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Acqua nella caffarella e il ninfeo di egeria

Nel parco della Caffarella sgorgano acque un tempo ritenute terapeutiche. La valle della Caffarella si estende per circa 190 ettari tra via Latina e via Appia Pignatelli, delimitata a sud-est da via dell’Almone e a nord-ovest dalla ferrovia Roma- Pisa. La Caffarella è una caratteristica valle fluviale a V con un fiume al centro. Il suolo è costituito da quattro strati di materiale vulcanico, formatosi in seguito all’eruzione del “Vulcano Laziale” nei pressi dei Colli Albani. Il corso d’acqua più importante è il fiume Almone, che dai Colli Albani, dopo aver attraversato la zona sud-est della campagna romana, si interra nei pressi dell’Appia Antica e si inserisce nel collettore che porta al depuratore di Roma Sud. I depositi profondi della Valle del fiume Almone sono costituiti da sedimenti marini del Pliocene (argille azzurre), sedimenti marini (sabbie e argille marine) ed alluvionali del Plestocene (argille, sabbie e ghiaie). Successivamente questi terreni sono stati ricoperti dai prodotti piroclastici del Vulcano Laziale (tufi e pozzolane) derivati da quattro successive eruzioni vulcaniche. La presenza del tufo litoide lionato, da sempre utilizzato come materiale da costruzione, c testimoniato da numerose cave estrattive. Appartiene ad una fase distinta la cosiddetta Colata di Campo di Bove che partendo dal Vulcano Laziale, termina alla base della tomba di Cecilia Metella. La morfologia della Valle c stata determinata dalla successiva azione erosiva del fiume Almone sui depositi vulcanici.

L’Almone (detto anche “Marrana della Caffarella” o “Fosso dello Statuario”) riceve contributi idrici da decine di sorgenti, di cui alcune sgorgano all’aperto. Il più importante affluente dell’Almone è il canale o fosso dell’Acqua Mariana: questo fu fatto costruire da papa Callisto II per garantire l’approvvigionamento idrico a Roma, assediata dai Goti che avevano tagliato gli acquedotti. Il nome di questo fosso è stato poi utilizzato per nominare tutti i piccoli corsi d’acqua della campagna romana (acqua mariana o “marrana”). La valle è, dunque, ricca d’acqua, anche grazie alla permeabilità dei terreni vulcanici che, inoltre, conferiscono alle sorgenti caratteristiche medio-minerali. D’altra parte, sono da tempo conosciute e decantate le qualità dell’Acqua Santa e dell’Acqua Egeria, entrambe sorgenti della valle della Caffarella. Una delle fonti più conosciute della valle è il Ninfeo di Egeria. La ninfa era una delle “Camene”, divinità minori legate alle acque e alle sorgenti, così come Almone era il Dio del fiume. Le camene ricambiavano le offerte di acqua e latte concedendo profezie;in genere esse accompagnavano eroi o personaggi importantissimi, così Egeria si legò alle origini stesse di roma, sposando Numa Pompilio, il re sabino successore di Romolo. La leggenda narra che ogni notte egli si recasse presso la fonte per chiacchierare e scambiarsi momenti di amore;qui la ninfa ispirava lo sposo pper comporre leggi e l’ordinamento della Roma primitiva. Alla morte di lui, la ninfa si consumò in un pianto interminabile tanto che Diana, avendo pietà di lei, la trasformò in fonte. La fonte è oggi identificata con la sorgente sita presso la Porta Capena, vicino Roma, detta appunto “fonte Egeria”, che continua ancora oggi a sgorgare le lacrime d’amore della ninfa.


Dal 1948 una società gestisce la fonte ed imbottiglia “le lacrime della ninfa” denominando l’acqua “Acqua Minerale Egeria. L’Acqua Santa di Roma”.

A piedi o in bicicletta alla scoperta della Valle della Caffarella, un angolo di campagna romana attraversato dal fiume Almone, dove l’acqua è stata da sempre protagonista. Si parte dalla Fonte Egeria e passando per i resti del Bosco Sacro e del Ninfeo si raggiungono le sorgenti, le Marrane e il Laghetto del Pioppeto. CENNI STORICI Il Ninfeo fu fatto costruire da Erode Attico nel II sec. D.C. all'interno della propria villa suburbana. La villa faceva parte di una proprietà molto vasta denominata Pago Triopio. Il fondo era una vera e propria azienda agricola, variamente coltivata e in parte a pascolo, che comprendeva anche alcune peschiere. Il nucleo centrale era costituito dal complesso residenziale e dal vicino villaggio agricolo, lungo l'Appia Antica accanto alla tomba di Cecilia Metella, che era l'azienda vera e propria, con una locale stazione di polizia e il proprio tempiodel Dio tutelare. La villa vera e propria di Erode Attico si estendeva tra l'Appia Antica e l'Almone, in fondo alla valle fino all'altezza del complesso dell'Acqua Santa, sull'attuale via dell'Almone. Non era organizzato in un'unica struttura, ma secondo un criterio di decentramento in base alle esigenze funzionali e topografiche. L'intero complesso quindi, si sviluppava attraverso l'unione organica tra architettura e ambiente naturale, ed era strutturato lungo due percorsi: l'ingresso principale, che si apriva sull'Appia Antica all'altezza dell'attuale Tomba di Romolo, e lungo il quale era organizzato il complesso residenziale vero e proprio costituito dal Palazzo di rappresentanza, dalla residenza privata e dal tempio delle divinità tutelari, Cerere e Faustina. Il secondo percorso, più silvestre, dominato, in prossimità della residenza, dalla mole del tempio tutelare, si snodava in basso, lungo il margine della valle a collegare simbolicamente le divinità tutelari con il sepolcro della moglie, originaria proprietaria dei terreni, che segnava il secondo ingresso per chi proveniva dalla via Latina, e che ora è conosciuto come Tempio del Dio Redicolo. E' su questo percorso, sinuoso e di ampie prospettive sulla vallata, che si realizza quella spazialità architettonica e naturale che era l'aspetto preminente dell'intero complesso. Tiberio Claudio Erode Attico visse nel periodo fra Traiano (53-117 d.C.) e Commodo (161-192 d.C.). Si sposò con Annia Regilla. Nel 161 d.C. alla morte della moglie fu accusato di averla uccisa, il processo che gli fu fatto lo riconobbe innocente. Maldicenze o verità dell'epoca attribuiscono i successivi lavori fatti nella villa (tra i quali la costruzione del ninfeo di Egeria) a manifestazioni, simulate o meno, di dolore. Per avere notizie successive si deve arrivare al XVII-XVIII sec. quando il ninfeo di Egeria è adibito a punto di ristoro. Tra il XVIII-XX sec. è utilizzato a lavatoio. Sotto il pontificato di Pio VII la zona subisce i primi scavi e rilievi per mano di studiosi come il Fea e il Canina. Il Fea nel 1824 ripara i canali a sud del ninfeo ripristinando i tre getti d'acqua che fuoriuscivano dalle mensole sotto la statua di fondo. Nel 1893 vengono effettuati a spese dei Torlonia interventi di sistemazione riguardanti la pavimentazione e il muro di contenimento della vasca. Nel 1984 vengono effettuati i restauri sulla nicchia esterna e sulla volta. Nel 1999 vengono condotti: uno scavo archeologico e il restauro del ninfeo. L'edificio consiste in una grande stanza rettangolare, con una nicchia centrale nel fondo e tre nicchie piu' piccole in entrambe le pareti laterali, il tutto costruito in 'Opus Mixtum' in opera reticolata e laterizio. Tale tecnica edilizia permette la datazione del manufatto intorno alla meta' del II Sec. d.C. L'interno era riccamente rivestito di marmi: le pareti erano di 'Verde antico', un marmo pregiato proveniente dalla Tessaglia, mentre il pavimento era di 'Serpentino', un porfido d'intenso colore verde proveniente dalla Grecia (Una zona limitrofa a Sparta). Le nicchie erano rivestite in marmo bianco ed infine, tra esse e la volta, vi era una fascia decorata con mosaici. L'ambiente centrale e' coperto utilizzando la tecnica della volta 'a botte', sulla quale aderiva uno strato di pietra pomice allo scopo di far attecchire il Capelvenere (Un particolare tipo di felce). Dalla nicchia di fondo, dove vi e' una statua coricata (Il dio Almone) e dove tutt'oggi e' visibile il segno lasciato da un'altra statua oggi scomparsa (Per visualizzarne il rilievo, cliccare sulla foto), sgorgava l'acqua della fontana.Essa e' captata da una sorgente acidula sotto Via Appia Pignatelli e condotta fin qui da un acquedotto sotterraneo. L'acqua era incanalata in tubature di terracotta e scendendo lungo le pareti formava giochi d'acqua nelle nicchie laterali arricchite a loro volta da altre statue; inoltre l'umidita' condensando nella volta, creava uno stillicidio che, insieme alla ricca vegetazione che scendeva dall'alto, rendeva l'ambiente fresco e suggestivo. Nel complesso i marmi verdi del pavimento e delle pareti, con la volta coperta di Capelvenere (un particolare tipo di felce) che lasciava gocciolare l'acqua condensata, doveva dare l'idea un po' barocca di grotta artificiale, dove Erode Attico poteva venire nei periodi di calura estiva per passeggiare al fresco chiacchierando e banchettando piacevolmente con gli amici. Nelle ville romane si trovano spesso luoghi come questo, un esempio per tutti e' il Canopo di villa Adriana a Tivoli. All'esterno, oltre all'atrio di cui si vedono le nicchie laterali, l'acqua scorreva creando prima una grande piscina rettangolare, circondata da un portico oggi completamente interrato. Questo laghetto si puo' identificare nel 'Lacus Salutaris' che le fonti antiche ricordano a sinistra della via Appia Antica. Superato il quadriportico l'acqua formava un altro grande bacino ottogonale ed infine si gettava nell'Almone. Nell'800 questa grotta, come tutta la Caffarella fu molto frequentata dai romani; proprio qui si allestiva una tipica osteria fuori porta, come testimoniano alcune stampe dell'epoca. Esplorazione alla spelonca della Ninfa Egeria



Il condotto che alimentava il Ninfeo di Egeria ( II Sec. d.C.) situato all'interno del Parco della Caffarella in Roma, smise di espletare la sua funzione, intorno alla fine del 1500, dopo circa quindici secoli d'incessante attivita'. Fu probabilmente per determinare le cause dell'evento che, nel 1816 il Fea apri' il varco tutt'oggi visibile. La speranza d'individuare la causa nelle sue immediate vicinanze, in considerazione anche del fatto che, in questo punto, il condotto si produce in due strette semicurve, risulto' vana. Il 5 Luglio 1996 una squadra del Gruppo Speleologico del CAI di Roma ha ispezionato lo stesso con lo scopo d'individuarne le cause. Quì di seguito viene riportata la relazione degli stessi nell’ispezione della spelonca del ninfeo di Egeria.


“Appena entrati nel condotto, abbiamo subito notato la tipica copertura cosiddetta 'a cappuccina' (In alcuni mattoni, verso l'interno, e' possibile vedere il bollo del costruttore), mentre le pareti risultavano intonacate con il caratteristico ed impermeabilissimo coccio pesto, tipico di queste opere. Dopo circa 20 metri di andatura rettilinea, il condotto si produce in una curvatura con un angolo di circa 120° per poi proseguire con andatura piu' o meno rettilinea in tutta la parte da noi esplorata. Dopo circa 30 metri incontriamo una prima frana, causata con molta probabilita' da delle radici infiltratesi. Questa frana ha prodotto una piccola camera di circa due metri d'altezza che risulta provvidenziale in quanto, anche se per poco, ci consente di assumere la posizione eretta. Immediatamente notiamo che la causa dell'ostruzione non e' da ricercarsi qui, infatti se da un lato e' numeroso il materiale di risulta prodotto alla base del condotto, e' anche vero che l'acqua, a monte della frana, e' di per se' insufficiente a giustificare un'ipotesi accreditabile. Proseguendo nell'ispezione del condotto, che sul cui fondo e' depositata ormai fanghiglia per una ventina di centimetri, arriviamo dopo un percorso di circa quaranta metri ad un pozzo verticale, questa volta opera dell'uomo, che doveva servire con molta probabilita' come accesso per la manutenzione dell'acquedotto. Determinare dall'esterno quale sia la posizione di quest'accesso e' pressocche' impossibile (A meno che non si faccia il rilievo della conduttura), in quanto la sua sommita' e' stata completamente ricoperta (dall'esterno) con una malta di calce. A questo punto la gia' consistente massa di fango depositata sul fondo e' diventata ancor piu' proibitiva (stimati circa 60 cm), tanto da dover abbandonare, dopo altri 15 - 20 metri, ogni tentativo di proseguire l'ispezione. Puntando pero' le nostre lampade, possiamo notare che, dopo altri circa 15 metri la massa di fango diventa cosi' imponente da toccare il condotto del soffitto fino ad occluderlo completamente. E' quella con molta probabilita' la causa dell'evento, una frana di proporzioni ben maggiori alla precedente, che e' riuscita a bloccare lo scrosciare secolare dell'acqua della fonte Egeria.


La disostruzione del condotto non dovrebbe risultare pressocche' complessa, soprattutto se si considera l'eventuale apertura e utilizzo dell'originale pozzo d'accesso per lo scarico dei materiali di risulta, ma per questo si entra nel complicato mondo delle autorizzazioni, in cui sicuramente non siamo degli esperti.“

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