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Abusivismo edilizio nei parchi


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Spazi tolti alla collettività, aree deturpate, violazione del paesaggio e dei beni architettonici ed archeologici in esso presenti, perdita della flora e della fauna..., tutto ciò è la triste conseguenza di un'edilizia urbana spregiudicata, fatta di abusi ed illeciti in aree che dovrebbero essere tutelate e salvaguardate, perchè patrimonio di bellezze incommensurabili e di notevole interezze pubblico.




Per abusivismo edilizio si intende qualsiasi opera effettuata al di fuori dei vincoli imposti dalle leggi dello Stato e dai piani regolatori degli enti locali quindi senza i relativi permessi. Le opere eseguite in assenza di concessioni devono essere demolite a cura e spese del responsabile; in caso contrario passano al patrimonio comunale, di regola per la demolizione a cura del comune ed a spese del responsabile. Il fenomeno dell'abusivismo edilizio ha trovato tuttavia nel tempo sostegno ed è stato alimentato anche dall'assenza di idonei strumenti di controllo del territorio e da alcuni atteggiamenti di accondiscendenza politica. Zone che fino a qualche tempo fa apparivano “sacre” ed “intoccabili”, simbolo della migliore tutela paesaggistica in Italia, vengono oggi aggredite da un’aggressione edilizia che si manifesta nelle forme più svariate (campi da tennis, piscine, abitazioni con dimensioni superiori ai 70 mq, capannoni industriali). E così negli ultimi anni abbiamo assistito al proliferare di questo vergognoso fenomeno, l’abusivismo edilizio, appunto, che ci ha regalato un po’ dappertutto scheletri e scheletroni abbandonati. Edifici bloccati ma non demoliti, secondo una procedura “monca” che finisce col ferire ancor più il paesaggio rispetto al puro e semplice condonare gli illeciti. Siamo di fronte dunque ad una nuova generazione di abusivismo che interessa principalmente le aree protette. Tale fenomeno corrisponde ad un abuso non più finalizzato alla costruzione di ville o più in generale di nuove residenze bensì legato al settore del Terziario/Commerciale. L'origine di questo nuovo abusivismo è rappresentata dai flussi di traffico originati dalla esigenza di attraversamento dei territori del Parco, in poche parole si “usa” il Parco per raggiungere altri luoghi della città. La principale causa dell'abusivismo va cercata nella necrosi dei rapporti che legano gli individui alle Istituzioni e nella incapacità di queste ultime di offrire riferimenti positivi e modelli culturali utili ad orientare i comportamenti individuali; risposte adeguate ai loro bisogni ma, e soprattutto, valori condivisi in cui riconoscere le ragioni del legame sociale. I fattori che sono alla base di gran parte dei processi di edificazione abusiva infatti sono numerosi e in buona parte legati alla assenza o alla latitanza dello Stato, che ha di fatto consegnato in molti casi il territorio a vere e proprie organizzazioni a delinquere che hanno garantito impunità e coperture, quando non ne hanno fatto roccaforte per alcuni gruppi mafiosi.





Per affrontare il problema dell'Abusivismo edilizio nei parchi bisognerebbe proporre alcune iniziative importanti come ad esempio: - Una Delibera nella quale si stabilisca che tutti gli abusi, riscontrati nelle aree protette, siano sanzionati in base all'’Art.4 della Legge 47/85. - Una maggiore concentrazione da parte degli enti locali( Guardia di Finanza, della Polizia di Stato, Enti Parco Regionali, ecc.) con le finalità di coordinare, ad una maggior livello esecutivo ed operativo, la lotta all’abusivismo. - Affidamento, agli enti parco, di un ruolo attivo e determinante per l’emissione dei provvedimenti demolitori.




Abusivismo, Mantenimento naturale del parco, Utilizzazione degli immobili all'interno del parco, Vandalismo all'interno dei parchi



Storia dell'Abusivismo edilizio Modifica

La devastazione lasciata dalla guerra, l'impoverimento del paese sconfitto, ponevano fra le impellenze il lavoro, in termini di grave urgenza, costringendo le classi deboli a spostarsi per trovarne, spesso senza poter contare su riferimenti abitativi di qualche stabilità. Negli anni cinquanta, perciò, parallelamente al fenomeno dell'urbanizzazione, che convogliava masse operaie sulle metropoli, le zone periferiche di queste ultime furono attinte da numerosissime rapide azioni di costruzione. Quasi leggendariamente gli immigrati usavano associarsi per costruire a turno le abitazioni di ciascuna famiglia. L'esecuzione avveniva nottetempo ed una notte risultava sufficiente per poter realizzare abitazioni di uno o due vani, ma soprattutto poterne completare il tetto: la finitura della copertura, infatti, consentiva di poter cavillare sulla potenziale demolizione, che veniva così evitata. Interi quartieri odierni nacquero durante l'epoca del boom edilizio e si svilupparono dunque al di sopra ed intorno alle costruzioni abusive di quel periodo, originariamente spesso misere baracche ad un livello, di sommaria fattura e precaria prospettiva statica. In questa fase l'edificazione diretta costituiva ancora una delle fonti primarie di soddisfazione dell'esigenza abitativa, specialmente per i ceti meno elevati. L'obiettivo era in genere poter disporre di un'abitazione fungibile, di un punto di appoggio, di uno strumento di parificazione o di elevazione sociale, a seconda degli ambiti di riferimento. Una volta raggiunto il tetto, che per la perpetuazione di antichi diritti dell'uso sanciva l'indistruttibilità del fabbricato anche da parte delle pubbliche amministrazioni, il più era fatto. Buona parte delle costruzioni di questo genere, in effetti, nascevano irregolari per la generale ignoranza delle regolamentazioni urbanistiche.

Riferimenti: Abusivismo edilizio- il dopoguerra [[1]]



Legge 28 febbraio 1985, n. 47 Modifica

"Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie"

Lo schema di disegno di legge che si propone mira essenzialmente ad incentivare e potenziare gli strumenti di repressione dell'abusivismo nelle aree soggette a vincolo ambientale. Esso si compone di due parti: nella prima (articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7) si interviene per reprimere il fenomeno dell'abusivismo edilizio con riguardo alle aree ed agli immobili soggetti a vincoli di inedificabilità assoluta oppure a vincoli non suscettibili di sanatoria edilizia in quanto incompatibili con la tutela del vincolo stesso. Nella seconda parte del disegno di legge [articolo 8(Determinazione delle variazioni essenziali)], invece, vengono apportate modifiche al procedimento ordinario di vigilanza e di repressione, previsto dalla legge 28 febbraio 1985, n. 47, soprattutto mediante il rafforzamento dei poteri conferiti agli enti locali in materia di repressione dell'abusivismo e di snellimento delle procedure di repressione.




Abusivismo nel territorio Pontino
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Abusivismo edilizio nelle aree protette Modifica

Un recente rapporto (febbraio 1998) disposto dal Ministero dell’Ambiente e redatto dal Nucleo Operativo Ecologico dell’Arma dei Carabinieri, ha censito gli immobili abusivi realizzati in aree protette su scala nazionale.

Gli abusi nelle aree protette Parchi e riserve naturali 3.309 Aree Protette 12.899 Aree demaniali 2.194 Totale 18.402

Demolizioni effettuate 446% demolizioni sul totale 2,4%


Riferimenti:Via Appia Oggi - Recupero e degrado [[2]]



Legge 394/91: Legge Quadro sulle aree protette Modifica

Il 6 dicembre del 1991 nasce la Legge Quadro n. 394 sulle Aree Protette, un atto fondamentale per la conservazione della natura e lo sviluppo sostenibile in Italia. Nella Costituzione Italiana non viene usato il termine ‘’natura’’, ma si parla solamente di paesaggio. L’articolo 9 dichiara infatti che "la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica; tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione". Con la legge 394/91 si è riusciti finalmente a introdurre un nuovo modo di considerare la natura, il suo valore universale e umano, anche attraverso l’elaborazione delle indicazioni contenute in diverse Convenzioni Internazionali. L’importanza che gli ambienti naturali hanno per la vita delle comunità che vi abitano e che ne usufruiscono è posta in primo piano, ma l’elemento innovativo della legge è racchiuso nella sua volontà di stimolare una valorizzazione delle risorse culturali e sociali insieme a quelle naturali. A undici anni dalla sua promulgazione la Legge Quadro è riuscita ad arricchire incredibilmente il nostro patrimonio di aree protette: mentre prima della legge sul territorio nazionale c’erano solo 5 parchi nazionali e pochissimi parchi regionali e riserve naturali, oggi contiamo 21 parchi nazionali, 22 aree marine protette, 99 parchi regionali e 477 riserve naturali statali e regionali: un risultato importante, che permette finalmente di tutelare oltre il 10% del nostro Paese.


Riferimenti: Legambiente nelle aree naturali protette - Legge 394/91 [[3]]



Il parco dell'Appia Antica Modifica

Il Parco dell‘Appia Antica è una Area protetta di interesse regionale ed è stato istituito con la Legge regionale 10 novembre 1988 n. 66 "Istituzione del parco regionale suburbano dell‘Appia Antica". Le finalità del Parco sono la conservazione e la valorizzazione del territorio in esso compreso, per permettere ai cittadini il godimento di straordinarie bellezze paesaggistiche e la conoscenza e lo studio di importantissimi valori storici, artistici e naturalistici. Tali finalità vengono a cozzare con la raltà odierna che è lo sfruttamento eccessivo del territorio( campi da tennis, piscine e lotti abusivi). Questo brutale elenco ha il Piano di Zona per 1.500 nuovi abitanti circa, pari a quello di 500 nuove famiglie abitanti nel parco, ovvero a 3.000 macchine circolanti in più. I dati forniti dall'Osservatorio contro l'Abusivismo edilizio dell'Assessorato alle Politiche del Territorio del Comune di Roma infatti indicano una netta decrescenza del fenomeno: se infatti nel 1993 il territorio romano aveva registrato un numero di abusi pari a 4.542, nel 1997 questi erano diminuiti a 1.162. Al contrario il Parco dell'Appia Antica ha registrato un'impennata del fenomeno proprio nella fascia temporale( 1994-1998) di non condonabilità: se nel 1993 il numero di abusi era pari a 26, nel 1997 era salito a 151. Per la sua posizione baricentrica tra l'area centrale della città e l'Area Metropolitana della Provincia di Roma, il Parco dell'Appia Antica, diventa quindi estremamente appetibile per un operatore del Comparto Terziario/Commerciale. Sono tutti in crescita gli abusi nelle tre circoscrizionientro le quali ricade il territorio del Parco. Nella IX circoscrizione a frante di 3 abusi riscontrati nella fascia temporale '86-'88, ne troviamo 8 in quella '88-'93 e ben 15 in quella '94-'98. Per la X circoscrizione il discorso è analogo: 16 gli abusi nella fascia temporale '83-'88, 11 in quella '88-'93 e 135 in quella '94-'98. Per l'XI Circoscrizione infine questo è il quadro: 54 abusi nella fascia temporale '84-'88, 69 in quella '88-'93 e 133 in quella '94-'98.


Riferimenti: Sito Ufficiale del Parco Regionale dell'Appia Antica - Il Parco [[4]]

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Esempi di abusivismo nel parco dell'Appia Antica Modifica

Due Capannoni sulle antiche Ville

Nel verde di Torricola, tra la strada di basole e il Fosso delle Cornacchiole, sono spuntati da un giorno all´altro due capannoni industriali in acciaio. E completamente illegali. La scoperta l´hanno fatta i funzionari della Soprintendenza archeologica e i vigili urbani dell´XI Municipio. Nel parco dell´Appia dall´88 c´è un vincolo archeologico che vieta costruzioni anche di carattere provvisorio. Il carattere agricolo delle tenute Torricola e San Cesareo va rispettato. Esiste un piano del parco e uno paesaggistico che devono solo essere integrati, quindi applicati. In attesa, l´abusivismo dilaga.

Vandali nel parco dell'Appia Antica Nell'ex essiccatoio c'è da anni una concessionaria: scelta anche da Provincia e Viminale

Traffico soffocante, vandalismo sui monumenti, abusivismo edilizio selvaggio incentivato da tre condoni: cinquantacinque anni dopo le accuse che Antonio Cederna scagliava ai "Gangster dell'Appia Antica", nulla è cambiato. Anzi. Come denunciato l'estate scorsa da Repubblica, le ville dei vip sono diventati centri di catering senza licenze commerciali per feste con tanto di fuochi artificiali. Il degrado della regina viarum, e l'impotenza dello Stato nel perseguirne lo scempio, proseguono fra l'indifferenza generale che fa sì che una concessionaria automobilistica occupi da anni, abusivamente, un pezzo del parco accanto alla tomba di Priscilla. Ma mezzo secolo di denunce non ha prodotto ancora gli effetti necessari al recupero di questo immenso patrimonio culturale e ambientale. Tale degrado dell'Appia Antica è stato anche denunciato dal "New York Times", che ha addirittura evocato la violenza dei "vandali" per descrivere lo stato di abbandono in cui versa il parco. Simbolo dell'incapacità della pubblica amministrazione laziale di affrontare efficacemente il fenomeno dell'abusivismo, in una delle aree di più alto interesse archeologico e storico al mondo è, oggi, il "Centro motoristico Appia Antica snc" ricavato nell'ex essiccatoio Tabacchi. Mentre perfino i quotidiani Usa denunciano il degrado dell'Appia Antica, nessuno (politici, poliziotti, funzionari ministeriali e della Provincia, magistrati) sembra essersi mai accorto di questo piccolo-grande scandalo ambientale e storico: il parco dell'Appia Antica deturpato da una concessionaria Hyundai che occupa senza titolo un immobile del Comune. Tale concessionaria espone le auto su un'area di diecimila metri espropriata dal municipio, nel marzo scorso, perché utilizzata abusivamente.


Riferimenti: Vandali sull’Appia Antica, muore la regina delle strade. [[5]]



Il Parco di Veio Modifica

Il Parco di Veio è sorto al fine di salvaguardare gli habitat naturali e la biodiversità delle aree a Nord di Roma, oltre che per tutelare e valorizzare i beni archeologici e le zone di valore storico artistico; un parco istituito in un’area di grande valore storico, archeologico e paesaggistico che si estende per 15.000 ettari nella provincia di nord di Roma. Oggi questo parco si ritrova a far fronte ad uno stato di abbandono e di degrado diffuso, delle discariche abusive, dei rifiuti abbandonati, dell’abusivismo edilizio dilagante. Il fenomeno dell’abbandono indiscriminato dei rifiuti sia speciali che ingombranti non risparmia neanche l’area archeologica di Veio dove addirittura interi sentieri sono lastricati di calcinacci e a pochi passi dalla necropoli di Monte Michele si possono vedere carcasse di motorini, sedili e rottami di autoveicoli. Per non parlare dei frigoriferi, delle bombole del gas e di altro vario genere di rifiuti abbandonati all’interno dei sistemi di cunicoli di drenaggio e captazione che risalgono alla metà del VI secolo a.C. che costituiscono ancora una peculiare e suggestiva caratterizzazione del paesaggio agrario antico della zona ma che al contrario meriterebbero interventi volti alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio storico archeologico. E’ una vergogna a cielo aperto che tonnellate e tonnellate di rifiuti di vario genere siano abbandonati ovunque all’interno del Parco ed anche in un’area di grande interesse nazionale come quella archeologica dell’antica città di Vejo, che la vede in gran parte ancora da scavare e studiare ma soprattutto da rendere fruibile in tutte le sue parti, perché in tutto il territorio del Parco sono state individuate una fitta maglia d’insediamenti antichi, prevalentemente a carattere agricolo e, quindi, si può benissimo ipotizzare una densità di presenze archeologiche ancora da scoprire. Rifiuti che vengono abbandonati persino all’ingresso della strada che porta alla chiesa più significativa del Parco di Veio, il Santuario della Madonna del Sorbo tra Campagnano e Formello. Tutto questo stà producendo effetti non solo paralizzanti ma addirittura devastanti che stanno impedendo di procedere nella riqualificazione di un territorio che necessiterebbe di interventi. Ma quale sviluppo sostenibile è mai possibile, se non vengono sentite le Comunità del Parco, se non vengono redatti ed approvati i Piani d’Assetto e se sono ancora inattivi i piani economici e sociali da oltre 10 anni? Oggi parlare del Parco di Veio significa un regime di vincoli, divieti, controlli e sanzioni solo per i cittadini. Ma che fine ha fatto la legge Quadro (394/1991) che ha introdotto insieme al concetto di conservazione, il concetto di valorizzazione, cioè una concezione della tutela ambientale dinamica, nel senso che l’obiettivo non è tanto quello di porre limitazioni all’attività umana, quanto di orientarla in vista della tutela suddetta.


Riferimenti: Parco di Veio - Cosa intende fare la Regione Lazio?? [[6]]



Il Parco Nazionale del Cilento Modifica

Istituito nel 1991, con i suoi 180 mila ettari il parco è il secondo per estensione in Italia. Il Parco Nazionale del Cilento negli ultimi anni si sono protratte sistematiche violazioni delle leggi determinando “numerosissime sofferenze ambientali e paesaggistiche” in tutta l'estensione. Responsabile dello scempio è l'Ente Parco che non ha vigilato ed ha anzi favorito il degrado tanto da far constatare con estrema amarezza che “il Cilento era più intatto prima che diventasse un'area protetta”. Oggi si parla di oltre cento casi di abuso edilizio accertati dai Carabinieri nel 2005, tutti avvenuti con il tacito consenso dell'Ente Parco che si è mosso per la demolizione soltanto in quattro casi, dimostrando un'incredibile assenza nelle misure di contrasto e di repressione previste dalla legge, tant'è che il fenomeno è addirittura in aumento. Ciò dimostra che l'equazione Parco Nazionale = conservazione della natura non è così immediata e che spesso gli intenti ambientalisti siano soltanto una facciata per far passare azioni contro la legge e contro quella stessa natura che si dice di voler tutelare.


Riferimenti: Parco Nazionale del Cilento, un paradiso per l'abusivismo edilizio [[7]]



Il Parco Nazionale del Gargano Modifica

Il Parco Nazionale del Gargano, in Puglia, è interessato dalla presenza di un diffuso abusivismo edilizio che minaccia seriamente l'integrità ambientale del territorio protetto, come peraltro confermato dall'ex Ministro dell'ambiente Matteoli il quale confermava che il Gargano è fra i parchi del meridione a più alto tasso d'abusivismo edilizio. Il Gargano ha una notevole importanza per la conservazione della biodiversità detenendo ben il 29 per cento degli anfibi, il 46 per cento dei rettili, il 69 per cento degli uccelli nidificanti e il 56 per cento dei mammiferi presenti in Italia. L'area è stata inoltre identificata come IBA (important bird area, cioè zona importante per l'avifauna). Gli ultimi dati messi a disposizione dall'Ente parco relativamente al fenomeno dell'abusivismo edilizio risalgono al settembre 2003 da cui risulta che fino ad allora erano stati 623 gli abusi edilizi verbalizzati a partire dal 2000 e 20 gli abbattimenti eseguiti in 4 comuni, anche grazie ad un finanziamento del Ministero dell'Ambiente. In seguito a quegli interventi l'Ente parco inoltrò altre due richieste di finanziamento al Ministero dell'Ambiente per 1 milione di euro, di cui 500 mila successivamente accordati, per proseguire con l'attività di demolizione degli abusi edilizi per i quali si era giunti al decreto di abbattimento. A seguito di questo finanziamento l'Ente parco aveva provveduto a stilare un nuovo elenco di opere abusive da abbattere e a individuare l'impresa a cui affidare le demolizioni. Restava solo da definire l'ordine di priorità, considerata la scarsità dei fondi, ma la successiva scadenza, nel marzo 2004, degli organi direttivi del parco bloccò la procedura; da allora, nonostante siano trascorsi oltre due anni dal rinnovo degli organi direttivi, nessun ulteriore abbattimento è stato eseguito dall'Ente parco e le somme a disposizione giacciono ancora inutilizzate.


Riferimenti: Abusivismo edilizio nel Parco Naziona del Gargano [[8]]


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Abusivismo di terza generazione "Il condono edilizio" Modifica

In linea con la politica economica e sociale, dei vari governi, quando occore far cassa e far fronte al disastro economico, danno il via libera al condono edilizio. Il condono edilizio consente a chi ha edificato abusivamente di regolarizzare la propria posizione tramite il pagamento di una somma di denaro (sanatoria). Non è sempre possibile condonare qualsiasi costruzione: le leggi di condono, infatti, prevedono dei precisi limiti all’interno dei quali è possibile sanare l’abuso. L’ultimo condono, che avrebbe dovuto sanare tutti gli abusi edilizi, è stato approvato con la legge 326 del 2003. A seguito anche dell’intervento della Corte Costituzionale, oggi la legge prevede:

1) che possono essere sanate solo le opere realizzate entro il 31.03.2003.

2) che le opere abusive NON sono comunque suscettibili di sanatoria, qualora siano state realizzate su immobili soggetti a vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e paesistici ( art. 32 legge 326 ).

Il condono edilizio dell’84, fece balzare il livello dell’abusivismo e da allora, e specialmente da quando si riparla di condono, in pratica da almeno un anno, l’abusivismo edilizio ha avuto un’impennata e solo qualche Regione e qualche amministrazione comunale hanno cercato di contrastarlo anche attraverso le demolizioni. Il territorio di questo Paese, le coste, le colline e le montagne, la campagna e le aree agricole che circondano le città, conoscono la piaga dell’abusivismo edilizio e gli scempi che ha prodotto sull’ambiente, sul paesaggio, sul principio di legalità e sull’uguaglianza dei cittadini. La Regione Lazio, ovviamente, non fa eccezione. Dopo il condono approvato dal primo governo Berlusconi, nel quinquennio 1994-1998 sono state realizzate ben 20.000 nuove costruzioni abusive per un totale di oltre 15 milioni di metri cubi di cemento. Oggi, sull’intero territorio regionale, secondo l’Arma dei carabinieri esiste un livello di illegalità del 42% per i reati di inquinamento paesaggistico ambientale, ovvero di abusivismo edilizio. Il tutto mentre la tipologia dell’abusivismo cambia. I costruttori, infatti si stanno spostando sempre più dalle periferie alle aree pregiate, ad iniziare dai parchi, dove secondo uno studio di Legambiente, 33 lottizzazioni su 74 non sono regolari: il parco dei Laghi di Bracciano e Martignano rappresenta un esempio eclatante di abusivismo edilizio in aree naturali protette. A Cava de’ Tirreni l’ultimo condono del 2003, solo per Cava de’ Tirreni sono state presentate circa 1200 richieste di condono ( molte delle quali riguardanti abusi edilizi minori quali finestre, soppalchi etc...) al momento ancora al vaglio dell’autorità competente e per le quali non è stato assolutamente previsto l’abbattimento! L’ Amministrazione ha previsto un piano di abbattimenti riguardanti 16 edifici abusivi i quali: - sono stati costruiti dopo il 31.03.2003 quindi non sanabili neanche con l’ultimo condono - sono edifici costruiti in zona rossa (zone a rischio dissesto idrogeologico = divieto assoluto di attività edilizia, gravissimo pericolo di vita per i domiciliati) quindi, anche nel caso in cui fosse stato possibile inoltrare richiesta di condono, la richiesta non sarebbe stata accolta in quanto non conforme all’art 32 della legge 326/03.


Riferimenti: L'illegalità premiata col condono - Il saccheggio del territorio [[9]]


L'Espropriazione Modifica

Per espropiazione si intende quei beni immobili e mobili che possono essere espropriati dal Ministero per causa di pubblica utilità, quando l'espropriazione risponda ad un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni medesimi. Il Ministero può autorizzare, le regioni o gli altri enti pubblici territoriali ad effettuare l'espropriazione. Il Ministero può anche disporne l'espropriazione a favore di persone giuridiche private senza fine di lucro, curando direttamente il relativo procedimento.

Espropriazione per fini strumentali Possono essere espropriati per causa di pubblica utilità edifici ed aree quando ciò sia necessario per isolare o restaurare beni immobili, assicurarne la luce o la prospettiva, garantirne o accrescerne il decoro o il godimento da parte del pubblico, facilitarne l'accesso.

Espropriazione per interesse archeologico. Il Ministero può procedere all'espropriazione di immobili al fine di eseguire interventi di interesse archeologico o ricerche per il ritrovamento delle cose indicate nell'articolo 10.

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