalla pioggia, dall'umidità o dall'addetto della 'limpieza' della strada. Va da se che cala a sotto zero la motivazione di imbrattare quando si sa per certo che il proprio adesivo resterà visibile l'espace d'un matin.
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6 palo con vernice ruvida


7)Anche nella periferia di Barcellona (qui siamo nella Gràcia) si può passeggiare con serenità, non sentendosi minacciati da auto pirata o da macchine parcheggiate sul marciapiede. E non ci vuole un miracolo, bastano dei paletti dissuasori e dei materiali di qualità (non certo l'asfalto) per realizzare i marciapiedi che così risultano ben percorribili anche da handicappati o da coppie con passeggino come in questo caso.
Palettodissuasore.jpg

7 paletto dissuasore

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