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Molto spesso le aree dismesse creano dei vuoti urbani che si presentano come zone degradate e pericolose provocando disagi a livello sociale


Il termine area dismessa definisce quegli spazi e quei contenitori che non sono più usati per le attività per le quali sono stati pensati e realizzati, e che sono in attesa di utilizzazioni. In Italia la questione della dismissione ha attraversato diversi periodi che dagli anni Ottanta ad oggi possono essere divisi in tre fasi principali:

- la prima fase è caratterizzata dalla presa di coscienza, da parte delle istituzioni e dei ricercatori, della grandezza e complessità del fenomeno - nella seconda, che riguarda gli anni Novanta, queste aree vengono considerate un’opportunità storica per intervenire su parti di città o su intere aree urbane degradate e congestionate attraverso progetti e programmi di recupero; quindi la loro presenza è fondamentale per lo sviluppo delle città - la terza fase è quella del nuovo Millennio, in cui vengono valutati gli interventi di recupero realizzati o quasi terminati

Quindi si è passati dal considerare il fenomeno della dismissione un problema drammatico della città, a una risorsa da sfruttare per trasformare e riqualificare la città fino a riconoscere a queste aree, nel XXI sec, il ruolo di catalizzatori di interventi per il rilancio urbano. Una volta che è stata capita l’importanza del corredo di risorse territoriali e ambientali offerte dal riutilizzo di queste zone è sorto un altro problema e cioè quale sia la tipologia d’uso più adatta da attribuirgli. Le alternative sono tante tra cui la realizzazione di infrastrutture e servizi, oppure zone destinate a verde pubblico o anche un uso polivalente. In base alla destinazione scelta cambia anche il tipo di intervento da operare e il costo da sostenere. Sicuramente la loro presenza comporta una perdita di identità, di connotazione spaziale e di legame funzionale con il tessuto urbano nel quale sono inserite.


Nel caso in cui sia possibile intervenire, cioè non siano aree ritenute irrecuperabili per motivi di logistica localizzativa o a causa di un inquinamento profondo, si può procedere alla riqualificazione del sito in funzione delle loro caratteristiche intrinseche e delle relazioni con il contesto urbano nel quale si collocano garantendo un miglioramento della qualità di vita della comunità interessata.




Approfondimenti

Questo sito tratta della riqualificazione di un area industriale dismessa [1]


Drosscape è il termine creato per descrivere una pedagogia progettuale che enfatizza l’integrazione produttiva e il riutilizzo di paesaggi devastati del mondo urbanizzato. Il termine implica che zone residuali o aree non più utilizzate a fini produttivi siano recuperati e reinseriti in un nuovo processo consapevole di pianificazione. Lo studio di Peter Latz è ormai considerato un riferimento per i progetti di riqualificazione paesaggistica delle aree industriali dimesse, a partire dal progetto Landschaftpark Tuisburg- Nord all’interno dell’ Emscher Park della Ruhr. Negli interventi di Peter Latz il progetto del paesaggio si fonde con una nuova idea di archeologia industriale proponendo una nuova ecologia “tecnologica”. In Italia da menzionare : -Il Parco Dora a Torino dove 37ha di aree industriali dismesse vicine al centro storico saranno trasformati in un grande parco urbano. L’area ha subito vaste demolizioni , ma sono state conservate alcune interessanti strutture industriali abbandonate. -A Milano quartiere Bicocca : riqualificazione area ex- Pirelli -Ancora a Milano area Portello riqualificazione area ex-Alfa Romeo in un parco a tema sul tempo dove vengono raccontate tutte le epoche: la preistoria, la storia,il presente e il futuro di Milano . -A Panigaglia(SP) :riqualificazione ambientale dell’impianto GNL -A Napoli ambito 13 di Napoli Orientale.

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