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Sono "qualcosa" che non può essere ignorato. “Esistono", sono circa 160 mila di cui 50 mila
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i romeni e il continuo flusso dall'est che cresce mese dopo mese crea un allarme sociale evidente, e dobbiamo farci i conti. Questi insediamenti nomadi “abusivi” dal punto di vista della gestione paesaggistica determinano elementi di degrado che incidono nella percezione degli spazi pubblici. Il fenomeno inoltre incide negativamente non soltanto dal punto di vista percettivo ma sul grado di coesione sociale.

Sono, spesso, un problema per noi; ma soprattutto per se stessi: condizioni igienico sanitarie pessime, massimo della devianza, nessuna integrazione.Eppure se si cerca di capire come l'Europa affronta la questione rom e zingari si rimbalza in un muro di vaghezza e pressapochismo. Purtroppo non esiste un modello unico per affrontare la questione, la situazione, infatti, varia da paese a paese e ogni governo affronta la questione con un proprio approccio politico. Negli ultimi venti anni le cose stanno cambiando e il Consiglio d'Europa se ne sta facendo carico sul fronte dei diritti umani, dei diritti delle minoranze e in funzione dell'integrazione sociale. Negli anni, attraverso numerose Raccomandazioni - ad esempio sulle condizioni abitative (2005), sulle condizioni economiche e lavorative (2001), sui campi e sul nomadismo (2004) - si è cercato di dare almeno una cornice di riferimento, linee guida ai vari stati per gestire la continua emergenza rom. Secondo il Rapporto annuale della Commissione europea contro il razzismo e le intolleranze presentato al Parlamento Europeo il 23 novembre 2005, i Rom risultano la popolazione più discriminata d'Europa. Svantaggiati nel lavoro, nell'alloggio, nell'istruzione e nella legislazione ma anche vittime regolari di continue violenze razziste. Il Rapporto non si occupa dell'aspetto devianze, cioè criminale, che caratterizza da sempre la popolazione rom e che tanto pesa nel non-inserimento sociale degli zingari. Analizzando nel particolare il municipio IX( situazione che puo essere estesa a tutta la città di Roma), vediamo come vi siano, in realtà molti esempi di abusivismo.Ne sono un esempio i campi nomadi situati nei pressi dell'Arco di Travertino che creano situazioni di disagio ai cittadini sia dal punto di vista del degrado (latrine a cielo aperto) che da quello della sicurezza e della criminalità (visti gli ultimi episodi spiacevoli di cronaca riguardanti violenze sulle donne).



Momentaneamente non è possibile trovare una soluzione a lungo termine, tuttavia possiamo proporne una provvisoria nella speranza che sia possibile risolvere questo problema in maniera definitiva. L'eventuale soluzione paesaggistica da noi proposta è: riqualificare le aree in modo tale da sostituire i vecchi insediamenti abitativi (roulotte e baracche) con piccole abitazioni monofamiliari in legno, in modo da creare dei villaggi per la comunità.



http://it.paesaggioix.wikia.com/index.php?title=Abusivismo&action=edit

Collegamenti

Arredo urbano, Arredo urbano2, Rapporto tra pubblico e privato nel parco, Sicurezza ed infrastrutture, Vandalismo all'interno dei parchi


Il campo nomadi di MestreModifica

La storia di questo gruppo, oggi stanziato e residente nella provincia di Venezia, inizia negli anni '60, quando l'allora vicario per la terra ferma del patriarca di Venezia destina loro un terreno in zona Carpendo-Bissuola, vicino alla tangenziale mestrina. Il campo viene,in seguito, allestito ed attrezzato dal comune di Venezia con bagni, docce ed altri servizi essenziale, ma negli anni le condizioni del campo peggiorano, divenendo sempre meno vivibile per le famiglie ospitate, di cui la maggior parta ha trovato un impiego regolare ed i cui figli seguono le scuole pubbliche locali. Così nel 1997 il comune avvia le pratiche per intervenire in maniera organica e partecipata al problema della locazione della comunità: viene così avviato un contratto di quartiere, che prevede la realizzazione di un villaggio per la comunità progettata attraverso la collaborazione degli abitanti ed i nomadi. [1]


I pregiudizi positivi degli italiani, nei confronti dei RomModifica

Non sono tutti ladri, sporchi, fannulloni o imbroglioni. A volte, ci lasciamo vincere dai sentimenti -non capita spesso, ma qualche volta succede. Incontriamo una persona fuori dal supermercato o al semaforo; la vediamo una, due, tre volte. Le barriere si abbassano; le resistenze si allentano, i pregiudizi cadono. Pensiamo di poterla salvare dalla condizione di miseria in cui si trova, dal momento che ci siamo affezionati a lei. Magari crediamo pure che i rom siano tutti poveri o reieti, sfortunati a tal punto da non aver mai provato le gioie della vita. Così tra i rom esistono famiglie povere, famgilie che, tutt sommato, vivono decorosamente, insieme ad altre, benestanti o ricche. Se qualcuno ama girare in Europa come turista e volesse fare tappa in Romania, dovrebbe fermarsi in due paesi che meritano una sosta: Strehaia, sulla strada fra Craiova e Turnu Severin, e Buzescu, fra Bucarest e Draganesti Olt. [2]


I rom in una metropoli e noiModifica


Quando due mondi s'incontrano, la loro interazione può dar luogo a malintesi, fraintendimenti e, in certi casi, anche a tensioni. Complice, in molte circostanze, la presa di posizione dei mezzi di comunicazione (televisivi e non), ciò si è puntualmente verificato a proposito dei Rom, che ormai figurano stabilmente nell'agenda dei politici. La sicurezza è diventata, per l'opinione pubblica, una priorità irrinunciabile, se prestiamo fede ai proclami delle campagne elettorali o al parere di buona parte dei cittadini italiani. Il pregiudizio, da un punto di vista etimologico, è un'affermazione che, partendo da una osservazione superficiale della realtà, tende a generalizzare il suo contenuto in maniera da conferirgli un valora "universale", valido per tutti coloro che appartengono alla categoria in oggetto. Una però, sembra essere la questione fondamentale: gli italianinn si conformano al principio dell'armonia, cioè non sono in grado di rispettare i ruoli loro assegnati all'interno della società. Gli Italiani sono in genere convinti che i Rom costituiscano l'espressione compiuta di un'etnia che non ha voglia di lavorare, vive di elemosina, non manda i figli a scuola e si trova a proprio agio nella sporcizia. Quand'è così, la conclusione non lascia spazio a dubbi e il pregiudizio dei pregiudizi diventa una certezza che nessuna persona assennata potrebbe mettere in discussione: i Rom non sono integrabili. I primi pregiudizi che nascono sono strettamente connessi con la vita quotidiana. Basti pensare al rapporto tra l'uomo e la donna all'interno della famiglia. Per una tradizione dove ciascuno ha il proprio ruolo -tutto deve svolgersi in una dimensione di armonia-,le funzioni non sono intercambiabilicome avviene in Occidente. Chi sceglie di non sposarsie di non fare figli è visto con sospetto. La gente lo guarda con diffidenza, tende ad evitarlo. I figli e la famiglia, infatti, rappresentano la ragion d'essere e di agire dei Rom. Il discorso si complica ulteriormente di fronte alla prostituzione e all'omosessualità. I Rom rimangono letteralmente sbalorditi non tanto per la presenza di prostitute sulle nostre strade, quanto piuttosto per l'incredibile varietà dell'"offerta". L'idea che si formano è quella di una società depravata, sporca, priva di saldi punti di riferimento e fatta di persone deboli. Dedicare troppo tempo ai bambini e alla loro educazione, giocare con loro è in realtà un modo per viziarlie per impedirgli di crescere nella maniera migliore. Non bisogna infatti dimenticare che i Rom, l'oggetto della presente pubblicazione, sono in primo luogo uomini, donne, bambini, il cui modo di vivere porta inevitabilmente con sè elementi di diversità rispetto al contesto che gli accoglie. La prima urgenza che ci si pone di fronte è senz'altro quella di andare oltre la logica di ciò che solitamente si disegna con l'espressione "campo nomadi": una realtà abbandonata a se stessa in una sorta di autogestione, che produce e perpetua l'isolamento. Il modo in cui i campi si sono sviluppati richiama, la struttura delle favelas, le baraccopoli brasiliane costruite di solito alla periferia delle grandi città, usando materiali di fortuna, dove regna sovrano il degrado, inevitabilmente associato alla criminalità e ai ben noti problemidi igiene pubblica. L'importante è che la situazione non degeneri e, tutto sommato, non provochi troppi danni. L'assenza di una qualsiasi forma di progettualità sgombra il campo all'affermarsi di una logica di tipo assistenzialistico, che, di fatto, consegna le persone al loro destino e le mette definitivamente in un angolo.[3]

Come i rom vedono gli italianiModifica


In Romania, la popolazione Rom raggiunge circa i due milioni di persone, il cui livello di scolarizzazione è piuttosto basso e la cui vita si svolge, prevalentemente nelle campagne -spesso nelle zone più povere e depresse-, oppure in quartieri socialmente ai margini delle città. Il loro tasso di mortalità, all'interno del paese, è pressochè trascurabile, visto che non supera l'1,5%. Quando avvengono, questi spostamenti non sono quasi mai individuali, ma coinvolgono le famiglie allargate, in modo da garantireal singolo la protezione del gruppo nella delicata fase di insediamento in un nuovo contesto. La civiltà contadina, povera, arretrata da processi di modernizzazione, fa da sfondo agli orienramenti culturali dei Rom, impermeabili alle influenze esterne e sostanzialmente chieusi in se stessi, in una logica di protezione dei gagè, chiunque essi siano o rappresentino. Alla luce di tutto ciò, possiamo ben comprendere il disorientamento che i Rom provano al loro arrivo a Milano, Roma, in Italia o in un'altra città completamente differente dal luogo di provenienza, ma insieme la nascita di pregiudizi lagati a un impatto spesso traumatico.[4]

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